Brevissima introduzione alla Sezione... per familiarizzare.
Potrebbe sembrare abbastanza forzato unire sotto lo stesso tema, la morte di Dio, quattro filosofi apparentemente tanto diversi. Eppure basta pensare a questo: che annunciando la morte di Dio, Hegel, Marx, Nietzsche e Freud hanno spazzato definitivamente via tante idiozie religiose, storiche, sociali e psicologiche e, dunque, hanno agito, per così dire, come operai nell’orto del Logos, il vero Logos, ormai straniato dalla scienza che doveva annunciarlo e difenderlo, l'inetta filosofia.
Hegel ha dato la coniugazione più grandiosa di cristianesimo e Ragione. La sua filosofia è tutta una magnificazione di una possente intuizione: la presunta logica del Logos, la logica dialettica. Ed effettivamente ad essa è impossibile rinunciare senza cadere in grossolani errori. Premesso questo, segnalo grossolanamente, tanto per dare un esempio dell’empietà di Hegel, due temi che rovesciano completamente il suo positivo atteggiamento: la cosiddetta astuzia della ragione e la determinazione dello stato come “dio in terra”. Ma quello che assolutamente è inesatta è la triade dello Spirito Assoluto.
Analogo ragionamento va fatto per Marx, se lo si interpreta, così come va interpretato, all’interno dello Spirito Oggettivo di Hegel. Da questa prospettiva Marx è stato il più brillante seguace laico del cristianesimo (vedi: Introduzione). Eppure anche in lui c'è un errore fondamentale: la sacralizzazione della classe operaia e la riduzione del Logos a semplice soggetto storico, adialettico (vedi Marx).
Nietzsche, per chi lo sa comprendere, è il più cristiano dei moderni, il folle di Dio. Letto da questo versante, la sua potente figura sta alla pari con gli altri tre autori indicati. Più vicino a Marx che ad Hegel, Nietzsche li ha rivisitati con gli occhi di Eraclito e la durezza di Stirner. Così ha fatto degli aristoi, diversamente dal grande efesino, dei soggetti autonomi, capaci di svilupparsi fuori dal Logos. E da questo errore derivano tante pagine inutili e tante terribili intuizioni. Effettivamente la sua unilateralità è direttamente proporzionale a quella di Marx.
Freud è stato il negatore di Dio più coerente e irriducibile, poiché Lo ha modellato secondo il padre terreno. E’ questo un momento a cui Freud non ha mai voluto rinunciare, cosa che ha comportato tanto beneficio a certe malattie, ma ha tolto l’uomo dall’incubo del confessionale pretesco per portarlo su un lettino di medico, non molto dissimile né tanto più solido del vecchio armamentario. Nessuno, però, potrà espropriarlo dal merito incommensurabile di aver abbattuto la coscienza comune e averle dimostrato che altro non era che senso civile o spaurito mezzo d'indagine, spirito negletto. E con essa abbatté, pur non facendo direttamente filosofia, il Logos della filosofia, dimostrando che in fondo ad ogni uomo si cela l'inverosimile Logos di sempre.
Tutti quattro questi grandi (devo ribadire) nel loro piangere sulla sepoltura del Logos, sono stati tanto sinceri che attraverso loro si può ritornare a parlare del Logos con maggiore onestà e più agguerrita diffidenza verso le scorie cancerogene che sono state accumulate tanto dalla stessa filosofia che da questo innaturale cristianesimo fondato da Costantino, l’imperatore criminale, che fu realmente il primo papa del cattolicesimo.
Quando riparleremo del Logos, però, non dovremmo più ricadere nel solito errore: usare una Ragione senza passione. Giacchè questa s'addice a piatti calcoli d'affarista bancario, mentre la sua vera natura è quella di rimanere ed essere Ragione Metafisica, così come s'impara dalle pagine più degne di questi quattro filosofi.