Il San Max

 

Il superamento della filosofia, il valore della negatività, l'onnipotenza della critica, lo Spirito come motore della storia, l'apertura e la verbale simpatia verso il proletariato, lo sforzo di cogliere le strutture della realtà, la necessità d'una filosofia dell'azione, sono temi ampiamente dibattuti nella Sinistra hegeliana e, dunque, temi intorno ai quali, tra oscillazioni, contraddizioni ed invettive e reciproche scomuniche, si troveranno insieme Marx, Stirner e d Engels.
Partendo da questo presupposto, su cui insite particolarmente e approfonditamente Karl Lowith (1), é possibile non solo comprendere il peregrinare del pensiero di Marx, ma anche dare una giusta e imparziale collocazione ai Giovani hegeliani. Essi si assunsero il compito di storicizzare l'assoluta intellezione di Hegel, di calare un mondo logico, perfettamente compiuto, nella realtà, o, almeno così si illusero. In questo compito, dice Lowith, é tipico il loro comportamento di volersi distruggere reciprocamente, insultandosi accanitamente come borghesucci e reazionari (3).
Facendosi ingannare dall'imperversare di un verbalismo esasperato e dalle invettive continue, molti critici posteriori hanno fatto della Sinistra (?) hegeliana una storia di contrapposizione e non di continuità, fermo restando l'originalità del pensiero di ciascuno. Eppure ognuno di questi critici sapeva che Marx si era pesantemente avvalso di tanti contributi filosofici, da Hegel a Feuerbach, da Stirner a Ruge, da Hess a Bauer e, per alcuni anche di Kierkegaard (2), volendo citare solo i più significativi.
Hegel che aveva tacciato Spinoza di acosmismo (perché questi nella dialettica finito-infinito aveva risolto il finito nell'infinito, eliminandone la dialettica) era, di fatto, giunto ad una posizione analoga: la sua filosofia é una filosofia dell'essenza, in cui l'esistenza é sempre e completamente risolta e che trova la sua ragion d'essere in una onnicomprensiva quanto impotente autocoscienza dello Spirito.
La sua indagine della e sulla storia era nient'altro che lo sforzo teso ad annullare tutto concettualmente, in cui il negativo trapassa  nell'unica possibilità di un rovesciamento teorico. L'essere é quello che é e non lascia mai posto all'utopia.
La lotta per recuperare la concretezza storica è, al contrario ciò da cui muove la Sinistra hegeliana:  l'esistenza resta il solo reale, mentre l'essenza si tramuta costantemente nella realtà, man mano che realizza la sua progettazione: Così pensano di fondare la possibilità dell'esistenza come esteriorizzazione dell'essenza e nello stesso tempo dell'essenza come possibilità reale dell'esistenza.
A ben pensarci è un Hegel ritrovato nella sua originaria purezza, ma altrettanto perduto perché essi non possiedono nemmeno lontanamente la profondità e la potenza intellettuale del loro maestro. Perciò finiscono, tutt'al più, per ingigantire qualche aspetto secondario e negativo dell'affresco hegeliano, senza rendersi conto che nemmeno potevano ereditare l'uso della logica hegeliana, avendo disarticolato, fuori dalle frasi, il nesso reale-razionale.
Mehring nella Vita di Marx, a proposito dell'Ideologia tedesca, ha scritto: "E' una polemica ancora più diffusa di quanto sia La Sacra Famiglia nei suoi aridissimi capitoli e in cambio di questo deserto le oasi sono ancora più rare anche se non mancano del tutto. E pur se si avverte l'acume dialettico esso degenera però subito in sottigliezze e sofisticherie di tipo assai meschino"
Questa considerazione calza specialmente con quella parte dell' Ideologia tedesca che costituisce la polemica più pedante ed estesa mai scritta contro Max Stirner, titolata ironicamente San Max. L'Unico é esaminato e citato periodo per periodo, lasciando intravedere chiaramente come possa convivere la critica con la sofisticheria più irritante ed offensiva, pervenendo ad un'estensione libresca più ampia dello stesso Unico, a sua volta già fortemente prolisso e pieno di ripetizioni. Come ebbe a dire ancora Mehring, tutto ciò comprova "che quelle battaglie si combattevano in circoli estremamente ristretti", accentuando così il carattere polemico che distingueva le varie consorterie che nascevano la sera e non arrivavano al mattino.
Stirner é chiamato San Max, Jacques le bonhomme, rappresentante più incapace e ignorante d'una confraternita filosofica, pretonzolo, maestro di scuola berlinese, ginnasiale, filosofo fallito, buon borghese, piccolo borghese, San Sancio, letterato per piccoli borghesi e campagnoli e così via: invettive che concorrono a rendere impossibile quel senso di equilibrio e di partecipazione che occorre avere nei confronti di chi si intende criticare. Marx sembra avere il solo scopo di distruggere e denigrare, senza minimamente dar conto di quello di cui tacitamente e volutamente s'appropria. Anzi, forse per questo, per tutto il San Max, la figura di Stirner é quella di un incapace, tutto vuoto dal primo all'ultimo rigo.
