LA NINFA.
Andrò a morire da solo
nei miei monti immaginari,
dove giocano ninfe
dai denti d'avorio
e i capelli
fluenti, neri, confusi.
Hanno gli occhi sperduti
colpiti da una vita delusa:
tentano amori appaganti e le guardo
nel calmo riposo
e porgo
il viso a carezze zeffìree,
che diedi e non ebbi. Peccato.
Gli elfi girano allegri
tra dilemmi di piante e animali
e a te che venuta dal vento
ragnatele pongo sul capo.
Danzano lievi e furtive
mille farfalle e al profumo
gregoriane delizie mi danno.
Sulla panca verdastra rivedo
i tuoi occhi, sogno già stato,
solitario barlume d'affetto
e non chiedermi altro.
Non so.
Ho lasciato il dolore al dolore
nel paese già moribondo.
Adesso rivoglio la luce
che mi crebbe e annotò le mie falle.
Sù, riposa nel dolce solare
dì di maggio, gioioso e ferino,
dove i lupi danzano
intorno
ai doni che porgi al mio sonno.
Alle falde del fiume ho lasciato
le miserie a lavarsi la vita
che vissero senza riposo.
Guarda i piccoli voli fluenti
degli esseri azzurri
scherzosi
che ti portano suoni e sussurri
onde dolce ti ponga al mio fianco
dove immergo la faccia odorante
aspettando che tu dica:
Vai!