Il destino dell’Essere e dell’ente.

(da sviluppare)

 

 

 

1 - L'Essere è l'insieme delle esistenze e nient'altro. Più precisamente è l'insieme delle esistenze che vogliono perdurare più di quanto sia  utile, necessario e opportuno.  Ed è un voler perdurare qualunque e comunque siano le condizioni.

Tali esistenze dimenticano che hanno avuto un inizio e devono avere una fine; che l'Essere ha un aspetto inevitabile, che è il suo rinnovarsi e il suo dispiegarsi in nuova vita. Così la vita crea nuove forme mentre ne toglie altre, con mezzi e azioni diverse.

In questo processo la "fine" è nota, giacché è identica al "prima". Dunque, ogni presunzione d'essere fuori da quest'Essere, come sostengono le religioni e gli artisti, è pura fantasia.

In questo perenne divenire le cose concrete sono, per la ragione, cose "assolutamente certe" solo nel loro "immediato" presente. Sono forme "vuote" nel loro futuro.

Vedremo come, a queste forme vuote, per un certo periodo, l'uomo cercherà di dare dignità e valore nella memoria propria e collettiva. Senza che esse cessino di essere forme vuote.

 

2 - Se ogni singolo individuo è, in prospettiva, un ente vuoto, l’insieme di tutti gli individui, la cosiddetta umanità, considerata solo in se stessa, è un abisso "abissato". Se invece essa è considerata sempre come qualcosa che "interamente" si ricapitola nel singolo individuo può presentare il suo inutile futuro nella certezza del presente.

Su questo piano, più che l'arte e la religione, opera la filosofia. Infatti, i filosofi sono gli unici propensi a credere che "l’ente nel futuro" è poca cosa, perciò chiamano l’umanità “Storia”. Nella storia, che è la storia d'ognuno, pretendono giustamente che l’Insieme possa tirarsi fuori dalla vacuità.

Perciò dalla storia della filosofia scaturisce la coscienza della storia con un suo valore, un senso, uno scopo e un significato "reale".
 
3 - L’umanità è nata con due specificità prime, "un primo uomo" e "una prima" donna, e finirà con l’estinzione dell’uomo e della donna. Tuttavia, essa ha una durata e una funzione più ampie dei singoli individui e ha, come il singolo, un inizio e una fine. 
L’umanità è la storia delle vicende individuali che essa modifica e amplifica. Le rende "educative e normative". Per cui, pur nel suo andamento immediato, la storia dell'umanità è  un semplice aspetto della natura.
E così, anche i cani, le piante, i pesci, gli uccelli etc., non hanno storia, ma nella loro funzione "economica", nella loro necessità astratta, sono la "terra diventata natura", ossia l’insieme di tanti vuoti che "alimentano" l’abisso naturale, situato nella memoria.  

4 - E l’archè di ognuno, comunque sia la natura e il destino, è la fine e l’inizio d’ognuno; e la Natura beffeggia finché dura la Terra. Questa è la vera storia dell’Essere.  

Certamente se le cose stanno così è pur lecito chiedersi “Chi” ha fatto della terra una natura. ovvero “Chi” è che ha concepito questo sistema, certo nel suo immediato presente e totalmente vuoto nel suo futuro. Ossia, come il “Chi”, concependo universalmente, possa prendersi cura dei singoli componenti dell’Essere. Se c'è una ragione per cui, pur avendo concepito l’umanità “inizialmente” (il primo uomo coitante e la prima donna partoriente), sia costretto ad affannarsi per "tutti" i singoli uomini e tutte le singole donne.

L'utilità della storia è nelle risposte che dà a queste domande.
 
5 - Una casa, un mobile ecc. hanno una storia indipendentemente da chi li ha costruiti e durano fin quando hanno la forza di durare e il loro perire non incide minimamente sulla sorte dei muratori e dell’artigiano. 

Il destino degli Enti e quindi dell’Essere è lontanissimo dal destino di Chi ha posto in Essere l’esistenza. Lo scopo di tale produzione riguarda il “Chi”: noi possiamo pensare solo l’andamento, agendo sempre nell’andare e non oltre l’andare. 
La formica non si pone uno scopo, vive secondo il suo essere formica. Non si chiede perché è formica. E’ costretta ad essere formica e fa la formica.