Al di là, comunque, di questa impalcatura polemica e spropositata, i momenti che rientrano in una sana e corretta critica sono abbastanza numerosi e significativi e, tra l'altro costituiscono il primo momento in cui comincia a delinearsi il sistema marxiano. Ed é a questa parte che qui principalmente ci riferiremo.
Secondo Marx, l'uomo che riposto la sua causa sul nulla, "non prende come suo e non si appropria il mondo, bensì soltanto le sue fantasie febbrili del mondo" (4) (pp.106). Il mondo si riduce alla sua rappresentazione. "Nei diversi stadi della vita Stirner non vede che scoperte di se stesso e queste scoperte si riducono sempre ad una data situazione di coscienza. La modificazione fisica e sociale che si opera negli individui e che produce una modificazione nella coscienza naturalmente non lo interessa. (pp.108). La coscienza é vista, dunque, nella sua distorsione speculativa. "Non tenendo alcun conto della vita fisica e sociale dell'individuo e non parlando affatto della vita, San Max fa astrazione con perfetta coerenza della nazionalità, della classe ecc. ossia, ciò che é la stessa cosa, gonfia la coscienza dominante della classe a lui più vicina nel suo ambiente immediato fino a farne la coscienza normale di una vita umana" (pp.1o8).
L'idea. la rappresentazione astratta diventa la forza motrice della storia e la storia é trasformata in semplice storia della filosofia. L'influenza delle condizioni storiche reali viene tralasciata per fare "una storia di sedicenti idee", "una scoperta storia di fantasmi" che, analizzata con "materiale da ginnasiale", permette ogni virtuosismo di pensiero.
"Fin dal primo momento apprendiamo ciò che si pretende che gli antichi pensassero del loro mondo; essi sono contrapposti come dogmatici al mondo antico, al loro proprio mondo, invece di apparire come produttori di esso; si tratta soltanto del rapporto della coscienza con l'oggetto, con la verità: si tratta dunque soltanto del rapporto filosofico degli antichi col loro mondo; in luogo della storia antica subentra la storia della filosofia antica" (pp. 118). La storia greca si riduce ad una storia di astrazioni: ragione, spirito, cuore, mondaneità ecc.
Lo stesso avviene per i moderni che vengono individuati  non nella loro condizione storica, ma "nel loro comportamento teorico, anzi religioso" e "con la stessa rapidità con cui si é passati dalla filosofia antica alla religione cristiana, si può passare da questa alla filosofia tedesca moderna". Si segue fedelmente il metodo speculativo di far generare i padri dai figli, facendo produrre ciò che precede da ciò che segue, invece di spiegare la coscienza dell'uomo "sulla base delle condizioni empiriche e dimostrare come determinati rapporti di produzione e di scambio sono necessariamente legati ad una determinata forma di società, e quindi ad una determinata forma di stato, e quindi ad una determinata forma di coscienza religiosa coscienza religiosa. Se Stirner avesse esaminato la storia reale del Medioevo, avrebbe potuto trovare perché la rappresentazione cristiana del mondo del medioevo assunse proprio quella determinata forma e come accadde che più tardi si tramutò in un'altra; avrebbe potuto trovare che il cristianesimo non ha affatto una storia e che tutte le diverse forme sotto le quali esso viene concepito in tempi diversi non erano autodeterminazioni e progressivi sviluppi dello spirito religioso, ma furono determinati da cause del tutto empiriche, sottratte ad ogni influenza dello spirito religioso" (pp. 135).
Stirner, secondo Marx, poiché fa storia di fantasmi pensa che siano questi fantasmi a produrre le condizioni della vita concreta; sembra che sia la posteriore costruzione filosofica a produrre quelle condizioni "come sue rivelazioni".Le frasi ipocrite e le illusioni degli uomini (5) diventano, sub specie aeternitatis, i motivi delle azioni.
Questo regno degli spiriti Stirner poteva facilmente rinvenirlo in Hegel ed indubbiamente la sua riflessione "é confezionata con materiale di Hegel" (pp. 152). Nel voler concepire la storia come prodotto di idee astratte "o meglio delle sue rappresentazioni delle idee astratte", Stirner si culla nell'illusione del rinnovato dominio dello spirito, prendendo per mondo reale, la concezione del mondo tramandatagli da Hegel. "Hegel considera la rivoluzione francese come una fase nuova e più perfetta di questo dominio dello spirito; vede nei filosofi i signori del mondo del XIX sec.; sostiene che attualmente hanno valore fra gli uomini soltanto idee astratte; che già per lui il matrimonio, la famiglia, lo stato, il guadagno personale, l'ordinamento civile, la proprietà ecc. sono concepiti come divini e sacri, come il religioso e che l'eticità é rappresentata come santità mondanizzata o mondanità santificata, come la più alta ed ultima forma del dominio dello spirito sul mondo: tutte cose che ritroviamo letteralmente in Stirner" (pp. 158), e il risultato non può che essere necessariamente comico.
