Critica del comunismo rozzo.

 

Il comunismo é l'espressione positiva della proprietà privata soppressa, e quindi, in primo luogo, la proprietà privata generale. Il comunismo comprendendo questo rapporto nella sua generalità é: 1) nella sua prima forma soltanto la generalizzazione e il compimento della proprietà privata. Come tale si mostra in duplice forma: anzitutto, il dominio della proprietà sulle cose é così grande ai suoi occhi che esso vuole annientare tutto ciò che non é atto ad essere posseduto da tutti come proprietà privata ; vuole quindi prescindere violentemente dal talento, ecc. Il possesso fisico immediato ha per esso il valore di unico scopo della vita e dell'esistenza; l'attività degli operai non viene soppressa ma estesa a tutti gli uomini; il rapporto della proprietà privata rimane il rapporto della comunità col mondo delle cose; infine tale movimento che consiste nell'opporre la proprietà privata generale alla proprietà privata, si esprime in una forma animale come la seguente: al matrimonio (che é indubbiamente una forma di proprietà privata esclusiva) si contrappone la comunanza delle donne, dove la donna diventa proprietà comune. Si può dire che questa idea della comunanza delle donne é il mistero rivelato di questo comunismo ancor rozzo e materiale. Allo stesso modo che la donna passa dal matrimonio alla prostituzione generale, così l'intero mondo della ricchezza, Cioè dell'essenza oggettiva dell'uomo, passa dal rapporto di matrimonio esclusivo col proprietario privato al rapporto di prostituzione generale con la comunità. Questo comunismo, in quanto nega ovunque la personalità dell'uomo, non é proprio altro che l'espressione conseguente della proprietà privata, la quale é questa negazione. L'invidia universale, che si trasforma in una forza, non é altro che la forma mascherata sotto cui si presenta l'avidità, e in cui trova ma soltanto in un altro modo, la propria soddisfazione. L'idea di ogni proprietà privata come tale é per lo meno rivolta contro la proprietà privata più ricca sotto forma di invidia e di tendenza al livellamento, tanto che questa stessa invidia e questa stessa tendenza al livellamento costituiscono persino l'essenza della concorrenza. Il comunista rozzo non é che il compimento di questa invidia e di questo livellamento partendo dalla rappresentazione minima. Egli ha una misura determinata e limitata. Proprio la negazione astratta dell'intero mondo della cultura e della civiltà, il ritorno alla semplicità innaturale dell'uomo povero e senza bisogni che non solo non é andato oltre la proprietà privata ma non vi é neppure ancora arrivato, dimostrano quanto poco questa soppressione della proprietà privata sia una appropriazione reale.

 

tratto dai "Manoscritti economico-filosofici del 1844", Torino 1968, pag.108-109.