HOME

 

 
INTRODUZIONE

I presupposti ed i principi fondamentali dell'Antropologia Analitica

 

 

(Appunti di lavoro)

1 - Quando la filosofia non riesce ad assolvere il compito di mettersi al servizio della vita, a produrre cambiamenti reali e positivi per l'esistenza, allora inizia la sua agonia. Le frasi si sostituiscono alla realtà, la teoria si contorce su se stessa, la vita resta nella condizione violenta di sempre e la parola è pura quotidianità, chiacchiera e propaganda.

La filosofia, per dirla in maniera diversa, perde la sua importanza allorquando la coscienza si rivolge solo alla coscienza.

A questo punto di massima tragedia per la Ragione interviene pesantemente la Storia. Gli accadimenti, i fatti bruti ed i più strani protagonisti fanno valere il loro peso.  La coscienza storica, valutando e progettando, declama la sua priorità rispetto alla nullità del dire.

Si capisce che, in questo drammatico confrontarsi, sia la Filosofia che la Storia abbiano bisogno di un superamento e questo superamento chiameremo d'ora innanzi "Antropologia Analitica".

 

 2 - Semanticamente il termine antropologia dà esattamente il senso e le prospettive di questa nuova-antica Scienza, poiché coniuga strettamente Uomo (antropos) e Ragione (logos), che restano i momenti imprescindibili delle nostre ricerche. L'uomo e la ragione si situano in una "struttura" che dimostra la condizione dell'umanità in un dato periodo storico. Analizzare, comparare, queste strutture storiche, capire la logica del loro sorgere, del loro sviluppo e del loro declino, è il compito dell'Antropologia Analitica

Intendiamo, in senso lato, per Antropologia Analitica la storia di tutto ciò che l'uomo ha espresso sia come fatti sia come superamento di questi stessi fatti: essa studia le "ragioni" delle Opere Storiche, realizzate e mancate, perché in entrambe è presente lo Spirito che agisce sia nel mondo della Natura che dell'Umanità.

 

3 - L'antropologia non coglie più, ad esempio, la Giustizia come "data" dal Logos (la primigenia lezione di Anassimandro, Eraclito e Parmenide) ma la trova come conquista, presente nel "modo di giudicare", da parte di un uomo determinato.

Così quando la Giustizia del Logos si trasforma, "in-forma" o semplicemente si associa a quello che l'uomo chiama Norma o Legge o Regola, si verifica una Rivoluzione antropologica che non parte più dal Logos ma dall'uomo stesso che ritorna a cercare il Logos.

 

4 - Come l'uomo giudica, cosi è nella sua essenza: la "sua" giustizia è il suo intimo espresso. Perciò il ruolo della Giustizia nell'Antropologia è analogo al ruolo di Dio nella religione.

 

5 - Nel V° sec. a. C. possiamo dire che si collochi l'alba dell'Antropologia allorché Protagora, primo fra tutti, affermò che "l'uomo e misura di tutte le cose". E quando, nello stesso periodo, Socrate pose il problema di "cosa bisogna intendere per uomo?" e "perchè si stabilisce una determinata misura?" egli innalzò potentemente il muro di cinta dell'Antropologia, dandole il compito dell'analisi del Sé (il conosci te stesso della filosofia) e la fondazione del "discorso sul metodo". Tuttavia, a suo eterno merito, Socrate misurò le azioni e la "giustezza" delle azioni, se è vero che la coscienza di sé non ha valore se non esprime uno "stato del sé". Dopo Socrate non è stato più possibile pensare parole e fatti in maniera separati.

Da questo punto di vista è La Repubblica di Platone la prima espressione "filosofica" dell'antropologia.

 

6 - Sviluppati i punti precedenti, dovremmo convenire che lo scopo generale dell'Antropologia è stabilire una cognizione dell'uomo così come è stato ed è, senza interferenze da parte dell'opinione. Ossia propone una rifondazione sociale in base alla ragione educata alla scienza, facendo dell'uomo un oggetto, di cui analizza attività e presunzioni d'essere e ne descrive ogni attività finora conosciuta, per stabilire campi esatti di determinazione e soluzione.

Insomma l'uomo per l'antropologia non è l'uomo come dovrebbe essere, ma l'uomo qual è stato e qual è. Né ne propone "uno diverso" se non dopo aver capito perché è stato ed è così.

Le realtà effettuale ci porterà a considerare non i progetti utopistici, ma le reali variazioni, concretizzatesi realmente in fatti storici reali.

Così se Machiavelli, Hobbes, Marx (per citare noti autori) fanno scienza antropologica, ma essi come altri possono essere utilizzati solo in quanto "esprimibili" secondo la logica dialettica, (a cui, peraltro, hanno dato un profondo contributo, specialmente il materialismo storico, che potrebbe essere considerato uno dei momenti fondativi dell'Antropologia Analitica) la loro "utilizzazione" non ha senso se si perde di vista che nella nostra epoca, ossia a partire dalla prima guerra mondiale, "l'età del nichilismo", sono accaduti fatti mai verificatisi nella storia mondiale e si sono espresse personalità criminali che non hanno paragone nelle vicende passate.

Ragion per cui un'antropologia che vuole essere fattiva avrà ben precisi teorici e ben precisi casi concreti da esaminare.

