Pagina aggiornata al 30 settembre 2007
1 - Gli adulti, dopo aver sperimentato chiaramente l'inganno della religione, comprano libri e scritture "divine" e vanno, con il tipico istinto del gregge, a riti vari, per pura consuetudine o perchè non sanno fare di meglio e la noia li tortura. Quando aggiungono un po' di raziocinio al vuoto quotidiano, capiscono perfettamente che il dio che hanno descritto per secoli é un dio terrorista e non poteva essere diversamente dal momento che nel fondo della sua natura l'uomo é un ente criminale e non possono sfuggire a questa evidenza.
Tutta la filosofia, in qualità di "enciclopedia delle scienze, direttamente o indirettamente, ha cercato di "superare" l'uomo e quindi dio.
E, tuttavia, ancora oggi, bisogna andare oltre Dio e costatare che non abbiamo un progetto di "uomo" che non sia una pura rappresentazione promozionale.
Anzi, se ripercorriamo questa presunzione di "pensiero" possiamo asserire pacificamente che tranne poche e limitate conoscenze, tutto è un vuoto mentire a se stessi.
Dobbiamo, perciò, in primis, appropriarci del pensiero che non solo il dio degli uomini, ma anche il Vero Dio, non é la realtà ultima.
Se questo pensiero resterà fermo nella mente, si coglierà "il Punto" dove sono piantate le radici, a noi più comprensibili, ad opera del "Padre di tutti gli universi" e potremo riproporre a noi stessi perchè necessariamente "il Logos che si é fatto uomo".
L'universo é uno dei tanti universi possibili, uguali o diversi dal nostro mondo e dal modo come noi-a-noi lo rappresentiamo. Ognuno di questi universi é sotto una Potenza di un Dio, che ha operato secondo diversi gradi di capacità e di lontananza dalla Fonte di ogni esistenza, ossia l'Assoluto.
In altre parole, ogni Dio ha creato secondo un suo libero disegno, sulla base, tanto per essere chiari, del "materiale che possedeva", come "un artista incommensurabile". Le "capacità divine" sono stabilite dal "grado" di presenza dello Spirito, che é al di sopra di ogni esistenza, di ogni Ente e dello stesso Essere. Questo Spirito "sostiene" ogni possibile insieme, senza perdere un minimo della sua infinita potenza, anche perché tutto gli é immanente, nella misura in cui tutto Gli può essere assente senza che nulla venga a perdere. Se Dio procede dall'Assoluto é possibile e logica una obiezione: perché viene dato come puramente dimostrato che Dio abbia creato il mondo? Sia dal punto di vista materialistico che dal punto di vista religioso, l'atto del creare ha bisogno dell'individuazione esatta del Creatore, perché la paternità non é un dato, ma é una dimostrazione.
Per questa ragione, se prima si era detto che Dio non poteva che essere il Creatore, é opportuno e necessario verificare se questa é una asserzione alquanto superficiale.
Il problema può essere posto diversamente, nel senso che prima di cercare di individuare Chi-ha-fatto-che-cosa, é inevitabile chiedersi che-cosa-sia-quello-che-é. Perciò determinare ciò che é, é la condizione per comprenderne il fondamento.
Il nostro mondo esiste nella misura in cui é un continuo perpetuarsi di morte, ossia la vita é possibile perché continuamente si muore. Detto più chiaramente, la vita si fonda sulla distruzione continua di altre esistenze.
Ma non basta. Analizzando "l'istinto di uccidere", bisogna giungere alle estreme conseguenze e dire, una volta per tutte, che, non solo l'uomo, come ogni animale, uccide per sopravvivere, ma lo fa per saziarsi e per puro "gusto d'ammazzare". Un animale saziato, é anche un animale soddisfatto. In maniera più limpida possibile, l'animale, e in particolare l'uomo-animale, uccide a volte per necessità, ma principalmente perchè prova piacere.
Da questo deriva che il mondo é un sistema chiuso, retto da una legge ferrea di reciproca distruzione. E', in tal senso, la storia umana é un susseguirsi di situazioni che si concretizzano, prima o poi, in un regime di sterminio di massa, in cui la vita é assicurata solo e puramente dalla morte degli altri.
In ogni caso, pur giungendo a questo risultato, ciò non è che una minima parte di uno dei più terrificanti dei mondi possibili.
Prima esiste una serie infinita di atrocità, contro cui il più delle volte non si può fare altro che arrendersi: il dolore che distrugge la mente, il dolore che corrompe gli arti, il dolore che produce la mancanza di affetto, il dolore che determina la mancanza di soddisfazione di necessità vitali, il dolore che produce uno stato di insicurezza e di miseria: tutto é un grandissimo e vasto dolore.
