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TE NEL CUORE
In gran parte le poesie pubblicate col titolo Te nel cuore, Ediz. Pellegrini,CS 1968. sono state inserite nella raccolta riportata di seguito Le Vie del Vento.
Rispetto all'edizione del '68 si sono, in rari casi, attuate delle variazioni stilistiche e metriche.
L’edizione a cui si fa riferimento è andata completamente esaurita: poche persone conservano qualche raro esemplare.

Storia sociale del Comune di Grimaldi (1905-1925) (ed.1985)
(L'edizione cartacea, in 1000 esemplari, é esaurita. E' consultabile on line nel sito)

Poesie 1965-1985
Atlantide edizioni
1a ediz. : Settembre 2004
Ristampa aprile 2005
pag. 142 - Prezzo 10 euro

Recensioni

Poesia del
vento, la poesia che Raffaele Paolo Saccomanno affida alla raccolta dal titolo
“Le vie del vento”. Poesia del vento, perché, come il vento, i versi Saccomanno
carezzano la pelle, come il vento, raccolgono e sospingono sospiri, come il
vento, si fanno voce, richiamano voci, ora liete e ora tristi, ed evocano
emozioni; come il vento si levano e, con un leggero fruscio, passano e incidono
segni nel cuore del lettore, restituendo sentimenti sopiti, grandi illusioni e
sogni fatti ad occhi aperti, stagioni di amori, di lotte, di attese e di
speranze, che salgono dalle vie misteriose dell’anima, inquiete e suggestive,
come “le vie del vento”.
E’ questo il senso, un senso ecofanico, che la poesia di R. P. Saccomanno offre,
dopo attenta lettura. Il senso di un’ecofaria, un’ecofania che si coglie anche
nella misura di un contenuto, che ricorre ad immagini dense di richiami
analogici. Si, perché i versi di questa raccolta, versi eleganti, espressivi e
musicali, sono un'ecofania, cioè la rivelazione di un’eco in cui si riflette e si
propaga l’itinerario di un’anima, che si snoda dai grandi ideali del giovane,
cullati come in un sogno, e si lega al meditato e sofferto ripiegamento in sé
dell’uomo, che, per l’insensibilità del mondo, li ha visti, talora, cadere fra
le rughe della vita e del tempo.
E così la vita, per l’uomo sensibile e per l’intellettuale impegnato, diventa un
“saio”, stretto, di cui si ignora il senso, come nei versi dal titolo “Voli”
(pp. 60-63), quasi sintesi di un cammino poetico. “La vita! è quella dei passeri
abbattuti” (p. 60), canta il Saccomanno, “‘passeri”, che, analogicamente,
richiamano “pensieri d’ogni tempo” (p. 60); dei primi non restano che le
“piume”; degli altri il “...disegno/ di antichissime ore” (p. 60), cui forse,
spesso, corre la mente, per riannodare stagioni passate, sogni, attese,
progetti, di cui urge, tuttora, nel cuore, la voce. Tutto questo è la vita, che
chiude l’uomo come un “saio”. E, allora, questi cerca, nel silenzio della sera,
la voce dell’amore, che giunge nell’incontro (“Le tue storie! ameranno i miei
sogni” p. 62, sussurra il Saccomanno, evocando il fascino suggestivo di una
sublime dolcezza); la voce arriva con “un vento leggero”, nelle “case”, dimore
di “una vita nascosta”, dimore di gioia e di vaghe e serene speranze, che
germogliano nella “mano”, che si adagia lieve sull’amore “che aspetta”, quasi
volendo opporsi, senza “...pietà! per il tempo che muore” (p. 62). E qui, al
tepore del camino e al soffio del vento, che, nel silenzio, richiama tante voci,
si fa spazio lo snodo, che apre ancora il cuore all’orizzonte: “Di noi!
parleranno! come storia! d’amore” (p. 63). Ed è bello sentirlo, perché è come
una carezza dell’anima il divenire “storia d’amore”. Una poesia fondamentale,
questa, una poesia in cui si dimena, per suggestione o per espressa presenza,
l’intero corpo tematico della raccolta, un corpo vario, che esprime ricchezza e
sensibilità d’animo.
In "Prometeo", con cui si apre la raccolta, Prometeo il “preveggente”, in cui
sembra annidarsi la tensione ribelle del Saccomanno uomo ed intellettuale
(indicò la via ad Eracle; è lui che, forse, suggerisce al Saccomanno “le vie del
vento?”), ricorda, in un’atmosfera di ansiosa ricerca, il mito dell’incipit per
