Le caste e la loro formazione.
(Appunti da sviluppare)
Capitolo primo
La Tesi e gli Assiomi.
Gli uomini si
distinguono per "profondità di
coscienza", per "diversità di
agire",
per " i
fini individuali e sociali" che
perseguono, per il
"valore
dell'opera" che lasciano in eredità.
E' possibile
comprendere ciò accettando tre assiomi, che costituiscono un unico
atto
esistenziale :
a) Ognuno è "ciò che pensa", ossia "è" il suo rendersi conto del suo stato reale.
b) Ognuno fa il suo stato reale e non si può sottrarre alle proprie responsabilità
c) Sono=Penso=Opero è l'identità dialettica, inseparabile ontologicamente, secondo cui si strutturano "gerarchie" sociali.
Da cui scaturisce questa selezione:
- chi pensa in
maniera miserabile
è un
miserabile che compie
azioni miserabili
solo in quanto vive
in una miseria sociale
generalizzata.
1-
L'incomparabilità del fare
Quando non si esiste semplicemente, ossia non si è soltanto un dato anagrafico, ma si esiste coscientemente, allora è più che mai opportuno stabilire verso quale "realtà" si vuole "condurre" le proprie azioni, per giustificarle ed avere cognizione degli ostacoli che bisogna rimuovere.
Esistere è
inizialmente "un mostrare". In questo mostrare si dichiarano le proprie
potenzialità e si evidenziano "fini e obiettivi presunti" per poi passare dalla progettualità
formale alla
realizzazioni "giudicate".
Se
ognuno può essere ciò che è significa che ognuno è programmato per compiere
certi e non altri atti.
Ciascuno di noi è unico, diverso da ogni altro essente, irripetibile. In questo senso compie "opere e azioni" che, quando sono di basso e comune agire, sono paragonabili ad altre, mentre sono "incomparabili" se esprimono un alto senso creativo, innovativo e progressivo e, in questo senso, modificano il pensiero, il sentire e il modo di essere di una società.
Questo "stato" deve essere perciò valutato, perchè da
esso dipendono le sorti e il valore dell'aver vissuto. La valutazione, basata
sull' esistere "unicamente" comporta l'affermazione che l'unicità genera diversità e la diversità genera
differenze e le differenze
producono gerarchie.
Le gerarchie si stabiliscono con l'assetto di condizioni radicalmente diverse e ciò produce quello che qui si indica come appartenenza ad una "casta".
La casta è la rappresentazione storica di ciò che ognuno fa del proprio esistere in una condizione data.
2 - La
borghesia
La condizione
gerarchica è incompatibile con la società borghese, perché l'arricchimento
mercificatorio del tutto porta le nature più
ignobili a creare istituzioni che disprezzano e ostacolano il talento e la libera affermazione delle persone.
In altre
parole il borghese vede tutto come merce, intende solo come merce la vita, le
capacità e il valore dell'esistenza individuale. Fa di più: la utilizza
semplicemente per il proprio tornaconto.
L'uguaglianza predicata dal borghese è puramente formale, in quanto egli, che storicamente l'ha utilizzata per liberarsi dalle catene dell'aristocrazia feudale, la deve combattere per mantenere una concreta disuguaglianza compatibile con il proprio sistema mercificatorio.
Analogamente
ha fatto il "comunista rozzo" che ha creato nel XX° sec. società non libere, ma
governate dalla plebe e dall'invidia, (Vedi Marx sul
Comunismo
rozzo), votate necessariamente al tracollo.
Il
denominatore comune del borghese e del comunista rozzo è l'esaltazione non
dell'intelligenza e della capacità produttiva, ma dell'astuzia e del profitto, il cui
risultato è, in ultima analisi, il prodursi della soggezione a un'entità
estranea che domina loro stessi e i loro servitori.
Avviene così che gli uomini non lavorano più con "tecnica", ma lavorano come macchine tecnologiche, di modo che il mezzo della loro emancipazione diviene il soggetto della loro sudditanza.
3 - Unicità e
interesse generale
L'Unico è
tale perché inevitabilmente stabilisce una diversità, una "barriera" fra sé e
gli altri. La garanzia della diversità è l'affermazione di sé, l'impegno a
compiere pienamente le capacità di cui si è forniti, perciò un
interesse di
tutti, dal momento che un'opera è sempre un'opera sociale.
