TEMPO E DESTINO.

 

 Dicevano,

proprietari del tempo,

"domani faremo...",

mio padre, i fratelli.

 

Se ne andarono loro,

come d'intesa,

a notte iniziata.

 

Mio padre, a noi:

"Non temete!..,

cosa da nulla...

datemi solo...

... una caramella,

... alla menta".

 

Zio Michele, fu primo.

Scherzava con la moglie

sulle gambe di attrici,

celiando.

Poi l'inutile corsa.

 

Da poco, zio Antonio:

"Ho fatto la fine del fesso",

proruppe.

 

"C'è una donna nera,

guarda!,

là, sul portone".

 

Vide.

 "Vestimi a nuovo".

 

Restò,

l'abito come s'addice,

gli occhi fermi girati.

 

Il silenzio e l'urlo

di noi.

Le solite messe, cordoglio.

 

Ad ognuno facemmo

lapidi uguali.

 

Ora

chiedi invano

se stanno a guardare.

 

Sono

in una campagna ondulata

all'oro degli steli mietuti.

Ai pressi,

una casa pulita.

 

Regna il calore arioso

del giallo meridiano,

o l'argento castigato

del mattino.

 

Non so perchè

tacciono. Ascolta.