Conclusione

 

1- L'uomo-dio é il portato estremo dell'illusione. La Ragione vede in se stessa soverchiare il sentimento e acquieta la sua follia nel mito, nella fantasia creativa, nell'arte.
La religione é figlia della passione e lo denota il fatto che il suo legame (latino: religio) pretende che sia un legame esclusivo. La passione si esplica in tutta la sua ampiezza, come sofferenza e appagamento. Tale afflato ha la sua giustificazione nel fatto che l'individuo comprende chiaramente la sua condizione e salta a pie' pari la legittima conclusione.
L'uomo si lascia catturare dalle parole, quando le parole creano finzione. Quando egli trasforma o è costretto a trasformare la vita in un andare a teatro c'e un appagamento apparente, non duraturo. La sua sofferenza lo riporta naturalmente alla sua condizione concreta.
E' umano, troppo umano fuggire, ma é altrettanto inevitabile pensare. Nella finzione la ragione tradisce il compito di comprendere il proprio stato e insieme lo riscatta fantasticamente. "Farsi illusioni sulle proprie condizione significa avere condizioni che hanno bisogno di illusioni" (Marx).
All'ateismo come soluzione razionale si oppone la fede che non si presta, se non snaturandosi, a verifiche. Ognuno si crea un dio come medicina per lenire una specifica sofferenza. La religione é, dunque, una forma epidemica d'influenza e contemporaneamente una vaccinazione di massa.  Dal consumo personale di oppio si passa alla distribuzione gratuita di Stato.
La comprensione e il rifiuto di dio, passano inevitabilmente attraverso la comprensione e il rifiuto di classe. La mercificazione globale porta alla mercificazione totale dei valori individuali. L'individuo é totalmente spogliato di ogni possesso per divenire un acquirente finalizzato all'acquisto di qualunque merce. Si vende dio per ogni disponibilità, come dispone il mercato e il libero scambio. L'indigente consuma un dio profondamente scadente, mentre chi capitalizza si compra un dio per arredare e per lusingarsi.
Nella nostra età, il borghese é l'ateo più feroce e, nello stesso tempo, il più fanatico religioso.
Il nullatenente  ha un profondo bisogno di dio, proprio in quanto non ha nulla. In tal modo puntella la stessa casta e le stesse istituzioni della propria alienazione.
Lo spettacolo più squallido é osservare come ricchi e poveri vanno alla stessa messa. Nella comunione il povero si confessa e il ricco si libera della sua cattiva coscienza. In questo mondo rovesciato la stupidità connota tutti e il valore della vita si riduce a niente. L'ateo é contro dio, perchè vuole vivere e nella sua esistenza saziare tutti i suoi istinti. L'ateo non si arrende alle paure del peccato: egli é costretto a peccare e nel giudicare un peccatore si individua il tasso di ipocrisia di una società.
Il peccatore, il trasgressore é il sogno compiuto di ognuno.
Nella società contadina il brigante era l'eroe. Nella società industrializzata l'eroe é il seduttore, perchè attraverso il sesso ridicolizza ogni separazione e differenza di reddito. In entrambe le società dio trova sempre un surrogato, perchè il brigante e il seduttore rappresentato, ancora una volta la finzione.
L'ateo non ha miti
e deliberatamente si mette contro la religione perchè appaga o aspira ad appagare tutte le sue esigenze. Non si crea fantasmi e perciò non si lascia sopraffare dai fantasmi. Egli é la vita, il santo-peccatore, la guerra e la pace: é l'esistenza che accetta un valore solo se é il suo valore.
Egli comprende che é un prodotto della natura e la natura non fa né buoni né cattivi, ma é la storia che regola il rapporto tra gli uomini e di ciascuno con se stesso.
La Ragione non é una ragione astratta e sempre una ragione del proprio tempo. L'ateo é l'uomo che ama la storia e si fa storia.