Un malato di cancro, un malato i cui organi si distruggono nel giro di pochi mesi, un malato di lebbra, un malato di mente, un malato di fame: quanti malati abbiamo bisogno di enumerare? Di quanta sofferenza dovremmo parlare?
Si potrebbe e dovrebbe concludere che il mondo é una dolorosa malattia, retta da una mente malata e sofferente e che, per odio contro se stessa, gioisce della sofferenza altrui.
Chi ha creato il mondo sa perfettamente che é un Ente omicida. Chi ha creato questo sistema, in cui la morte é contemporaneamente necessità e godimento, é un Essere che ama la morte, perché soggiace alla morte. Infatti, essendo prodotto da una volontà, il piacere é quanto ricava dalla sua deliberata creazione. E lo fa anche utilizzando gli uomini. Niente avviene contro la sua volontà.
Dunque, l'uomo non é diverso dal suo creatore. Infatti: perché si dovrebbe dimenticare questa inenarrabile sofferenza, questa pianificata e deliberata distruzione, atta a produrre il più atroce dei dolori possibili, opera degli stessi uomini? Perchè bisognerebbe tacere che in nessuna epoca gli uomini hanno cessato di nuocere in maniera bestiale ai propri simili e che, a quanto sembra, hanno migliorato in crudeltà, in maniera "divina" a partire dal secolo appena trascorso?
Scrivere di storia è narrare prevalentemente gli orrori e gli uomini che li hanno compiuti. Spero fermamente che chi legge studi con la massima attenzione le vicende umane e capisca di quante lacrime e sangue sono bagnate, anche le pagine apparentemente progressive della nostra miserabile condizione umana.
E non si é finito col dolore degli uomini, perché esiste non solo quello "naturale" e quello "storico", ma quello "quotidiano", bestiale, ipocrita, efferato, patito nella vita di tutti i giorni, di cui leggiamo gli esiti nella cronaca dei giornali, utile perfino a fare spettacolo, che é più sottile ed indegno, allorché viene nascosto nell'anonimato delle mura domestiche.
2 - Perciò di una questione possiamo essere pienamente convinti: che noi siamo principalmente nati e costruiti per il dolore e che questo dolore per qualcuno é una infinita e perseguita immensa vitalità.
Ci é lecito, a questo punto, sostenere che un Dio onnipotente, onnisciente, infinita bontà, Bene supremo, perfettissimo, possa aver creato questo nostro mondo?
Se non é stato creato da Dio, Chi ne é l'Autore? E in questo lasciar creare un mondo "malefico" che responsabilità si può addebitare a Dio?
Dio non é solo, in questo nostro universo. In Lui si concentra, é vero, quanto di più alto lo Spirito Santo ha concesso agli uomini. Da questo punto di vista Egli é il Supremo. Questo valore lo comprende solo l'uomo.
Dio organizza un mondo di grande valore artistico e scientifico. Rende la materia un insieme di infinite forme che fa continuamente mutare, senza che niente della sua totalità si perda o si distrugga: egli é il dio del divenire, l'eterno fuoco di Eraclito, divenuto intelligenza, che crea in maniera grandiosa e stupefacente, ma senza riguardo per la singola vita, operando incessantemente al di là di un fine definito. Le sue creature nascono per una sua interminabile brama di novità e, nel fare e nel disfare gli enti, l'unico premio che Dio si concede é la contemplazione di esistenze sempre nuove, di cui altera a piacimento la durata. Egli é la potenza che annichila e crea solo perché é imprigionato eternamente alla sua opera e non gli è consentito sfuggire al "carcere" del mondo. E' un creatore che dimentica la sua condizione, contemplando un'opera, che al divenire ha tolto ogni momento morale. Egli gode la più alta scena teatrale, in cui tutti i generi si vanno rappresentando in misura incessante e con le più superbe interpretazioni di uomini e cose.
Ma Dio, per rendere possibile la sua creazione si deve sdoppiare: diventare, per dirla con la religione, Satana-Dio.
La grande "virtù" di Dio-Satana, é stata l'arroganza di aver formato tra gli enti, l'uomo, ossia un'intelligenza capace di cogliere lo spirito, a spregio e caricatura di Dio stesso.
3- La tragedia di Dio finirà con la sua ricomposizione, ma la sua ricomposizione é la fine dei tempi, la distruzione di tutto quello che ha creato, persino se stesso.
Nel tempo in cui Dio si é fatto Satana, il più geniale e ribelle artista, tuttavia non è cessato "Il Dio benigno, il Dio della misericordia". A questo Dio non poteva presentarsi che un'unica soluzione: salvare l'uomo attraverso l'uomo, negandosi nello stesso uomo, facendosi uomo. C'è un momento in cui, per non morire, Dio ha posto l'uomo accanto a Sè.