Dobbiamo
dunque verificare che l'essere "gli altri con gli altri", ossia ciò che
comunemente chiamiamo società, non sia d'ostacolo al proprio esistere e debba
anzi promuovere il nostro individuale operare.
L'uomo nuovo è colui che comprende quale beneficio comporta l'essere liberi e diversi in una società che favorisce il merito e rimuove gli ostacoli per arricchirsi di nuovi mezzi sociali. Questa società alternativa capisce che uno sta più in alto quanto più è alto l'oggetto del suo pensare e quanto può essere realizzato da un pensiero alto. Infatti, ciò che prova l'eccellenza è solo l'opera eccezionale, per cui una società che non si pone il compito di favorire gli uomini eccezionali rinuncia ad avere cose eccezionali.
4 -
Essere e dover essere
L'Unicità è
sempre il presente, giacché ogni riferimento a ciò che è stato e specialmente a
ciò che potrà essere è patetico.
Ogni uomo
vive solo il presente e questa sua caratteristica lo porta a porre se stesso
come esistente "qui e ora". Da questo punto di vista si può notare che "il dover
essere" è non ciò che si deve diventare, ma ciò che si è "già" e questo comporta
che prospettive utopistiche non abbiano senso.
Hegel dà continuamente una lezione definitiva su questo problema.
5 -
L'ideologia
Essere
programmati per questo o quel compito deriva dal processo del "produrre" e solo
in modo specialissimo dal contesto. L'azione del produrre prescinde dalle parti
interessate alla procreazione, altrimenti i fratelli dovrebbero avere qualità
simili così come padri e figli dovrebbero essere una pura continuità. Se esiste
un'appartenenza tra consanguinei, essa è sostanzialmente formale e inessenziale.
Da questo
punto di vista, il pensiero è "ideologico", nel senso marxiano solo se riferito
alla visione della massa in un determinato periodo storico.
Il "filosofo" è tale perché non subisce il contesto, altrimenti non si comprende come, in una stessa situazione, qualcuno "pensi diversamente" mentre il resto si limita a pensare in maniera gregaria e spesso da gregge ottuso.
6 - Casta lineare e casta circolare
Tra
casta
e gerarchia naturale esiste una differenza notevole, anche se in
pratica hanno un particolare modo di intersecarsi.
La gerarchia
ha due significati: il primo, per cui all'interno di una "produzione
esistenziale" si
creano sempre una capacità scarsa e una massima; il secondo, per cui un ruolo di
merito in un particolare esercizio quasi mai implica un equivalente ruolo in
altro esercizio.
La prima è
esprimibile come gerarchia lineare ed è utile per "l'indicazione di massima" che
dà ai fruitori: esempio, un medico specialista è chiaramente da preferire
ad un medico generico.
La seconda si
può definire come gerarchia circolare: un medico primario è, probabilmente, un
pessimo calzolaio.
Queste due distinzioni sono facilmente accettate da qualsiasi tipo di società, ma difficilmente praticate nelle estreme conseguenze.
7 - La
spiritualità sociale e conoscenza
La casta è
specificata da un unico criterio: l'eccellenza spirituale e il suo degradare.
Per questo, essa non è né corporativa né ereditaria.
E' quella che
i greci definivano aristocrazia e che Platone legittimava col possesso
di una conoscenza piuttosto che un'altra.
Dobbiamo
ritenere che non esiste una conoscenza astratta: infatti, a secondo di ciò che
si ritiene essere l'essenziale di questa conoscenza, la stessa conoscenza
determina dei gradi su cui si dispiegano i diversi modi di fare e di
esistere.
Cosa
specifica i diversi modi di esistere? Le diverse opere che si compiono.
Dunque l'eccellenza spirituale e la conoscenza sono un prodotto del lavoro.
8 - Gli
intoccabili
Esistono delle esistenze derivanti da una natura deficitaria, malriuscita, appunto intoccabile.
