Pagina aggiornata il 23.09.07
La "nascita" di Dio e l'origine del Male
1 - L'Assoluto é talmente fuori dal tempo e dallo spazio che non consente alcuna minima delimitazione. Meister Eckhart esprimeva questa premessa affermando che l'Assoluto é Nulla e Cusano, rimeditando questa provocazione, la rendeva più accessibile dichiarando che noi possiamo predicare dell'Assoluto semplicemente ciò che non é.
Dato, però, il rimarcato assunto per cui l'Assoluto e Dio-Demiurgo non coincidono, trovo che entrambi i pensatori abbiano costretto dolorosamente questa loro dottrina nell'ambito della teologia classica. Questo sforzo ormai non può più sussistere, perchè gran parte dei libri sacri, troppo umani, sono una bestemmia contro Dio, ma specialmente contro il Fondamento di tutti i fondamenti.
Allora, posta questa diversità, inevitabilmente dobbiamo porci il problema dell'emergere di Chi-chiamano-Dio dall'Assoluto, poiché, come più volte ripetuto, Nulla può essere estraneo al Nulla e, di conseguenza, nemmeno Dio.
L'Assoluto è fuori e dentro tutto e, come dice un detto di Gesù, soffia dove vuole, in quanto la sua non é forma. Ossia é secondo la precisa cognizione che ne ha dato Giordano Bruno, talmente forma che non é forma, termine che non é termine.
Dunque Dio viene dall'Assoluto, per "parto spontaneo" o, come dice Plotino, per sovrabbondanza.
Ma quando Dio si fa forma ovvero quando c'è l'alba di Dio?
Se noi non dimentichiamo che la sovrabbondanza dell'Uno é la semplice sovrabbondanza che individuiamo dal nostro punto di vista, questa Dio é una delle infinite assunzioni d'essere che l'Assoluto si dà ab aeterno.
In questo modo, la risposta é immediata: la Forma da sempre si colloca nel punto in cui nasce lo spazio e il tempo. Tuttavia, essendo la Forma un'organizzazione dello spazio e del tempo, ciò consente di capire che, nello stesso punto dove si individua la forma, là si determina anche il Creatore e l'Universo. Dunque tutto é, per così dire, increato.
Da questo stesso processo consegue, in maniera specialissima, che, nel nostro mondo, la più alta determinazione é l'uomo, unico a possedere, come Dio, la "ragione". Solo in questo senso l'affermazione che Dio fece l'uomo a sua immagine e somiglianza é assolutamente esatta, se è vero che, pur essendo Dio forma delle forme, é, rispetto al tempo e allo spazio umani, solo la loro determinazione superiore.
Questa esplicazione del Divenire, é stata esattamente compresa da Eraclito allorquando afferma: "Questo Logos non é stato fatto da alcuno degli dei o degli uomini, ma é stato, é e sarà Fuoco sempre vivo che si accende e si spegne secondo giusta misura". (frammento 30)
In questa logica si invera anche il potente frammento di Anassimandro:
"Da ciò da cui si generano tutte le cose in ciò é anche la loro morte, secondo necessità, poiché ciascuna paga, vicendevolmente, la colpa e la pena della propria ingiustizia, nel tempo che é stabilito".
Questo Logos-Apeiron é, appunto, il Creatore che ci ha formati e ci sostiene, "implicandosi". Successivamente, Parmenide, abbandonando la connotazione ontologica di Anassimandro e di Eraclito, la esplicherà, nella sua forma logica, come Essere che é e non può non essere, regalando agli uomini la possibilità di pensare sub specie aeternitatis.
Ad ogni modo, tra Dio e l'uomo la somiglianza deve essere intesa proprio come tale e non come uguaglianza. La prova é che il tempo del Creatore é circolare, nel senso che presente, passato e futuro non si individuano se non come un punto nella circonferenza; il tempo dell'uomo é un segmento nascita-morte, al quale, per suggestione e forse per incomprensibile grazia, si può far assumere la geometricità della semiretta, nascita- immortalità. Dio-Geova dirà a Mosè: Io sono colui che sono. Non dice: colui che è stato e che sarà.
La diversità di tempo é conseguenza del fatto che il Creatore, come forma delle forme, é più intessuto di Tempo nella stessa misura in cui l'uomo é più intessuto di materia. Per dirla ancora più prosaicamente, Dio é più tempo che organizza lo spazio, mentre l'uomo é più spazio che aspira a maggior tempo e poiché la materia si risolve nel tempo, in Dio la risoluzione spazio-tempo é immediata, mentre nell'uomo la materia diventa un forte ostacolo verso lo spirito-tempo.
Il comune destino di Dio e degli uomini é che ad entrambi non appartiene l'Eternità che é solo dell'Assoluto, nei termini in cui successivamente vedremo.
Da qui discende che il tutto-nostro, il pensiero e Dio, hanno solo l'Assoluto (religiosamente lo Spirito Santo) come Fonte che li fa essere e vivere, poiché é il Vivente senza tempo.