La caratteristica degli ideologi é scambiare il reale con l'ideale, presupponendo il dominio del pensiero sulla storia ed immaginando che "le condizioni reali si siano regolate secondo l'uomo e le sue condizioni ideali", riducendo la storia alla storia della coscienza che gli uomini hanno di se stessi, scambiando inevitabilmente Berlino col mondo: (6).
"La chiave per capire la critica di San Max e dei suoi predecessori é la storia della borghesia tedesca" (pp. 177). "I borghesi tedeschi erano impotenti per opporre degli argini allo sfruttamento da parte degli olandesi. La borghesia della piccola Olanda, con i suoi sviluppati interessi di classe, era più potente dei borghesi di Germania, molto più numerosi, con la  loro mancanza di interesse e i loro interessi spezzettati e meschini. Al frazionamento degli interessi corrispondeva il frazionamento dell'organizzazione politica, i piccoli principati e le città libere" (pp. 178). Durante l'epoca della monarchia assoluta l'amministrazione dei pubblici interessi assunse un'autonomia anormale perseguita nella burocrazia moderna, attraverso cui lo stato, diversamente da altri paesi, "si costituì in potenza apparentemente indipendente". Da qui "sia le illusioni correnti in Germania sullo stato, sia l'apparente indipendenza che qui i teorici hanno nei confronti dei borghesi, l'apparente contraddizione fra la forma in cui questi teorici esprimono gli interessi dei borghesi e questi interessi stessi" (pp. 179). Cosicché, riguardo a Kant, i borghesi tedeschi non si accorsero che alla base del criticismo c'erano "interessi materiali e una volontà condizionata e determinata dai rapporti materiali di produzione" che egli trasformò in "determinazioni ideologiche puramente concettuali e in postulati morali".
Gli ideologi tedeschi sono un'espressione analoga e dimostrano la stessa fantasticheria, arrivando naturalmente ai risultati più assurdi del mondo. San Max, dunque, non pensa che "le formule liberali sono espressione idealistica degli interessi reali della borghesia, ma al contrario, nel senso che l'ultimo scopo del borghese sarebbe di diventare un perfetto liberale". Stirner ha del proletariato la stessa idea del borghese agiato e del burocrate;  identifica proletariato e pauperismo, ignorando che il pauperismo é soltanto la condizione del proletariato rovinato. Gli operai vengono considerati come una società chiusa, capaci di emanciparsi attraverso una semplice decisione. D'altra parte ignora che "non si tratta di liberare il lavoro, ma di abolirlo".
Riguardo alla critica che San Sancio muove al comunismo é evidente che scambia per comunismo "la concezione di alcuni liberali che passano al comunismo e il modo di esprimersi di alcuni comunisti che per motivi molto pratici parlano in linguaggio politico" (pp. 189). Una tale critica era possibile solo pensando che l'operaio isolato potesse ribellarsi con le sue sole forze contro il mercato mondiale, lasciando tutto alle sue "capacità" e non ai rapporti di produzione e di scambio in cui vive. "E' il fenomeno antico dell'esame di coscienza e della penitenza cristiana in forma germanoco-speculativa" (pp. 194).
"Egli crede che i comunisti si aspettino che la società dia loro qualcosa, mentre essi, se mai, vogliono darsi una società" (pp. 195), di modo che per i comunisti il mutamento di se stessi coincide col mutamento delle situazioni reali.
Stirner ha visto nel comunista il lavoratore, proprio secondo la prospettiva borghese, mentre di fatto il comunista intende distruggere il lavoro per emanciparsi e abolire la miseria, "Le prime forme di sollevazione operaie erano in rapporto col grado di sviluppo al quale, di volta in volta, si trovava il lavoro e con la forma della  proprietà che ne derivava; l'insurrezione direttamente o indirettamente comunista é in rapporto con la grande industria"  (pp. 202).
