1 - La Storia tra Cielo e Terra
E' fin troppo facile individuare Dio o la Natura o qualsivoglia altra Entità su cui scaricare il mancato intervento o aiuto nelle vicende che sembrano colpire in maniera inesorabile l'uomo. In effetti, esistono eventi calamitosi e imprevedibili che potrebbero far credere che Dio sia poco accorto o poco caritatevole. Ma questo è un tortuoso e abominevole pensare, in quanto vuole includere Dio in quella serie di cause che interferiscono sul naturale e tranquillo procedere delle cose.
Dio non "produce" terremoti, pestilenze, malattie "incurabili" e così via. Perciò non si può discutere di queste sciagure se prima non si è stabilito il senso del procedere degli eventi prodotti dall'uomo stesso e il loro significato, per cui "dopo" è possibile trovare il senso reale della responsabilità dell'intero procedere naturale e storico, dal momento che solo allora si è in grado di capirli e giudicarli.
Lungo il susseguirsi delle epoche dei vari popoli umani sono vissute alcune figure di uomini "consapevoli" che hanno richiamato l'uomo alle sue responsabilità. Essi sono stati "sacralizzati" e dalla filosofia sono stati rinchiusi, a torto, nell'oscura notte della religione dove tutti gli dei appaiono ombre.
Nel mondo occidentale essi sono diventati i fondatori delle principali "credenze" popolari.
Eppure, non ostante questa messinscena "predicatoria”, i loro messaggi non sono stati definitivamente svuotati della razionalità, della lucidità e dal beneficio che li caratterizza.
Se l'uomo è stato invitato a non uccidere non è per un torto che si commetteva "soltanto" contro Dio, ma perché quest’azione andava innanzi tutto contro l'uomo e la vita stessa e dunque necessariamente "dispiaceva" a Dio.
Le prescrizioni proibitive del
Libro dei Morti degli Egizi, i dieci Comandamenti di Mosè, il Corano di Maometto elencano precetti che vogliono preservare la società e i rapporti tra le genti. In essi razionalità e buon senso si coniugano con l'esigenza di chiamare a testimone l'Assoluto come fonte e garanzia di valori "inoppugnabili".Non uccidere, non rubare, non dire falsa testimonianza, non rubare il lavoro altrui, non commettere adulterio e non insidiare la donna altrui, non soccombere ai vizi e simili sono posti quindi in funzione di onorare il Padre celeste e la famiglia terrena.
Da questo punto di vista, si può dire che Mosè sia stato il più grande legislatore che ha posto Dio a garante della famiglia e la famiglia come nucleo storico in cui è possibili onorare degnamente Dio. Per cui, presso i nostri popoli in particolare, tutta la storia che viene declinata è la storia delle famiglie che divengono comunità e stato.
Quando Gesù valuta i Comandamenti mosaici e il loro percorso storico, avendo compreso che essi non sono valsi a modificare "la durezza del cuore umano", non solo li riafferma, ma li supera in uno scopo umano superiore in cui Dio diventa padre e perciò ingloba la famiglia stessa in una condizione di valori superiori "positivi" enunciati nel Discorso della Montagna e che costituiscono lo statuto di quella società assoluta che è il Regno di Dio.
In questo ruolo nuovo che assume Dio, da creatore a Padre, i termini della responsabilità umana vengono mutati profondamente per il fatto che l'uomo non può più trovare scusanti alle proprie azioni. Gesù dà all'uomo l'intero "valore assoluto" è dunque lo lega al dovere di un "dar conto" definitivo.
In altre parole la scissura posta già dalla Genesi tra Cielo e terra, che si era posta nella filosofia con Platone tra "mondo dell'iperuranio" e "mondo delle cose", viene definitivamente affossata da Gesù, quando colloca il regno di Dio in noi e dunque colloca la ragione assoluta nella ragione umana, in un rapporto dialettico per cui essa resta nella sua trascendenza e contemporaneamente nella storia umana.
E' naturale che in questa rivoluzione copernicana della coscienza il tempo è spezzato e Dio e l'uomo si trovano a combattere dalla stessa parte, onde veramente si può porre più chiaramente il quesito: perché Dio tace nell'epoca del nichilismo, ossia da quando "le forze del Male" hanno preso il sopravvento nelle vicende che si narrano dal XX° sec. ad oggi ?
E prima ancora di questo generale quesito resta sempre la soglia imprescindibile del dolore individuale, unico, tutto proprio, inevitabile da cui chiedere: perchè taci e non mi aiuti?