STORIA CRITICA DELLA FILOSOFIA
(2008)
Introduzione alla Filosofia
1 - I problemi e le domande che si pone la filosofia discendono da una domanda prioritaria, che è questa: possiamo comprendere razionalmente la Causa dell'Essere e dell'ente? ossia: qual è la Causa prima dell'essere così come siamo?
Per delucidare perfettamente il quesito, intendiamo per ente tutto ciò che si presenta come uno ed unico nel suo genere e nella sua specie; mentre per Essere l'insieme di tutti gli enti temporalmente possibili. La Causa prima,dunque, è quella che dà conto dell'origine, del procedere e del fine dell'esistere in quanto esistere.
2 -Storicamente il filosofo, detto inizialmente soltanto sofos (saggio), fu, già nel suo prima presentarsi, un osservatore-sistematore che univa al desiderio di non soggiacere alla chiacchiera la volontà di leggere e carpire (1) la realtà profonda di ciò che è, per rispondere non per tradizione, ma argomentando, ai seguenti interrogativi: esiste un Tutto? qual è la sua Natura? in che rapporto si pone rispetto a noi? in particolare, a me? Ed altrettante serie domande apparentate.
Questo non solo per la semplice esigenza di comprendere, ma per ben vivere, giacchè la filosofia se è pensiero è sempre pensiero di qualcosa.
L'uomo e il suo destino, il significato, lo scopo e il senso della vita cosmica (2), la Ragione e il suo essere questa Ragione, sono per il filosofo, in modo aprioretico, il porsi stesso della Ragione-che-si-dà-alla-ragione ovvero della Realtà-che-si-fa-Ragione, in quanto la Ragione è Causa e Fine del pensiero e delle cose. Altrettanto, fin dal suo configurarsi, la filosofia verificava che tale darsi non può che essere continuamente riproposto dal momento che la sapienza, la sofia, è sempre qualcosa che si acquista con tanta fatica e con molta facilità si accantona ossia la filosofia si porrà sempre come Storia della Filosofia.
Il filos (desiderio affettuoso), che è compiutamente desiderio sofferto di com-prendere (prendere-con-sé) il Vero e ad esso dedicarsi, specifica, pertanto, questa presente Storia critica, che ben si addice a questi tempi critici, che determinano un'esistenza sofferta: appunto, critica.
3 - Tuttavia, critica ha uno specifico significato, legato alla natura speciale del pensare filosofico, o, ancora, alla chiarezza speculativa nello stabilire l'oggetto, l'ambito e gli strumenti del pensiero e, in particolare, lo stare con oculatezza in campo con un fine.
Se, come abbiamo accennato, oggetto della filosofia è la Ragione, il Logos (vale a dire la Realtà Reale, il Soggetto Razionale Permanente, la Causa Prima dell'Essere e dell'ente), allora la Storia della filosofia é la storia del Logos cercato attraverso i secoli, la storia dei tempi del suo svelamento, che è il pre-sentarsi stesso, che si dà, fin dal principio, come Verità. Per questa istanza, si trova necessariamente, interno al Logos, la realtà e il senso dell'uomo, poiché il nostro esistere ha significato (3) solo in quanto parte più intima dell'Assoluto.
La filosofia, di conseguenza, ha un ambito che la differenzia apertamente dalla scienza, dalla religione e dall'arte, che del Logos tutte individuano solo una dimensione, un aspetto determinato, il più delle volte offuscate dall'unilateralità fondamentalista.
Il solo strumento conoscitivo che è consentito alla filosofia è l'intelletto-ragione. Per questo la filosofia si pone il compito arduo di "stanare chi e cosa porta fuori" questa ragione dai suoi compiti, dal suo ambito e dal suo fine. Potremmo dire, fuori da se stessa. Questo compito statuisce (4) la criticità della storia della filosofia, tale da fare sempre del filosofare un sospettare a tutto campo.
Riunendo questi due significati di "critica", si deve convenire necessariamente che la storia della filosofia è tanto la storia della Ragione che avanza quanto quella del Logos che non si sottrae. Come a voler dire: lo sforzo congiunto dell'uomo e di Dio.
E con ciò si perviene all'assunto che è il fondamento di tutti i fondamenti: Tutto è uno (monismo assoluto). Questa è la premessa e la conclusione della filosofia.
