Aggiornato al 27 aprile 2008
STORIA CRITICA DELLA FILOSOFIA
(2008)
Introduzione
Pensare non serve a nulla se non è un pensare per la vita. Questo assunto fa della filosofia la madre di tutti i saperi. Infatti il filosofo, che fu denominato così molto tempo dopo, era detto inizialmente sofos, saggio, poiché univa al desiderio di capire, la necessità di ben vivere, di poter insegnare a vivere.
L'uomo e il suo destino, la vita e il senso della vita sono alla base, come si potrà vedere, della nascita della Ragione e tale scopo non può che essere riproposto lungo il peregrinare del pensiero, dal momento che la sapienza, la sofia, è sempre qualcosa che disgraziatamente si acquista con tanta fatica e con molta facilità si accantona.
Il desiderio, filos, che è compiutamente desiderio sofferto di comprendere specifica la ragione di questa storia critica, che ben si addice anche a questi tempi critici e ad un'altrettanta esistenza critica.
Tuttavia, ha uno specifico significato, legato alla "natura" stessa del pensare filosofico. Perciò, bisogna capire bene qual è l'oggetto, l'ambito e lo strumento della filosofia.
Oggetto della filosofia è il Logos, per cui la Storia della filosofia é il modo come Esso è stato individuato attraverso i secoli con sempre maggiore approssimazione. Interno al Logos si trova necessariamente la realtà e il "senso" dell'uomo, poiché il nostro esistere si specifica logicamente come la parte più intima dell'Assoluto.
La filosofia, di conseguenza, ha un ambito che la differenzia compiutamente dalla scienza, dalla religione e dall'arte, che del Logos individuano solo una parte determinata e offuscata dall'unilateralità e dal sentimento. Il solo strumento conoscitivo che le è consentito è la ragione. Infatti, "individuare" quanto porta "fuori" la ragione dai suoi compiti, dal suo ambito e dal suo fine, è ciò che statuisce "la criticità" della storia della filosofia.
Se questo è vero, la storia della filosofia è tanto la storia della Ragione che quella del Logos.
"Tutto è uno". Questa è la premessa e la conclusione della filosofia. Altre cose potranno aggiungersi, ossia che il Logos è Giustizia, è Destino , è Verità, è Trama e Discorso, ecc.; che in Esso convivono Necessità e Libertà, Assoluta Immanenza e Immensa Trascendenza e tant'altro, ma tutto si dipana dall'assunto principale. Si potrà anche dire erroneamente che è ragione o sentimento o volontà o qualsivoglia cosa, in quanto di esso si considerano aspetti parziali, dei quali non può certamente essere privo, ma che sono una "miseria" davanti al suo essere Tutto.
Questo Logos apparve, per la prima volta, in occidente, a Mileto, poi ad Efeso ed Elea ed Anassimandro, Eraclito e Parmenide ne furono discepoli e cantori. Dopo si trasferì ad Atene e sedette a convivio con Socrate e conobbe Platone, Aristotele ma anche Democrito.
Dopo fece un repentino percorso, per farsi conoscere da tutti e parlò per bocca di un figlio di un falegname, a Nazareth, e costui, Geshuà, fece conoscere un appellativo del Logos mai conosciuto: "è Padre mio e Padre Vostro".
La religione si vide persa definitivamente e tremò più che la scienza. Ma le bestemmie non muoiono sulla bocca dell'uomo, specialmente se uomo di stato o del clero, non infrequentemente d'entrambi.
Con Cristo, però, il Logos si giocò tutto. Infatti, il fallimento del cristianesimo, che definitivamente si evidenziò nel XX° sec., gli uomini restarono orfani e la filosofia esaurì il suo compito.
E su questo terzo motivo si giustifica l'esposizione "critica" di questa storia.
25 Aprile 2008