2 - L'ateo nega dio per necessità. In dio trova tutto il compendio delle miserie umane. Dio é l'uomo sconfitto, "fatto" per il dolore e la morte. L'Assoluto, al contrario, é il Signore e il Padre del Bene.
All'ateo non si pone più il dilemma credere o non credere in dio: si impone la certezza di credere nell'Assoluto, negando dio.
Ecco perchè l'ateo é coerentemente "cristiano". E' incredibile come non si sia notato che Gesù non nomini quasi mai dio e quando lo fa é per le circostanze di predicare tra gente perversa e pervasa di alienazione religiosa. Si legga il primo Vangelo, quello di Marco, é tutto ciò salterà agli occhi con tutta la sua evidenza.
I suoi discepoli contemporanei, capirono poco di quanto predicava. Tantissime volte si chiesero chi fosse, non capirono da cosa scaturisse il Suo fare, per giungere a non credere alla Sua stessa Resurrezione, "roba da femminucce isteriche". Dovette presentarsi Gesù in persona per rimproverarli per la loro "incredulità e durezza di cuore".
I Vangeli sono veri perchè sono la più dura autoaccusa che gli evangelisti fanno a se stessi e agli apostoli. Sono gli unici seguaci di Gesù che dichiarano apertamente la loro ignoranza e stupidità. Non tacciono, ma descrivono più volte la loro totale incomprensione. Affermarono di aver vissuto e ascoltato "uno sconosciuto".
Riuscirono a capire e perseverare perchè Gesù disse loro. "Non preoccupatevi di quello che dovete dire, ma dite quello che vi sarà dato in quel momento, perchè non siete voi che parlate, ma lo Spirito Santo". Dei predicatori dirà: "Mi rendono invano il loro culto insegnando dottrine che sono precetti degli uomini". E dirà definitivamente. "Ai figli degli uomini saranno rimessi tutti i peccati e ogni bestemmia, ma chi avrà bestemmiato lo Spirito Santo, sarà condannato in eterno".
Perciò la prima accusa che venne mossa ai cristiani fu quella di essere "atei". Finalmente avevano capito! Diventarono i nemici, perchè predicando contro "gli dei", distruggevano il fondamento di ogni potere.
Il messaggio di Gesù non ha quindi paragone in tutta la storia dell'umanità: resta insuperato e insuperabile, giacché non é "suo": gli veniva comunicato dall'Eterno. Perciò, se gli uomini hanno qualche volta bisogno di un dio, il solo vero dio é il Dio-Uomo, Gesù il Nazareno, il Messaggero, colui che ha seppellito ogni religione presente, passata e futura.
Gli apostoli predicavano "ciò che capirono e non capirono" e così, nella stessa maniera, gli evangelisti.
L'ateo capisce Gesù con immediatezza, ossia senza mediazione e non lo racconta, lo pratica.
Se Gesù é detto "il diletto" dell'Eterno e lo può essere perchè tutto è nell'Eterno, "padre mio e padre vostro". Gesù appartiene all'umanità e l'umanità appartiene a Lui. L'Assoluto é ciò che é, ciò che vale, ciò che va ascoltato, ciò che va servito. Per non morire.

3 - Il mito vuole eroi e gli eroi sono principalmente raffigurati e abbelliti. Perchè non abbiamo nessuna descrizione fisica di Gesù?
Non si può dare una risposta esauriente se non si ricostruisce i tre partiti apostolici che si formarono dopo la morte di Gesù. Uno trovò la sua espressione in Pietro, l'altro nel programma delineato dal Vangelo di Giovanni, l'ultimo in Tommaso il Gemello, guidato da Giuda, fratello del Messia. Questa diversa e a volte contrastata convivenza fu opera di Paolo, nel durissimo Concilio di Gerusalemme. In esso si pervenne ad un precario equilibrio che non negò, ma nemmeno accettò pienamente la fede in Gesù come il Vivente, ossia come l'uomo in cui non Dio, ma l'Assoluto stesso si manifestò umanamente.

( a breve )