I comunisti non vogliono affatto sopprimere l'uomo privato per amore dell'uomo universale: per loro questa antitesi é apparente, perché "uno dei lati, quello cosiddetto generale , é continuamente generato dall'altro". "Il comunismo é puramente incomprensibile per il Nostro Santo, perché i comunisti non propugnano né l?egoismo contro l'abnegazione né l'abnegazione contro l'egoismo e non accettano teoricamente questa opposizione né nella forma casalinga né in quella ideologia e strampalata, ma piuttosto ne dimostrano l'origine materiale, insieme con la quale essa scompare da sé. I comunisti non predicano alcuna morale in genere, cosa che fa Stirner nell'estensione più larga. Essi non pongono imperativi morali: amatevi l'un l'altro; non siate egoisti, ecc.; essi, al contrario, sanno benissimo che in determinate condizioni l'egoismo, così come l'abnegazione, é una forma necessaria per l'affermazione degli individui". (pp.229).In Stirner si tratta di far apparire come già estraniati sia le condizioni reali quanto gli individui reali, per trasformare tutto in una formula, ponendo a base di tutto il puro pensiero dell'estraniamento. Sostituisce la realtà con la categoria; comprende non i rapporti reali, ma quello che passa per la sua immaginazione, colorando di "affettività" la sua teorica appropriazione. Sentimentalismo, millanteria sono in lui "espressione specifica dell'avversione impotente del filisteo".
La "manìa" di invertire i termini , si presenta ancora a proposito dello stato, il quale viene riferito alla volontà dominante fuori dall'esistenza materiale degli individui. Viceversa la vita degli individui "non dipende dalla loro pura volontà", al contrario il loro modo di produzione e la forma di relazione si condizionano a vicenda. "Questi rapporti reali non sono creati dal potere dello stato, essi sono piuttosto il potere che crea quello" (pp. 313). Lo Stato non preesiste, ma é la conseguenza di questi rapporti, così come per la volontà: "prima che le condizioni siano sviluppate al punto da poterla produrre, questa volontà nasce soltanto nella volontà degli ideologi" (pp. 414). L'indagine sul diritto ripropone ancora questa "conoscenza per nomi", insieme alla fantasticheria sulla proprietà privata (7). Stirner ignora che la proprietà privata sia una necessità in determinati momenti storici e che può essere abolita solo quando "si siano create forze produttive per le quali la proprietà privata é un ostacolo e un impedimento". Cosicché "la sua proprietà egoistica", posta come alternativa, si svela come nient'altro che la proprietà borghese "trasfigurata nella sua fantasia beatificante". 
In quanto al dilemma posto tra rivoluzione e rivolta, la questione é semplice: "rivoluzione e rivolta si distinguono in quanto nella prima lo si sa  e nella seconda ci si fanno delle illusioni" (pp. 367).
L'associazione stirneriana, per contro canto, finisce col mantenere la proprietà fondiaria, la divisione del lavoro e il denaro, "così come queste condizioni vivono nella immaginazione di un piccolo borghese". Lo Stato si conferma come giudice di opposti egoismi, riportando come necessaria la repressione e un potere pubblico ad essa delegato. "S'intende poi che insieme con i rapporti di proprietà viene ristabilito l'intero diritto civile". (pp. 389). Anche la tanto decantata "peculiarietà" finisce per essere sacrificata, così come la distinzione di lavoro umano e lavoro unico. La sua teoria dell'utilità e dello sfruttamento finisce inevitabilmente per legarsi al determinato sviluppo della borghesia, così come precedentemente era accaduto ad Helvetius,d' Holbach e Locke.
"Egli ha un solo merito, ma senza volerlo e senza saperlo: il merito di essere espressione del piccolo borghese odierno che aspira a diventare un vero borghese" (pp. 401). Del resto "Sancio non doveva sforzarsi a modificare la coscienza, ma al massimo l'impulso che agiva sulla coscienza; in tal caso avrebbe inutilmente scritto il suo libro" (pp. 413)
Egli, proprio  perché non rinnega mai l'idea "che basta cacciarsi dalla testa alcune rappresentazioni per cacciare dal mondo le condizioni dalle quali queste rappresentazioni sono derivate", immagina che la misura della libertà conquistata sia dipesa dal variare dell' "ideale dell'uomo", mentre nella realtà gli uomini si sono liberati non nella misura del loro ideale, ma delle forze proprietarie dei mezzi di produzione esistenti. 
Il partire da sé non comporta che le relazioni non assumano una loro importanza oggettiva, proprio in quanto gli uomini entrano fra loro in relazione secondo un determinato modo di essere, "a un certo grado di sviluppo delle lo forze produttive e dei loro bisogni". Ma é questo tipo di sviluppo che ovviamente dimostra che "lo sviluppo di un individuo é condizionato dallo sviluppo di tutti gli altri con i quali é in rapporto diretto o indiretto" (pp.429), che "la storia di un singolo individuo non può essere affatto staccata dalla storia degli individui passati e contemporanei, essendone invece determinata".
Per sfuggire al "soffocamento dell'individualità da parte della casualità " e superare" la dominazione dei rapporti oggettivi sugli individui", esiste l'unica possibilità di "dare alla società un'organizzazione comunista".
