Che cosa è il Logos per Eraclìto? E' un andare verso un andare, che non ha avuto inizio e non avrà fine. E' anche il discorso del reale che si fa discorso ideale: il logos è l'identità di razionale e reale. Non Verità dietro il discorso ma Verità stessa del discorso. Si deve ben capire questo procedere, se non si vuole ridurre il senso del logos ad un divenire, presentato come scolastico panta rhei, un tutto scorre, che è solo il momento folcroristico di intendere la vita.

L'andare verso un andare, come totalità concettualmente significante non è definibile, tant'è che Eraclìto utilizza il simbolo del Fuoco per far "intra-vedere" il porsi del pensiero nell'intimità del logos.

Su questo, Eraclìto è ben cosciente della lezione di Anassimandro e non a caso l'affermazione che "Tutto è Uno" è la stessa che, molto tempo dopo utilizzerà Plotino, nella misura in cui sarà fatta propria dai mistici d'ogni tempo per dichiarare l'ineffabilità dell'andare totale, che è contemporaneamente l'andare dell'essere e dell'ente.

Il Logos è discorso e trama, ordine e legge universale, reale-razionale che è Essere e più che Essere, un fatto logico ed ontologico. Di fatto è intraducibile e è bene lasciarlo così, in tutte le sue implicazioni, senza dovergli dare necessariamente una traduzione. Penso che, solo molti secoli dopo Spinoza ha dato una buona definizione di Logos come ordo et connexio rerum et idearum.

Gli uomini che pur l'avvertono come amico intimo, non lo comprendono, viventi-dormienti, sordi, che non udendo, pensano il suono inesistente.

Perciò i più si accontentano dell'opinione (doxa) e vivono una vita immaginaria, preferendo la congettura alla Verità (aletheia), le tenebre alla luce.