Questo spiega, se ancora non fosse stato compreso, perché la Trinità dello Spirito, in tutte le religioni, è in Sé, nel suo puro dispiegarsi; é per Sé, in quanto ha creato il Creatore dell' Universo ed é in noi, in quanto attraverso Dio, ha immesso negli uomini quella parte di vita che, secondo Pomponazzi "odora di immortalità", ovvero l'anima.
Ancora fa capire perché questo Demiurgo, rivolto contemporaneamente all'Eterno e al tempo, é chiamato, da Gesù, Padre Suo e Padre nostro e come gli appartenga la responsabilità del mondo da Lui creato.
Solo in questa progressione, Eterno-Immortale-Mortale, si può comprendere il dramma del Male e il doppio volto di Dio. E' stato detto che Gesù siede alla destra di Dio Padre onnipotente. La frase certamente indica il grado di gerarchia spirituale assunto da Gesù, ma non é secondario esplicitare, in questa espressione, come l'ordine del creato si regga su una prevalenza qualitativa del Bene e che questa priorità é la misura della durata del nostro universo (presupposto largamente argomentato da Platone).
La questione é tutt'altra: Chi siede alla sinistra di Dio? Sembra una domanda sciocca e senza senso: purtroppo é la domanda capitale che spiega il procedere del divenire materiale e spirituale nel mondo.
Se Gesù é la via, la verità e la vita, in contrapposizione si situa il baratro, la follia e la morte. Alla sinistra di Dio si pone, dunque, un Ente che la religione chiama "Satana", il più bello e capace delle "maestranze" divine: l'altro volto di Dio. Comunque a Satana dobbiamo la possibilità della conoscenza e della coscienza ("Dio sa bene che se mangerete il frutto diverrete come lui: avrete la conoscenza di tutto", Gen. 3,4)); il significato e l'intersecarsi del bene e del male ("ora per colpa tua la terra sarà maledetta", Gen. 3,17): la realtà come dialettica bene-male, che fonda contestualmente l'opposizione e, dunque, la logica ("Ma chi ti ha fatto sapere che sei nudo?", Gen. 4,11). Mitologicamente Satana ha svelato l'ordine dell'Universo e paradossalmente ci ha messo in guardia rispetto a Se stesso. Da Lui la Bibbia, fa derivare la differenza degli uomini da ogni altra specie creata. Come ha insegnato Eraclito, non può esserci conoscenza se non si afferma che la realtà é coincidentia oppositorum.
2 - Possiamo affrontare il problema dell'origine del Male proprio nei termini della religione: secondo quanto leggiamo nel Vecchio e, in parte (e ne vedremo il perchè), nel Nuovo Testamento.
Se il Male é l'effetto del Maligno, chi si impegna a pensare la storia di Satana deve considerare le contraddizioni che portano il "Capo degli Angeli" "il più bello" all'antitesi con Dio, per cui il Maligno sceglie, ad un certo punto, la contrapposizione alla creazione divina, piuttosto che la "subordinazione".
La creazione, a cui Satana ha attivamente collaborato, è una partita a scacchi che Dio fa contro se stesso. La Bibbia assicura che Dio stesso se ne fa promotore, ma fermo restante al Sua centralità, ossia affermando la preminenza del positivo sul negativo, onde conservare la durata del creato nel suo farsi storia. La religione, in sostanza, ci dice questo: se i termini della <partita>, si rovesciano improvvisamente e il male intende avere priorità rispetto al bene, allora polemos-Dio non regola più la sussistenza del divenire.
Il Male é Dio-Satana. Ma, a questo punto il problema che pone la Bibbia si rovescia su se stesso. Non si può, infatti, tacere che Satana persegue il fine dell'annichilimento tanto di un certo Essere che dell' "inumanità" dell'ente. In breve "Satana" è il dubbio estremo di Dio che non vorrebbe la nascita dell'uomo. In ciò consiste, fatalmente, la ribellione e la caduta di Satana. C'é in questa caduta anche la ragione per cui Dio non può annientare Satana. La ribellione di Satana ha origine con l'uomo, che gli resta, per un verso, sempre debitore. La fine di Satana é inevitabilmente la fine dell'uomo e di Dio medesimo. Dando la ragione all'uomo, Satana ha costretto Dio a farsene garante e restare non più abscontitus, ma essere proprietà dell'uomo, in quanto simile all'uomo.
Questo giustifica anche Gesù. Come spiega Giovanni evangelista, era puramente logos, una possibilità <prevista>, che solo, per promessa stessa di Dio, diventa carne, uomo. Questa previsione o astrazione diventa una necessità, una realtà allorquando Dio lascia per cosi dire la partita delegando Gesù al ruolo di garante del bene, di Salvatore della sua creatura.
Nella conclusione, tuttavia, approfondiremo diversamente il ruolo ed il senso di Gesù.
