In classico metro

 

 

 

 

 

Vengo a te a donar ultimi intenti.

la vita, a suo terrore, mi ha reciso.

Ma gli echi, da lucidi portenti

 

di voci e tempi là dell’indeciso

vogliono carezzarti di soave

per cari giochi e giorni di sorriso.

 

Ti regalo avverso strade brave

versi vecchi e perenni, consiglieri

torri che tenni contro vite cave.

 

Furono canti di compagni fieri

quelli che giù nel chiuso del convento

m’alleviarono pesi cupi e neri.

 

Siedi in preghiera e senti quel lamento

tal da vedermi anch’io quieto seduto

perché di frequentarli stetti attento.

 

Nacqui al presente subito perduto

e ciò che vissi fu la vicinanza

della scrittura che m’ha posseduto.

 

L’eterno mi allattò, la lontananza

di tanti morti diventò costume:

il mondo s’assopì, divenne stanza.

 

Ti porterò in un fiorir di lume

di canti, baci e varia libertà

che essi diedero a noi altre fortune.

 

Beethoven suonerà e la pietà

vedrai uscir da penna immacolata

che contro noi beata riderà.