HOME

 

 

 

Determinismo e corporeità

 

 

 

 

 

1 - Il determinismo è il  presupposto di ogni sapere.

Poiché la realtà è un insieme di accadimenti, di fatti irreversibilmente accaduti,  occorre tener fermo che ogni accadimento è dovuto ad una causa o una serie di cause esattamente determinabili.

Se avviene "così e non diversamente" dipende dal fatto che una o più cause hanno fatto sì che avvenisse "così e non diversamente".

Perciò si deve intendere per "caso" una insufficienza dell'intelletto, il quale non ha, in molte circostanze, adeguate capacità di rappresentazione. Dunque il "caso" è  un problema "solo" della coscienza non della realtà, che sempre si manifesta rigorosamente.

I più grandi pensatori hanno posto questo teorema come fondamento dei loro sistemi e questa consapevolezza è la ragione della loro duratura influenza. Infatti non capiremmo perchè dopo millenni "apprendiamo" e siamo stimolati nella ricerca da pensatori quali Pitagora, Eraclito, Parmenide, dalla filosofia di Platone e di Aristotele, per giungere fino a Bruno e Spinoza, Hegel, Marx, Nietsche e Freud, tanto per citare le pietre miliari del pensiero.

E' un loro tratto comune aver posto la riflessione nelle "cause", per cui si può asserire che la filosofia è "il pensiero della cause" ed in primo luogo della Causa Prima (Aristotele). Ciò è stato possibile perche si è compreso "contemporaneamente" che un pensiero reale si riferisce a fatti e che questo processo è garantito dall'assunto che "l'ordine e la connessione del pensiero è l'ordine e la connessione delle cose" (Spinoza) e che "ciò che è reale è razionale e ciò che è razionale e reale" (Hegel).

E' per questo determinismo vincolante che si è data anche spiegazione di millenni di credenze, di errori e di "idola" e si è abolito l'annoso problema dei "fatti per caso" (Freud). E' per questo che la coscienza non è mai da considerare una "coscienza libera", ma una coscienza che, se non vuole nutrirsi di illusioni, deve farsi necessariamente "condizionare" dalla vita, che non ubbidisce alla fantasie che gli uomini si fanno su loro stessi e sul mondo (Galilei, Marx). E' questo che non consente spazio all'irrazionalismo (vedi l'impostazione di Lukàcs) nè al nichilismo (Nietzsche).  Il determinismo spinge necessariamente sulla via del Logos, inteso come perenne mutare di ciò che è (Eraclito) e fonte di certezze e non di opinioni (Parmenide); che è un dato a priori ed assoluto (Platone), ma mai lontano dalla mente, di cui costituisce la forza esistenziale (Jeshuà).

Perciò è bene e giusto che chi voglia capire qualcosa della storia umana faccia approfondite letture di questi autori che hanno permesso al pensiero di svilupparsi; che intenda che la stessa scienza trova la sua validità e la giustificazione delle tecnologie e del loro uso nella filosofia; che comprenda Copernico, Newton, Galileo ed Einstein erano e sono correttamente intesi dei filosofi.

L'appropriazione di tali conquiste rende giustificato il passaggio dalla filosofia all'antropologia analitica, che recide a monte le vuote elucubrazioni e fa del pensiero non il patrimonio sterile dei "teorici", bensì il fulcro della trasformazione del mondo reale o storico, riportando definitivamente l'uomo ad una prassi reale, perchè non scinde mai pensiero ed azione, teoria e prassi.

In questo ambito non può essere accettata l'obiezione che il determinismo non possa coniugarsi con libertà e volontà, ossia con "la possibilità" ampiamente intesa. Infatti, solo contrapponendo una vuota libertà e una vuota volontà si può sostenere simili opinioni. Se, al contrario, la libertà è un percorso di cose e fatti modificabili e la volontà è un volere qualcosa più che qualcos'altro, si può notare che, nel primo e nel secondo caso, esse si legano sempre alla realtà di un accadimento e, dunque, non possono evitare la legge della causalità.

Chiamiamo libertà e volontà sempre e soltanto un genere di accadimenti su cui intervengono una serie di cause su altre cause. Io posso essere libero da qualcosa o libero di fare qualcosa se ho abbastanza possibilità di interferire sul "presentarsi" di questo qualcosa, in questo preciso contesto. Così posso volere precisamente e realmente un qualcosa se riesco a determinare le condizioni di questo volere. In entrambi i casi, seguo un procedimento e un progetto determinato.

Nemmeno la libertà astratta e la volontà generica possono stare fuori dal determinismo: infatti esse sono dovute ad una condizione che non permette di agire e di sperare e sublima le possibilità nella pura utopia e nel puro desiderio, che sono perciò espressioni di "uno stato", di condizioni comprensibili.

La ragione che prende atto e la ragione che progetta è sempre la ragione che stabilisce le cause di ciò che è e di ciò che deve essere, un percorso che deriva da cause e si modifica attraverso cause e mai pure intenzioni.

Questo è il modo di essere della coscienza reale e positiva, una coscienza che non si fa illusioni perchè non ha bisogno di illusioni.

2 - Ogni individuo è puramente il "suo" corpo, poichè il suo "spirito" risiede nel suo corpo. L'uomo si fa realtà in quanto così è la sua esistenza "materiale". Nel suo corpo sono fondate le sue idee, la sua forma, la sua energia, le sue capacità e le sue possibilità.

Tutto ciò si manifesta nei dettagli: l'occhio consente la vista, il cervello consente il pensiero, lo stomaco permette la nutrizione ecc.

Anche il cosiddetto spirito è nulla fuori dalla organizzazione dei suoi riferimenti organici e da questi è, appunto, in gran parte condizionato.

Deriva che solo quanto è comprensibile col "corpo" è comprensibile razionalmente. Non esiste, infatti, un ergo tra sum e cogito, ma sum e cogito sono due aspetti di una sola realtà, distinti logicamente, ma non ontologicamente.

Quando si tiene ferma questa unità, tanti presunti e molteplici problemi terminano semplicemente perchè non esistenti, posti solo da un intelletto che crea da se stesso i propri dilemmi e le proprie fantasie.

L'anima è una denominazione strumentale, simile a tante denominazioni logiche quali "il diritto", "la giustizia", "la storia" ecc., che noi siamo abituati a trattare come esistenti in maniera autonoma, ma che si risolvono nettamente nei componenti che li fanno essere delle entità specifiche, ossia hanno valore "categoriale" per economia della stessa ragione. L'anima, in tutti i suoi multiformi atteggiamenti, è nulla se questi atti non vengono riportanti alla loro struttura materiale.

In tale misura, nessuna questione si risolve se posta "materialisticamente" o "idealisticamente", perchè l'idea e la cosa sono un'unica realtà ed utilizzate separatamente o, peggio, in contrapposizione, sono vuote e cieche, giacché non indicano niente. 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

Statistiche