Altre cose potranno dirsi intorno al Logos, oltre quelle già espresse, ossia che il Logos è Giustizia, è Destino, è Verità, è Trama e Discorso, ecc.; che in Esso convivono Necessità e Libertà, Assoluta Immanenza e Immensa Trascendenza e tant'altro, ma tutto si dipana dal principio e fin dal principio, dalla identità permanente del Logos con se stesso.
Si potrà anche dire erroneamente che il Logos è ragione o sentimento o volontà o qualsivoglia cosa, in quanto di esso si considerano aspetti antropomorfici, dei quali non può certamente essere privo, ma che sono miseria davanti al suo essere Tutto.
4 - Questo Logos, nelle sembianze di elemento primo naturale o archè, "apparve"(5), per la prima volta, in Occidente, a Mileto, poi ad Efeso ad Elea e Crotone ed Anassimandro, Eraclito, Parmenide e Pitagora ne furono i primi incommensurabili interpreti. In seguito si trasferì ad Atene e sedette a convivio con Socrate e Protagora, amò specialmente Platone, ascoltò Aristotele ma anche Democrito, riposando, cortesemente, al Giardino di Epicuro.
Poi fece un repentino percorso, per farsi conoscere da tutti e parlò per bocca di un figlio di un falegname, a Nazareth, e costui, Jeshuà, (Gesù come comunemente inteso) insegnò un appellativo del Logos mai prima conosciuto: "è Padre mio e Padre Vostro", dando così conto dell'Essere e dell'ente. E disse di sé la cosa più folle in tutta la storia: "sono la Via, la Verità e la Vita", ossia le connotazioni del Logos nella sua piena trasparenza. Predicò la realizzazione, immediata e consequenziale del Regno di Dio, ponendo l'uomo e il pensiero di fronte al compito di andare "oltre" e pensare "altro".
Da allora il Nichilismo attaccò con ogni sua risorsa, ben sapendo che, con Cristo, il Logos si giocava il suo stare tra gli uomini. Esso sfidò Jeshuà sullo stesso terreno e chiese all'uomo "se" fosse capace di andare oltre pensando altro, così come dichiarava, storicamente.
Con la sconfitta del Cristianesimo, in tutte le sue varianti, che definitivamente si evidenziò nel XX° sec., seguito dal fallimento del comunismo reale, che è stato, nei suoi fondamenti teorici, la variante laica del cristianesimo, gli uomini restarono orfani e senza grandi speranze.
5 - La filosofia ha, dunque, esaurito il suo compito?
Su questo terzo motivo si giustifica l'esposizione critica di questa storia della filosofia, se a questo punto urge interrogarsi-sul-delitto.
Credo, infatti, che non si possa affrontare alcun problema se non si comprende la ragione e le conseguenze di questi due fallimenti. Sarà bene considerare "se" con l'abbandono o la morte del Padre, si è persa definitivamente la garanzia del porsi "reale" degli stessi atti del pensiero come ordine delle cose e della loro genesi.
E' vero che i figli diventano autonomi in conflitto col padre, cercando una vita apparentemente più concreta e meno incerta, ma in quest'ultimo caso, il loro agire in vana autonomia non potrà che risultare un vagare inessenziale.
Per riconquistare il Logos questi figli dovrebbero allora percorre il faticoso cammino della preistoria dello Spirito, del ritorno alle radici, ricucendo il legame spezzato, ma non è detto che ritroveranno ciò che a loro si era dato gratuitamente.
Potrebbe verificarsi qualcosa di più grave: che il Signore, stanco di restare tanto afflitto-nella-sua-casa, decida di volgere altrove lo sguardo ed abbandoni senza rimpianto la desolazione oscura degli uomini e del mondo.
Note
1 - Vedremo in seguito che per capire basta il semplice intelletto, ma è dalla ragione metafisica che ci proviene la situazione reale del reale e del suo senso. Carpire è l'azione tipica della filosofia.
2 - Cosmos è la prima grande categoria stabilita dalla filosofia greca. Attraverso essa è possibile individuare la profonda differenza tra i primi che filosofarono e la tradizionale cultura omerico-esiodea.
3 - Nel senso latino: signo.
4 - La filosofia, come ogni sapere, si fa sapere reale in quanto si dà un suo specifico Statuto.
5 - L'origine implica sempre una visione non chiara e in questo senso si deve definire la comprensione del Logos una parvenza.
Grimaldi, anno del Signore 2008.