 

7 - E se questo è fare indagine dell'uomo storicamente dato, cosa resta del Logos da cui siamo partiti? (Introduzione)

Il Logos è stato ignorato e dunque deve essere riconquistato diversamente, per vie che non siano quelle già percorse. Se è, come abbiamo scritto,  Ragione-che-si-dà-alla-ragione dobbiamo pensarlo come Ragione che non solo non è stata ricercata ma è stata dimenticata o meglio negata.

Un apparente sconfitta ma che è una vittoria grandiosa: infatti, mai come oggi, se la ragione non viene ritrovata è la stessa sorte dell'uomo che diverrà irrimediabilmente compromessa. Per cui il Logos ancora di più "si-dà" (e non può non farlo), perchè più semplicemente "si impone".

Ma tutto ciò va ben al di là della filosofia così come l'abbiamo conosciuta.

 

8 - Il problema della Giustizia, il problema della formazione delle caste ecc. ossia il presupposto e il criterio dell'antropologia analitica poggia sulla distinzione di Potere ed Autorità.

 

9 - La mia libertà non finisce dove inizia la tua libertà, ma la mia libertà comincia nello stesso momento in cui comincia anche la tua libertà.

Questo è un punto essenziale per l'Analitica, perché per l'Analitica è morto il pensiero per il pensiero e viene fondato il pensiero che trasforma. Esso è ciò che qualifica l'età positiva della tecnica superiore, la manipolazione totale, che rappresenta la rivoluzione contemporanea, fase suprema della rivoluzione industriale.

 

10 - Pensare non serve a nulla se non è un pensare alla vita e per la vita. Ma pensare de rerum vita et pro rerum vita è un obiettivo ridotto a genericità. Infatti, apparentemente tutti sono per la vita, dovendo affrontare la vita.

La cosa si rende più chiara se si afferma che questo fine  non  può prescindere dalla domanda "cosa è una vita giusta?”. E questo pone il problema di “che cosa è giusto?”.

Ma non basta questo, poiché rimarremmo nell'ambito della filosofia da cui ci siamo dovuti allontanare. Infatti, occorre rispondere contemporaneamente al più estremo problema che è: "come si realizza questa giustizia?" e "camminerà sulle gambe di chi?"

Queste due serie di domande, quella teorica e quella pratica, trovano risposta considerando, in tutti gli aspetti,

- la formazione, l'affermazione e la decadenza delle caste sociali;

- il dominio e il consenso che sono riuscite a conquistare e ad esercitare;

- come queste stesse caste manipolano la più generale dialettica delle classi.

Dunque dobbiamo ripercorrere e ripensare un processo che pone "diversità, gerarchia e ordine" contro le contraddittorie e iperboliche parole delle classi subalterne nei periodi di rivoluzione, parole valoriali subito rinnegate non appena conquistato il potere, ossia "libertà, uguaglianza e solidarietà".

Infatti, diversità, gerarchia ed ordine bisogna intenderli sia come fine che come mezzi, anche e specialmente se si pongono al servizio della cooperazione, della solidarietà e specialmente del miglioramento umano. Ed essi, per il senso comune, hanno senso e maggiore apparenza in un sistema di potere, perché il potere naturalmente nega un'uguaglianza di partenza e non educa alla convivenza non violenta. E'possibile, pertanto, renderli mezzi per fini inerenti l'Auctoritas e la Giustizia? Giacché su queste poggia un ordinamento civile; poiché tutto questo dovrebbe essere la Societas. 

A questo approdo sono pervenuto nel mentre mi accingevo a scrivere Storia critica della Filosofia, attraverso cui stavo svolgendo l’analisi del Logos.

Così, continuando a sviluppare la Storia critica della Filosofia e cercando di trovare materiale storico per vedere in che misura le comunità riescono a determinare una civiltà e come una civiltà decade, quando non è più "un’appartenenza" per una comunità data, mi sono accinto a scrivere questa Introduzione all'Antropologia Analitica, mettendo sotto sopra tutti i miei scritti e le mie ricerche e dando nuovi orizzonti ai miei interessi.

 

In conclusione:

a) L'Antropologia Analitica, in breve, è la scienza che studia la Struttura in cui un singolo individuo trova utile stringere rapporti con un numero conveniente di altri individui, per organizzare comunità idonee e gradualmente più ampie, al fine di soddisfare i propri bisogni, nel loro complesso, attraverso utili forme di produzione, con il massimo possibile di gratificazione naturale e sociale.

b) Questa Struttura deve essere sempre posta come "legittima", espressione reale di un uomo reale.

c) Dal punto di vista teorico l'A. A. rappresenta la sintesi delle conoscenze filosofiche e delle esperienze storiche, poiché le fa proprie criticamente.

d) Lo studio specifico dell'Antropologia Analitica ha come oggetto:

 

1) Non l'uomo nella sua genericità, nella sua astrattezza, ma l'uomo che produce se stesso in condizioni storiche determinate;

2) le caste e le classi nel loro sviluppo storico.

 

e) L'Antropologia Analitica, oggi, trova oggi significato in quanto dà risposte all’evidente decadenza delle caste e alla variabilità delle classi nella società odierna.

f) L'Antropologia Analitica dimostrerà che, oggi come ieri, l'utile che si persegue nella società viene determinato in base all'affermazione e al fondamento di una "giustizia".

E' questo stesso criterio, inteso ed individuato come reale soggetto, che l'antropologia analitica afferma per la determinazione della Struttura Ideale.

 

 

Grimaldi, 24 settembre 2009