(ipotesi di lavoro: Dicembre 2008. Pagina aggiornata a Dicembre 2008)
La scuola antropologica e il superamento della filosofia .
1 - Quando la filosofia non riesce ad assolvere al compito di mettersi al servizio della vita, ossia produrre cambiamenti reali e positivi (e finisce per rinchiudersi in se stessa), allora inizia la sua agonia. Le frasi si sostituiscono alla realtà, la teoria si contorce su se stessa, la vita resta distante dalla parola.
La filosofia, in breve, perde la sua importanza allorquando la coscienza si rivolge solo alla coscienza.
A questo punto di massima tragedia per la Ragione interviene pesantemente la Storia. Gli accadimenti ed i suoi protagonisti fanno valere il proprio peso.
La coscienza storica, non solo narrando, ma valutando e progettando, declama la sua priorità rispetto alla nullità del dire.
Si capisce chiaramente che, in questo drammatico confrontarsi, sia la Filosofia che la Storia abbiano bisogno di un superamento e questo superamento chiameremo d'ora innanzi antropologia analitica.
2 - Semanticamente il termine antropologia dà esattamente il senso e le prospettive di questa nuova-antica Scienza, poichè coniuga strettamente Uomo e Ragione, che restano i momenti imprescindibili delle nostre ricerche.
Ma se è stato possibile dare una definizione e un percorso storico di Filosofia e Storia, molto più difficile è dire propriamente cosa è antropologia, intersecando essa, come l'anima d'entrambe, tanto la storia che la filosofia e rubando ad esse, o meglio, portando entrambe ad approdi più scientifici, tenendo conto che la Scienza, più dell'arte e della religione, si è, nel corso dei secoli, ritagliata un'autonomia epistemologica, che sempre meno si adatta al ruolo tradizionale di ancilla philosophiae.
Cercheremo di stabilire in itinere il compito, i mezzi e gli ambiti che caratterizzano l'antropologia, quest'approdo delle nostre ricerche, anche perchè anche i suoi legittimi cultori non lo hanno stabilito esattamente.
3 - Intendiamo, dapprima, per antropologia la storia e la scienza di tutto ciò che l'uomo ha espresso sia come fatti sia come intenzioni: essa studia le Opere Storiche realizzate e mancate, perchè in entrambe è presente lo Spirito che agisce sia nel mondo della Natura che dell' Umanità.
L'antropologia non coglie più, ad esempio, la Giustizia come essenza del Logos (la primigenia lezione di Anassimandro, Eraclito e Parmenide) ma il "modo di giudicare" da parte di un determinato Uomo in determinate organizzazioni sociali, non mancando di utilizzare tutto il complesso e grandioso apporto della filosofia.
Così quando la Giustizia del Logos si trasforma, in-forma o semplicemente si associa a quello che l'uomo chiama Norma o Legge, si verifica una Rivoluzione antropologica che non parte più dal Logos ma dall'uomo stesso.
Come l'uomo giudica cosi è nella sua essenza: la "sua" giustizia è il suo intimo espresso. Perciò il ruolo della Giustizia nell'antropologia è analogo al ruolo di Dio nella religione.
4 - Nel V° sec. a. C. possiamo dire che si collochi l'alba dell'antropologia, genericamente intesa, allorché Protagora, primo fra tutti, affermò che "l'uomo e misura di tutte le cose". E quando, nello stesso periodo, Socrate pose il problema di "cosa è l'uomo?" e "quale uomo stabilisce la misura?" egli innalzò potentemente il muro di cinta dell'antropologia, dandole il compito dell'analisi del Sè (il conosci te stesso della filosofia) e la fondazione del "discorso sul metodo", che, come strumento, va anch'esso legittimato.
Da questo punto di vista è La Repubblica di Platone la prima espressione filosofica dell'antropologia.
5 - Sviluppati i punti precedenti, dovremmo convenire che lo scopo generale dell'antropologia è stabilire una cognizione dell'uomo così come è stato ed è, senza interferenze da parte dell'opinione. Ossia propone una rifondazione in base alla ragione educata alla scienza facendo dell'uomo un oggetto, di cui analizza attività e presunzioni d'essere e ne descrive ogni attività finora conosciuta, senza ipotesi preconcette, per stabilire campi esatti di determinazione e soluzione. Insomma l'uomo per l'antropologia non è l'uomo come dovrebbe essere, ma l'uomo qual è stato e qual è. Nè ne propone "un diverso" se non dopo aver capito perchè è stato ed è così.
Le realtà effettuale ci porterà a considerare non i progetti utopistici, ma le reali variazioni, concretizzatesi realmente in fatti storici reali.
Così se Machiavelli, Hobbes, Marx (per citare già tanto citati autori) fanno, ad esempio, scienza antropologica. La loro "utilizzazione" non ha senso se si perde di vista che nella nostra epoca sono accaduti fatti mai verificatisi nella storia mondiale e si sono espresse personalità criminali che non hanno paragone nelle vicende passate. Ragion per cui un'antropologia che vuole essere fattiva avrà ben precisi teorici e ben precisi casi concreti da esaminare.
E se questo è fare indagine dell'uomo storicamente dato, cosa resta del Logos da cui siamo partiti? (Introduzione)
Il Logos è stato ignorato e dunque deve essere riconquistato diversamente, per vie che non siano quelle già percorse. Se è, come abbiamo scritto, Ragione-che-si-dà-alla-ragione dobbiamo pensarlo come Ragione che non solo non è stata ricercata ma è stata dimenticata o meglio negata.
Un apparente sconfitta ma che è una vittoria grandiosa: infatti mai come oggi se la ragione non viene ritrovata è la stessa sorte dell'uomo che diverrà irrimediabilmente compromessa. Per cui il Logos ancora di più "si-dà" (e non può non farlo), perchè più semplicemente "si impone".
Ma tutto ciò va ben al di là della filosofia così come l'abbiamo conosciuta.