Essi sono la
"penuria dello Spirito", lo spirito alienato nel semplice tornaconto, vegetanti
solo nell'orizzonte di un ottuso e problematico guadagno, che si dimostra sempre
come uno sterile e vuoto spreco di energie e di esistenza.
Spesso
diventano criminali e le loro vicende li presentano come feccia della
convivenza.
9 - Il populismo politico
Il peggiore
partito conservatore è espresso dal potere "populista", che è propriamente il
potere dei mediocri, i quali puntano, per necessità, alla disuguaglianza e al
privilegio, sapendo che diversamente si determinerebbe la loro fine.
Da questo
punto di vista, il populista è una categoria universale, che ha trovato questa
denominazione solo perché nel XX° secolo ha avuto la sua formulazione ed
espressione più violenta e criminale nel nazifascismo.
I parenti antichi sono disseminati nei periodi più criminali della storia e non è un caso che abbiamo trovato nella storia romana la sua più eclatante anticipazione.
10 - Il
mediocre
I mediocri
sono massa e dunque, per trovare spazio, agiscono in una maniera
tipica:
attraverso l'appropriazione della comunicazione, in cui agiscono con
l'intento preciso di "dire generalizzando", di analizzare banalizzando, utili al potere imperante, cercando di diventare, essi stessi,
potere. Far "rimbecillire" è proprio il mestiere dei capi populisti.
Oggi, questo potere, nella più becera veste di reclutamento televisivo, è riduzione di tutto a chiacchiera.
E questa condizione favorente i mediocri è sempre l'opera di un uomo provvidenziale, giacché "il capo dei capi" li fa guadagnare e li mette al riparo da qualsiasi attacco e lo fa "democraticamente".
11 - Il
partito
Se il lavoro
è il criterio e il mezzo di una società a misura d'uomo, in tutti i paesi dovrebbero crearsi organismi per difendere e promuovere il lavoro.
Il "Partito
del Lavoro" oggi, nelle sue varie denominazioni, dovrebbe propugnare
il merito, la libertà e, conseguentemente, l'uguaglianza vera, a cui, in ogni
epoca, è affidato il compito di contrastare e distruggere il fenomeno populista.
Oggi questo tipo di
partito non può attuare la sua missione storica, perché i mediocri più avveduti ne costituiscono lo stato maggiore.
Di fatto esso
è indirettamente guidato dalla borghesia parassitaria attraverso la semplice
spettacolarizzazione della vita.
1 - L' ambiguità metodologica.
E' pressoché impossibile, in un'ordinaria discussione tra conoscenti, stabilire cosa è una casta e quali sono le condizioni o le leggi del suo sorgere e perire.
Infatti manca anche alle migliori intelligenze il principio individuationis e dunque nella discussione si arriva, nel caso migliore, più che a determinare, a descrivere o, nel caso peggiore ad elencare.
In quest'ultima comunissima propensione vengono confuse le caste con le professioni, i mestieri, i ruoli; viene confusa l'istituzione con l'azienda, l'azione dirigente con l'azione dominante; lo stato di subordinato e lo stato di dipendente ecc., per arrivare all'assoluta confusione sugli ambiti della classe e della casta, ritenuti simili.
Comunque i più accorti, quando si parla di professioni indicano un medico, un ingegnere, un professore ecc. ma includono il magistrato, che è una figura istituzionale, al posto dell'avvocato, mentre tra i mestieri insieme a quelli noti (muratore, artigiano, tecnico ecc.) abbinano con comprensibile stranezza il politico.
I ruoli, per carenze linguistiche, sono confusi con i gradi, di modo che un calciatore che gioca in difesa, non si differenzia dal vicepreside di una scuola o dal primario di un ospedale.
Il politico, in questa elencazione, semplicemente comanda, anche quando si ha coscienza che è stato puramente eletto e gli si riconosce uno stato di impunità di cui non si ha paragone per nessun altro soggetto.
Banchieri ed industriali sono equiparati, ma senza darne giustificazione.
Il precario o il disoccupato non sono visti come figure economiche, ma nella loro veste sociale di persone che "rischiano" qualora vogliano esprimere le proprie opinioni o che naturalmente fanno propria l'ideologia di chi li tiene o li strappa da questo stato di indigenza.
