Sepolcri

 
 
 
Ogni giorno ritrovo al passare
le schiere del vostro smaniare,
giostra vecchia, rozza, impazzita.
 E mi chiedo: umane formiche,
meritate riposo e pietà?
 
Tu, donna, seccante, smarrita,
 quante scene, quante ferite
 nascondi nel tuo gracidare
 e la sera nuda ti osservi,
sempre noia, zizzania e pannocchia.
 
I morti che fuggono intorno
e i giorni che ognora rivesto,
sono fitta grandine e nebbia,
opachi gelidi punti
vuotamente caduti dal cielo.
 
E cosa alla fine cantare?
Ti scorro le dita sul corpo
e voglio sentirti muggire,
strapparti improvvisi piaceri,
e aspettare, pian piano, tacere.
 
E' perversa ragione di morte:
fino a quando la lingua vogliosa
può ancora una volta soffrire
e alla fine le resti distinto
 un amore da far seppellire?