"Abbiamo mostrato altresì - dice Marx - che l'abolizione della divisione del lavoro é condizionata dall'esser giunto lo sviluppo delle relazioni e delle forze produttive ad una tale universalità che la proprietà privata e la divisione del lavoro siano per esso un impedimento. Abbiamo mostrato inoltre che la proprietà privata può essere abolita soltanto a condizioni che gli individui siano giunti a un grado di sviluppo universale appunto perché le relazioni e le forze produttive da essi incontrate sono universali e possono appropriarsene, ossia farne una libera manifestazione della loro vita, solo individui che si sviluppano su un piano universale. Abbiamo mostrato che gli individui attuali debbono abolire la proprietà privata perché le forze produttive e le forme di relazione si sono sviluppate al punto che sotto la dominazione della proprietà privata esse sono diventate forze distruttive e perché l'antagonismo tra le classi é stato spinto all'estremo.
Abbiano mostrato infine che l'abolizione della proprietà privata e della divisione del lavoro é essa stessa l'unione degli individui sulla base data dalle forze produttive e dal commercio mondiale attuali". (pag.431).
Per i filosofi la difficoltà maggiore é di "scendere dal mondo del pensiero nel mondo del reale", in quanto questa difficoltà riflette "l'indipendenza acquistata dai rapporti e dalle relazioni personali degli individui", onde "l'ordinamento sistematico di questi pensieri", come caratteristica occupazione degli ideologi, non é altro che la conseguenza della divisione del lavoro. Feuerbach diceva: quando cessano le parole, soltanto allora comincia la vita".
In conclusione "come avviene che, a dispetto delle persone, gli interessi personali si evolvono sempre fino a diventare interessi di classe, interessi collettivi, i quali si rendono indipendenti di fronte alle persone singole, nel rendersi indipendenti assumono la forma di interessi generali, come tali entrano in opposizione con gli individui reali, e in questa opposizione, per cui sono determinati come interessi generali, possono essere rappresentati dalla coscienza come interessi ideali, persino religiosi, santi? Come avviene che nell'ambito di questa trasformazione degli interessi personali in interessi indipendenti di classe la condotta personale dell'individuo deve oggettivarsi, estraniarsi, e in pari tempo esiste senza di lui, come potenza da lui indipendente, prodotta dalle relazioni, si trasforma in rapporti sociali, in una serie di potenze che lo determinano, lo subordinano e quindi appaiono nella rappresentazione come potenze sante? Se Sancio avesse capito una buona volta il fatto che nell'ambito di certi modi di produzione, i quali naturalmente non dipendono dalla volontà, si pongono al disopra dell'uomo delle potenze pratiche sempre estranee, indipendenti non solo dall'individuo isolato ma dalla stessa totalità degli uomini allora potrebbe riuscirgli abbastanza indifferente se questo fatto venga rappresentato in forma religiosa o se nella immaginazione dell'egoista, al di sopra del quale tutto si pone nella rappresentazione, venga falsato in modo che egli non pone niente al di sopra di sé. Allora Sancio sarebbe disceso dal regno della speculazione in quella della realtà, da ciò che gli uomini si immaginano a ciò che sono, da ciò che si rappresentano al modo come agiscono e devono agire in circostanze determinate. Ciò che gli appare come prodotto del pensiero, lo avrebbe compreso come prodotto della vita. Non sarebbe arrivato all'assurdità, degna di lui, di spiegare il dissidio fra interessi personali e interessi generali col dire che gli uomini si rappresentano questo dissidio anche sotto forma religiosa e che appaiono a se stessi a questo o a quel modo che é soltanto un'altra parola per indicare la rappresentazione" (pag.228): é un fatto notorio che vi sono individui riflettenti i quali nella loro riflessione e attraverso la loro riflessione credono di avere superato ogni cosa, perché in realtà non escono mai al di fuori della riflessione (pag.240).
"In generale é un'assurdità il supporre, come fa San Max che si possa soddisfare una passione separatamente da tutte le altre senza soddisfare se stesso, l'intero individuo vivente. Se questa passione assume un carattere astratto, distaccato, se mi si contrappone come una potenza estranea, se dunque la soddisfazione dell'individuo appare come una soddisfazione unilaterale di una singola passione, la cosa non dipende affatto dalla coscienza o dalla buona volontà, e meno che mai dalla mancanza di riflessione intorno al concetto della proprietà, ma dell'essere; non dal pensiero, ma dalla vita; dipende dallo sviluppo empirico e dalle manifestazioni della vita dell'individuo, il quale a sua volta dipende dalle condizioni esterne. Se le circostanze nella quale questo individuo vive gli permettono soltanto di sviluppare unilateralmente una quantità a spese di tutte le altre, se esse gli danno materia e tempo per sviluppare soltanto quest'unica qualità, questo individuo non va oltre ad uno sviluppo unilaterale, monco." (pag.244)