2 - Le caste e le determinazioni popolari
Passiamo ora a stabilire la possibilità delle caste e delle classi da un particolare punto di vista: la generica coscienza popolare.
Per essa la casta non è mai espressione di una "professionalità", ma si può dire che attraversi tanti generalissimi ruoli, reclutando indifferentemente i suoi componenti nelle professioni più determinanti e fattive di una società così come nelle più retrive e vuote istanze della mera possibilità d'essere. Nel suo aspetto operativo, la casta non serve a potenziare tutte le capacità sociali di un determinato periodo, ma le utilizza a piacimento. L'ideologia che giustifica tutto ciò presuppone che le caste non lascino appiattire l'intera società e ne rinnovino potentemente tutte le energie spirituali e creative.
In queste accezioni la casta è complementare alle classi, ma non ne subisce l'angustia se non per l'abuso del potere politico di cui la società stessa si dota. E' perciò naturale che il sistema delle caste debba attuarsi nello scontro radicale col potere politico, giacché intende sottometterlo completamente, assorbendolo o dirigendolo, poiché in ogni tempo esso ha ostacolato il progresso civile e morale delle nazioni. Questa ambiguo atteggiamento spiega perchè in ogni epoca le caste sono state viste dal popolo come utili e necessarie.
E' per riuscire a far capire questa funzione diventa opportuno schematizzare la delineazione e la differenzazione che ne dà il popolo. Essa è così posta: in forma assolutamente formale, quando si ritiene che la società nel suo complesso si divida in due classi contrapposte, i servi e i padroni, lasciandone il corpo mediano inespresso; in forma più politica, quando ritiene, con analogo atteggiamento manicheo, che gli uomini si dividano in chi comanda e chi ubbidisce; in forma più prosaica e più vicina alla realtà quando si ritiene che nella società c'è chi conta molto, chi conta qualcosa e chi non conta niente.
Se poi si cerca di definire più dettagliatamente questo modo di intendere si vede come per il popolo la gerarchia delle classi ricapitola l'attuale gerarchia militare e d ecclesiastica. Quindi, non solo non è adeguatamente meditata, ma cade in un formalismo più fazioso di quello appena visto. Infatti classifica le capacità, i ruoli, le funzioni e le finalità in maniera unilaterale. Ad esempio le caste, viste dal punto di vista economico, si dispiegano dalle rendite, le proprietà e le grandi concentrazioni industriali al piccolo fazzoletto o al casolare di un paese di montagne; viste dal punto di vista politico dal Capo dello Sato al consigliere comunale; dal cattedratico universitario alla più familiare maestra di scuola. Insomma si danno serie di gerarchie quasi che uno stesso soggetto possa essere presente indifferentemente nelle caste come sistema di diversità di ruolo fattivo e sociale. Così alla fine la casta diventa una pura promiscuità in cui s'aggirano tanti strani soggetti, i Signori, i Padroni, i Potenti ecc; gli Scienziati, i Grandi "produttori" di qualsiasi merce o bene, variegati Personaggi di moda ecc; Bancari, Finanzieri, Burocrati, Piccoli Capi d'industria, Usurai ecc; Statali, Politici, Aiutanti vari, Pensionati, Preti ecc., mischiando così i poteri forti, con gli affaristi, i nullafacenti, i mediocri e le nullità, accettando di fatto il "malessere" sociale.
Si può dire, in sostanza, che la casta è percepita dal popolo come nella mafia, vissuta e creduta in eguale maniera.
Cercherò di chiarire questa improbabile suddivisione in termini più comprensibili.
I Potenti sono quelli detengono il potere politico ed economico di una società, ne determinano gli indirizzi, la condizione e le priorità.
I Professori sono l'espressione massima, genericamente data, in vari campi, in cui di loro si presume che debba restare memoria.
Gli Affaristi sono l'esercito delle corporazioni sociali che si mettono al servizio del potere: acquisiscono la loro autonomia in quanto sono procacciatori di denaro attraverso il loro stesso arricchimento.
I nullafacenti sono i mezzi bruti di ogni realizzazione, costituendone la manodopera e i parassiti .
I mediocri sono i soggetti più pericolosi della società in quanto, avendo presunzione e poca capacità, non ostante questa limitatezza, aspirano ad assolvere ruoli di primo piano.
