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Aggiornato al 30 giugno 2008

Parmenide

 

 

 

Sulla Natura

(Traduzione non definitiva)

 

 

 

 

[1]      Proemio

 

Le cavalle mi portano fin dove il desiderio prevale.

Mi  condussero ora, dirette da giovani dee, e mi misero

sulla via che molto ha da dire

e che porta per ogni abitato l'uomo che sa.

Per essa ero portato; per essa dunque mi portano

le tanto assennate cavalle, il carro tirando, le giovani additando la via.

L'asse nei  mozzi strideva con suono di zufolo,

in ciascuno dei lati, infiammato dai ruotanti duplici cerchi, 

poiché affrettavano il corso le giovani figlie del Sole,

della Notte lasciate le case e alla luce i veli dalla testa levati.

Là è la porta a cui giungono i sentieri della Notte e del Giorno,

da un architrave e una soglia di pietra racchiusa.

E la porta, in rilievo nel cielo, è piena di grandi battenti.

Di essi, Giustizia, che molto punisce, trattiene le chiavi,

con cui, parimenti serra e dischiude.

Fu lei che blandendo convinsero con dolci discorsi e senno avveduto

le giovani, affinché rimuovesse presto la spranga  incavigliante la porta.

E non invano e subito allora si aprì dai battenti  la porta,

girati l'un dopo l'altro nei loro incavi i cardini

gravi di bronzo da borchie e punte fissati.

Direttamente di là, attraversata la porta,

le fanciulle ressero carro e cavalle lungo la strada.

Mi accolse benigna la dea e mi prese nella destra la mano

e parlò, dicendomi queste parole:

"Giovane, tu compagno di immortali aurighe,

da cavalle portato, tu che giungi alla nostra dimora,

salve!, poichè ti scortò non infausto fato per questa via,

(che in verità  sfugge alla orme dell'uomo) ma legge divina e giustizia.

Occorre che a te nulla sfugga,

sia l'intrepido cuore della Verità ben rotonda

sia dei mortali le opinioni, in cui non sta sicura certezza.

Saprai in tal modo che le cose apparenti

per necessità furono così, tutti i sensi avendo impregnati. 

 

[2]

(continua)