L'EREMITA DI EFESO

(in costruzione)

 

 

Eraclìto  (Efeso535 a.C. – 475 a.C.)

1 - Nella storia del pensiero antico nessuno fu più grande di Eraclito di Efeso.

Egli sbarrò definitivamente le porte della filosofia al mito e alla religione volgare.

Dedicò tutta la vita alla verità e trovatala la presentò in tutta la sua nudità agli uomini. I contemporanei ed i posteri chiesero che egli la coprisse almeno un po', ma Eraclito non ebbe pietà. Preferì la verità agli uomini ed alle loro illusioni.

Così i più importanti filosofi dovettero e devono confrontarsi con lui.

Platone lo ebbe come convitato di pietra in tutti i suoi Dialoghi, cercando inutilmente di logorarlo, senza mai affrontarlo, se è vero che nessun Dialogo porta il suo nome. Aristotele ne ha dato una pessima testimonianza, al fine di svilirlo. Più vicini alla nostra epoca, Hegel, più saggiamente, dichiarò nelle sue Lezioni che non c'era stata proposizione di Eraclìto che non avesse utilizzato nella sua Logica. Nietzsche, volendolo seguire, lo utilizzò, lo approfondì e lo tradì. La filosofia contemporanea, analitica e non, ha finto di ignorarlo, riproducendo la vecchia uggia ed ipocrisia platonica.

Da un punto di vista cronologico si può dire che ad Efeso trovò sistemazione Mileto, scuotendosi di dosso un vieto materialismo e un concetto insostenibile di archè.

 

 

In un passo del suo poema Sulla natura Eraclìto scrisse:

Questo cosmo che è qui, che è lo stesso ovunque, non è stato fatto nè da dei o da uomini, ma fu sempre, è e sarà fuoco semprevivente, che divampa periodicamente e periodicamente si spegne.

In questo frammento sono delimitati i termini essenziali del suo pensiero: la natura del Logos, l'immutabilità, la negazione del creazionismo, il divenire eterno, l'ordine universale e necessario, la comprensione-negazione dell'eternità.

Il fuoco non è più un elemento naturale, ma il paradigma della vita e della morte. Il fuoco si esprime in fiammelle, che devono spegnersi, riaccendendosi altre nuove, affinché il Fuoco possa eternamente durare. Tuttavia fuoco e fiammelle sono, di fatto, la stessa cosa e là dove si preserva l'eterno deve agire impietosamente la morte: vita e morte sono una stessa cosa. E' la famosa dottrina eraclitea della coincidentia oppositorum, utilizzata in questo caso per eliminare ogni creazionismo ed ogni teismo antropomorfico.

"Dio è giorno-notte, inverno-estate, guerra-pace, fame-sazietà", dove si capisce che dio non è più il creatore, ma la pura armonia del cosmo, il dispiegarsi dell'ordine che è l'avvicendarsi inevitabile degli opposti. Quest'ultimo argomento va particolarmente approfondito.

Che cosa è il Logos per Eraclìto? E' un andare verso un andare, che non ha avuto inizio e non avrà fine. E' anche il discorso del reale che si fa discorso ideale: il logos è l'identità di razionale e reale. Non Verità dietro il discorso ma Verità stessa del discorso. Si deve ben capire questo procedere, se non si vuole ridurre il senso del logos ad un divenire, presentato come scolastico panta rhei, un tutto scorre, che è solo il momento folcroristico di intendere la vita.

L'andare verso un andare, come totalità concettualmente significante non è definibile, tant'è che Eraclìto utilizza il simbolo del Fuoco per far "intra-vedere" il porsi del pensiero nell'intimità del logos.

Su questo, Eraclìto è ben cosciente della lezione di Anassimandro e non a caso l'affermazione che "Tutto è Uno" è la stessa che, molto tempo dopo utilizzerà Plotino, nella misura in cui sarà fatta propria dai mistici d'ogni tempo per dichiarare l'ineffabilità dell'andare totale, che è contemporaneamente l'andare dell'essere e dell'ente.

Il Logos è discorso e trama, ordine e legge universale, reale-razionale che è Essere e più che Essere, un fatto logico ed ontologico. Di fatto è intraducibile e è bene lasciarlo così, in tutte le sue implicazioni, senza dovergli dare necessariamente una traduzione. Penso che, solo molti secoli dopo Spinoza ha dato una buona definizione di Logos come ordo et connexio rerum et idearum.

Gli uomini che pur l'avvertono come amico intimo, non lo comprendono, viventi-dormienti, sordi, che non udendo, pensano il suono inesistente.

Perciò i più si accontentano dell'opinione (doxa) e vivono una vita immaginaria, preferendo la congettura alla Verità (aletheia), le tenebre alla luce.

L'identità e l'ineffabilità del minimo e del massimo è splendidamente espressa in un frammento "Per quando tu voglia camminare e pur percorrendo l'intera via, non troverai mai i confini dell'anima tanto è profondo il suo logos".

Ciò nonostante Eraclìto insiste nell'essere solo del Logos, perchè questa solitudine garantisce l'impossibilità che possa esistere altro dal procedere per procedere. Non solo, ma partendo dal presupposto dell'identità di essere e pensiero, Eraclìto individua ciò che possiamo comprendere da esseri coscienti (da svegli, come dirà in senso discriminatorio): l'andare per l'andare è dire che "gli immortali sono mortali, i mortali immortali, ognuno vivendo la propria morte e morendo la propria vita". Con ciò pone, come già accennato, la  legge della coicidentia oppositorum.

Questa legge va compresa in tutta la sua interezza. Anche perchè il successivo, pesante, intervento di Aristotele, configurando l'alternativa del rapporto causa-effetto, potenza- atto, non fa cogliere ma svilisce la natura sostanziale e il senso della coicidentia oppositorum. Perciò occorre restare in una dimensione alta, poiché pensare deve essere un pensare profondo. "La natura delle cose ama celarsi", ricorda spesso Erclìto, dunque pensare è rendere chiaro, mettere a giorno, svegliarsi.

Gli opposti sono reciprocamente una distinzione, un'opposizione ed un'unità.

 

(continua)

 

2 - Il nucleo fondamentale del pensiero di Eraclìto consiste nella dimostrazione che un'infinita serie di enti, irrimediabilmente votati alla distruzione, formano un Logos uno, infinito ed immobile (come ben dirà Giordano Bruno). Vale a dire che una somma o un moltiplicarsi di unità-zero danno come risultato Uno, contrariamente ad ogni logica matematica. Con questa dimostrazione si gettano le basi di ogni possibile prova di irrilevanza del nichilismo e si opera una rivoluzione copernicana nell'ambito del valore, secondo quanto dimostrerà compiutamente, nello stesso periodo, Parmenide..

 

 (continua)

 

3 - E' impressionante constatare come scaturisca da ogni passo del sistema eracliteo un ateismo ascetico rigoroso, profondamente impregnato di eticità. E non poteva essere diversamente data la dichiarata unità-identità del logos individuale (o anima) e il Logos universale. Qualcosa di molto simile si trova solo nella concezione di Gesù uomo-dio. Anzi parrebbe che Eraclito-Gesù rappresentino a meraviglia la coincidentia oppositorum, l'uno altero, l'altro misericordioso, entrambi figli del Fuoco, che finiscono per dire a volte cose assolutamente uguali.

 

 

 

(a presto, ora sono stanco e ho da considerare le pessime traduzioni dei frammenti..... che intendo riproporre secondo la mia versione. Vedi la concomitante fatica in Frammenti)