Questa azione, che studieremo come "la soluzione", poichè alquanto difficile, sarà trattata quando il quadro sarà completo. Per ora, affermiamo dommaticamente che il Dio-uomo ha contribuito a rideterminare l'intervento e l'azione di Dio. Dio, perciò, ha ridato all'uomo non una parvenza, ma la pienezza dell'intelligenza, soffiandogli il Suo spirito "puro e uno" e si presentò agli uomini come il Dio della "nuova alleanza", scintilla dello Spirito Santo, da cui Dio trae anche se stesso.
Nati da Satana, siamo diventati "figli di un Dio redento". In ciò sta la nostra grandezza e contemporaneamente il nostro soffrire.
Così, si può dire che Dio espropriò l'uomo al mondo e a Sè, suo creatore materiale e lo ha immesso per cammini che potessero fargli raggiungere mete più alte di un semplice dispiegarsi materiale. E poiché "lo spirito dell'andare oltre" é un attributo di Dio, Dio si é posto come limite, l'orizzonte da cui guardare sempre nuovi e più vasti confini. Infatti, nella nuova alleanza, dandoci una parte di se stesso Egli ci ha posti in condizione di intuire Chi é l'Uno da cui accoglie tutta la sua indescrivibile onnipotenza.
L'anima, su cui poggia la speranza di Dio é la sua speranza di sottrarci al mondo e in questa adozione dell'uomo, si giustificano tutte le lodi che ognuno di noi é tenuto a tributargli.
Possiamo affermare che abbiamo "anche" un Dio che é diventato il nostro duraturo conforto; é il Signore della nostra vita reale; é Colui che ci libera dalla libertà per liberarci da ogni pena mortale. Egli é il nostro è più intimo desiderio e la nostra salvaguardia. Un "uomo", che era da principio e non poteva non esserci, ha conciliato Dio con se stesso e Dio con l'uomo.
Tutto quello che viene detto di Lui é il minimo della sua Realtà. A questa Realtà Lui ci chiama, così come al mondo ci chiama colui che lo governa materialisticamente.
Se questa visione é la corretta visione dello Spirito Santo, di Dio e del mondo, é inevitabile concludere che il Dio della Misericordia e della carità é la nostra meta; che é completamente estraneo al male, poiché il male é l'effetto di un'Entità che gli si oppone ed è sconfitta al suo stesso interno, e che esiste nell'economia spirituale dell'Assoluto come una delle infinite forme possibili.
Ma Dio ama e lotta, parlandoci. Sta, dunque, a noi essere salvati o perduti.
Certamente il dolore stabilisce la nostra durata ed é altrettanto sicuro che esso si accumula nel dispiegarsi delle generazioni, per cui potremmo affermare che la vita é un'eredità di dolore.
Nessuna cura é più fortificante e duratura della solidarietà, ovvero quella che che i "santi" più intelligenti hanno più giustamente definito carità.
La carità é donarsi, perché dando se stessi agli altri ognuno non rimane solo.
Attraverso la carità, infatti, si comprende a pieno qual é il fondamento dell'esasperazione del dolore: la solitudine.
Il dolore colpisce dove vuole, perché camminiamo senza conforto. Chi chiede aiuto sente solo se stesso. La disumanità che l'uomo ha costruito é così perfetta che quando provi a fargli obiezione ha sempre risposte vuote e che, proprio per questo, non ti lasciano replica.
Chi deve lavorare, chi ha i suoi dolori, chi ha problemi sociali, chi é impegnato in grandi cause in difesa della comunità, chi si perde dietro una fugace forza, chi insegue follie quotidiane, chi é disperato per conto suo e non vuole più saperne del mondo: tutti si distruggono vicendevolmente.
E', dunque, da questo quadro che nasce la discriminante di essere o non essere cristiani. Cristiano é colui che lenisce il dolore di un altro e in questa azione trova forza per far fronte al proprio dolore. Gesù é Colui che ha sconfitto la morte, perché per tutta la vita é stato soggiogato alla solitudine e non si é arreso.
Questo ci riporta a riprendere il coraggio della ragione. Infatti il Bene é nulla senza l'uomo, il singolo uomo. Noi siamo la principale forza di Dio. Noi, per eredità di Gesù. siamo i vincitori di Satana, perché siamo l'esercito del Sempre Vivente. Ed oggi siamo sconfitti, in quanto ancora infinite sono le battaglie vinte dal Male. Oggi, siamo guidati da un Dio-Padre sconfitto, da un Dio che sente fortemente il nostro stesso dolore. Finora non siamo stati combattenti coraggiosi, non siamo stati consequenziali all'insegnamento che ci era stato dato e siamo scesi in campo come cristiani della croce e non come cristiani che hanno sconfitto a priori il dolore e la morte.