 

                 

 

NOTE

 

1 - k. Lowith, op.cit. pag.481

2 - Idem, pag.483

3 - Idem, pag. 486

4 - Le pagine messe tra parentesi si riferiscono all'Ideologia Tedesca, op. cit.

5 - In Stirner anche questa coscienza é scomparsa; egli crede veramente al dominio delle idee astratte nell'ideologia nel mondo attuale, egli crede, nella sua lotta contro i predicati, i concetti, di attaccare non già un'illusione, ma le reali potenze dominanti nel mondo. Da ciò il suo sistema di mettere tutto a testa in giù, da ciò l'enorme credulità con cui prende per oro colato tutte le false illusioni, tutte le affermazioni ipocrite della borghesia. (Pag.219).  

6 - " Nel caso del nostro autore unico, é evidente che la base della sua genialità é costituita da una serie splendida di pregi personali, i quali danno origine al suo singolare virtuosismo di pensiero. Dal momento che questi pregi sono già stati ampiamente dimostrati precedentemente, basta qui raggruppare brevemente i principalissimi: Disordine del pensiero, confusione, incoerenza, goffaggine confessa, ripetizioni a non finire, costante contraddizione con se stesso, equazioni senza uguali, tentativi di intimidazione contro il lettore, doppiezza sistematica nella deduzione delle idee, dipendenza dalle tradizioni hegeliane e dalle chiacchiere in voga a Berlino, fabbricazione completa di una lunga brodaglia. (Pag.491)
I mezzi di un simile pasticcio sono tra gli altri la sinonimica e l'apposizione.

7 - "I rapporti di produzione degli individui, quali si sono avuti sinora, devono parimenti esprimersi come rapporti politici e giuridici. All'interno della divisione del lavoro questi rapporti devono rendersi indipendenti di fronte agli individui.
Tutti i rapporti non possono essere espressi nella lingua se non come concetti. Che queste generalità e questi concetti appaiano come potenze misteriose é una conseguenza necessaria dell'indipendenza acquistata dai rapporti reali di cui essi sono espressione. Oltre a questo valore che hanno nella coscienza comune, queste generalità acquistano ancora un valore e uno sviluppo particolare ad opera dei politici e dei giuristi, i quali si sono assegnati il culto di questi concetti in seguito alla divisione del lavoro e vedono in essi, e non nei rapporti di produzione, il vero fondamento di ogni reale rapporto di proprietà. (Pag.351)