La ribellione di Satana costringe Dio a parlare con voce umana, a farsi intendere nella storia e dalla mente. Ma qui si consuma la differenza definitiva tra Dio- Demiurgo e Dio-Satana. Infatti per l'arroganza dell'intelletto, gli uomini non ragionano, ma calcolano: ciechi che guidano ciechi. Dio non segue più l'uomo quando diventa irrazionale, in quanto gli è estraneo, dissimile: qui è la il fondamento del Male metafisico, il progetto di Satana, che vuole anche Lui il suo mondo.
La venuta del Messia, a cui venne affidato il compito di contrastare il Male, è riportare gli uomini alla Ragione divina. E qui si aprirà la grande questione, che dà significato a questo saggio: Dio, perseguendo questo fine, deve far giungere l'uomo-Cristo e, per converso, tutti gli uomini alla cognizione della stessa Ragione, alla presenzialità unica dell'Eterno.
Come si vede, pur ragionando in termini mitici, il religioso ha descritto esattamente il problema del Male, ma non é riuscito ad uscire dal labirinto della dialettica superstiziosa posta dalla descrizione stessa.
Quando l'Eterno, per amore e sovrabbondanza diventa per sé, ovvero si fa Dio, come fatto determinato e si storicizza, diventando, inizialmente e preistoricamente il Dio dell'uomo e delle religioni, noi ne possiamo e dobbiamo discutere, in termini di Demiurgo e Satana, in quanto siamo a sua immagine e somiglianza. Noi siamo il doppio volto di Dio. Così ci capita inevitabilmente che come siamo noi, così manifestiamo Dio.
E' dunque in questa seconda ipostasi (Dio) e nella successiva (anima) che si potrà definire e capire il Male, sia metafisico che umano.
Perciò è necessario fondare un indirizzo metodologico: l'errore consiste nel ritenere il male una causa e non l'effetto di una ben determinata Esistenza. Bisogna capire immediatamente che la causa del male é un Soggetto, ben definito, come un qualunque ente che cade sotto la nostra osservazione. Questa personalità visibile e presente, miticamente, é il Maligno, così come lo nomina Gesù nella preghiera del Pater Noster. "Liberaci!" : vedremo quanta estrema importanza avrà questa parola.
Il mito ci assicura che é un gravissimo errore dimenticare che Satana é un essere vivente, necessitato a creare Male, su questa terra. Ha ragione il Vangelo ad insistere sulle due schiere degli uomini della luce e gli uomini delle tenebre e che gli uomini preferiscono le tenebre alla luce. Chi ha vissuto sulla sua vita gli effetti del male, sa chi è Satana-l'altro-volto-di-Dio.
In questo senso, ritorniamo alla dialettica precedente: Satana é Colui che dispensa morte e dolore e che é una dialettica implicita nella varietà delle forme e del loro rinnovarsi.
La funzione di traghettare la vita verso la morte, essendo essenziale per la sussistenza dell'universo, fa di Satana un elemento non solo necessario, ma in un certo qual modo positivo. Ma per quello che sappiamo da Gesù, é proprio questa funzione che é stata deliberatamente violata dal Maligno. Infatti la sua opera, che Dio stesso aveva riconosciuta e deliberata, é stata trasgredita da una vanità insana e che ha costretto Dio stesso a farlo "precipitare".
Satana, infatti, non ha contribuito all'ordine universale, così come era stato deliberato, ma si é scagliato e accanito proprio contro l'ente più vicino a Dio e alle stesse potenze angeliche. Satana, avendo dato la conoscenza all'uomo, ha capito che sarebbe stato possibile all'umanità ragionare di Dio, ma anche della funzione satanica. Perciò, è stato costretto a scagliarsi contro la Ragione divenuta adulta: ha deciso di annientare l'uomo, di porre la vita contro l'uomo. La morte, che di per sé non é un evento negativo, è, nell'ordine delle cose, sofferenza e dolore. Essi, mantenuti nella loro naturale esplicazione, non costituiscono quello che comunemente accomuniamo sotto il generico termine di male.
L'uomo comprende che il male é quello che colpisce l'anima, la rende estranea a se stessa e ai suoi fini; il male é portare l'anima a sottomettersi alla morte. Questo é il Male, quello inumano e terribile e da questo Male stesso, l'autore si è fatto individuare.
Qui avviene la distorsione della creazione. Abbiamo, perciò, da considerare un Dio tragico, un Dio dilaniato in se stesso, dal momento che crea e distrugge, per la sua stessa sopravvivenza. Perciò noi non dobbiamo pregare Dio, ma dobbiamo pregare per Dio. E possiamo farlo solo come ci ha insegnato Gesù: come padre,
Questo Dio dispensa, indirettamente il Male, senza ragione, senza giustizia. Quando opera, nel contesto di tale necessità, che appare una follia, Dio sembra cieco. Il dolore, potremmo pensare che gli appartenga così come appartiene a noi.