Le nullità sono categorie indeterminate, soggette a ridifinizione continua, in quanto determinati dal livore, dall'invidia e dal personalismo.
3 - La determinazione interessata e labile
Dalla precedente classificazione popolare è facile comprendere che il popolo accetta senza remore che gli uomini si strutturino in classe. Anzi, la casta è la via maestra per stabilire i rapporti sociali come intravvisti immediatamente. Ma è altrettanto evidente che la gente comune partecipa solo alla determinazione acrimoniosa delle caste basse, subendo il "potere" come un dato puramente oggettivo, così come si esercita nella promiscuità e commistione di ruoli politici, economici e culturali. Questa commistione resta assolutamente incomprensibile al popolo che semplicemente la riverisce e in alcuni casi la ritiene un evento fatalistico e imprescindibile. Meglio: s'insinua nel popolo, in misura ciclica, un senso contraddittorio di "rispetto atavico" e di repulsione morale, un atteggiamento di accondiscendenza e di rivolta, una partecipazione e una nausea e via dicendo, laddove accettazione e rifiuto sono labilmente stabilite e mantenute.
Né è accettabile la serie di ragioni che si adducono per descrivere e giustificare i criteri fondativi di questa piramide, dal momento che, più che una serie di ragioni, sono una serie di pregiudizi basati su criteri diversi, velleitari e opposti.
Certamente una ricognizione sociologica potrebbe dare una struttura piramidale più scientifica ed epistemologicamente rigorosa, ma c'è un motivo pressante che mi ha indotto ad accettare una presentazione generica ed immediata delle caste.
Il motivo è questo: per i fini che mi propongo non è necessario stabilire la certezza e la chiarezza della classificazione, quanto lo spirito che presiede la formazione e la decomposizione delle classi, qualunque esse siano. Infatti, è l'individuazione di questo spirito che dà conto della radicalità nella coscienza della "modalità" dell'appartenenza se è vero che a questa modalità di appartenenza si riduce, come vedremo, lo scopo della vita.
Vorrei aggiungere che, in ogni caso, sarebbe opportuno che la sociologia non rinunciasse al compito che le compete e così ogni altra scienza interessata, come la psicologia, il diritto, l'economia politica.
Non basta più la suddivisione delle caste ricapitolata da alcuni studiosi che affermano l'esistenza di tre classi genericamente intese come classe di produttori, di nullafacenti e di emarginati, ricapitolazione generica che solo nei teorici del socialismo ha trovato una sistemazione più umana e più articolata oltre che un buon criterio fondante. Marx, il maggior teorico delle classi, ha studiato molto a fondo la questione e ne ha dato la connotazione più plausibile che avremo modo di analizzare.
Resta fermo che ogni epoca ha una sua determinata suddivisione in classi e una perenne tipologia di caste, almeno fino al giorno in cui la suddivisione tanto in classi che in "caste improprie", come quella appena delineata, non sarà superata da una società stabilmente fondata su "caste obiettivamente strutturate", ossia che diano a ciascuno il merito e il prestigio che ad ognuno conviene.
Capitolo terzo
Le ipocrisie
C'è qualcosa di vile nel comportamento umano. Lo si osserva quando si lascia vivere la grande maggioranza in grande umiliazione e ci si serve di questa umiliazione per legittimare il proprio potere "democratico".
La Miseria non si può giustificare, né si può "aiutare" o tanto meno esaltare. La miseria si combatte quando si elimina la condizione che la produce e la fa perdurare, perchè questa è la reale e vera solidarietà verso il prossimo. Per cui non si accettano lagne per i disgraziati, che patiscono forme di accumulazione continua in difficoltà economica, morale e giuridica e che socialmente si espando in tanti multiformi abusi relazionali: essi quotidianamente annichilano l'individuo e lo mortificato nella sua esistenza, qualunque essa sia.
Questa Miseria è nemica della casta suprema, che in essa vede un'offesa e un limite al suo stesso esprimersi. Nessuna casta superiore può e vuole dirigere schiavi e servi, ma la classe superiore si esprime proprio nel progresso che produce nella collettività.
...continua ...