l’uomo, ma anche il mito del fuoco (conoscenza), che lo rende libero di alzarsi
e di andare. Una delicata professione d’amore (‘Possa tu amare così!...! come
amo il tuo sguardo di bambino. ! Possa tu, figlio,! non sentire mai! il dolore
che sento...”, p. 32) esprimono i versi dedicati al figlio, ma anche un invito
perché egli, al cadere delle illusioni, non si abbatta, ma apra le proprie “ali”
e si alzi nel “vento”, per ritrovarle. Bella, poi, la sollecitazione alla figlia
perché, quando gli uomini non sentiranno più la gioia dello stupore, essa non
perda la propria “anima”, l’ingenua capacità di sognare, che dà senso alla vita
e sempre sostiene l’uomo nell’impegno e nella ricerca.
E forti sentimenti vibrano ancora negli altri versi della raccolta. versi in cui
R. P. Saccomanno rivolge la propria attenzione ai problemi del mondo, alla
solitudine che offusca le ore dei giorni, ai derelitti e agli emarginati, versi
in cui rivela il grande sogno di una vita, il sogno d’un mondo migliore e più
giusto, ed esprime, come in “Cristo” (pp. 40- 42), la propria condanna per
quegli uomini, che macchiatisi nell’indifferenza (“S’allegrava e mangiava! il
tuo pane;! il giorno del bene, giuliva,! ma a branchi passò! chiamata alla
piazza:! Barabba, Barabba!!!, p. 40) del sangue della morte del Nazareno, se ne
macchiano ancora, ogni volta che opprimono i buoni e i giusti. Un senso soffuso
di morte, talora, si insinua e della guerra, dei soprusi e di tutto ciò che
opprime. Seguono, quindi, l’amore, che non è solo espressione dei sensi, e la
donna (anche se, talora, il poeta, nell’impennata di un momento, la colpisce con
strali pungenti), punto di riferimento essenziale nel mare evanescente della
vita: “All’alba la vita! - canta il Saccomanno - è un mercante che gridai che un
sogno è un sogno! e un sorriso ai pensieri! lo porta la notte soltanto” (pp. 34-
35). Ma al tormento di quel che è perduto, subentra il fascino della donna.
mistero aperto di serenità, anche se spesso inafferrabile, cui il Saccomanno
sussurra: “tu sei pace e carezza! sei ciò che non ho! che nessuno mi ha dato”
(p. 35). E la donna si fa tutto nella propria compagna, per la quale avrebbe
desiderato altro che “...questa! taverna borghese! che chiamano mondo” (p. 36);
la compagna è la donna, in cui egli ama la vita e l’amore, in cui ama tutto:
“Sei amore e paura.! sei il grido del vento,! sei l’antica! distesa! di neve”
(p. 36).
Ed ecco ancora il vento, motivo più volte presente nei versi di questa raccolta,
quel vento che è voce del cuore, ma anche nido, in cui si raccolgono e dimorano
i sospiri della vita e del tempo: “Ti voglio:! sono il vento rabbioso! che
accoglie a folate! i sospiri intristiti,/ le foglie” (pp. 38-39). Quel vento su
cui R. P. Saccomanno insegue “l’innata amarezza1 del nulla” (p. 52); quel vento
che lo porta alla sera “che ascolta,) che stronca pensieri! e riannoda immutate
follie” (pp. 52-53), ricucendo le trame dei sogni e della vita. E quel vento lo
conduce lontano, a quel “piccolo cuore! disegnato all’asilo del tempo” (p. 65),
lo riconduce al tempo dei sapori profondi e dei profumi forti della vita, quasi
un tempo senza tempo; lo riporta al canto della libertà: “Libertà guiderà le
sirene;) al canto! rabbrividirà) questa! luce” (p. 92); lo riporta ad altro
vento: “Invano soffierà! come l’inverno! in quell’attimo sognato! impallidito!
che demmo ai tralci morti! primavera” (p. 104). Così l’uomo maturo dei canti, su
“le vie del vento” (non solo una risonanza di Spoon River, ma una dimensione
intima del Saccomanno uomo e poeta), si ricongiunge al giovane della sezione “Te
nel cuore”. E, nell’intrecciarsi dei grandi ideali umani, sociali e civili, di
cui si è nutrito e si nutre il cuore di R. P. Saccomanno, il giovane di ieri,
generoso interprete di quegli anni sognanti, incontra l’uomo d’oggi e gli
restituisce intatta la speranza, che nella poesia ritrova la propria via.
Eugenio Maria
Gallo

(In costruzione le recensioni di Rose Franco ed altri)

BIBLIOGRAFIA: (In costruz.)