Pagina aggiornata al 23.09.07

 

Prefazione

 

 

Il titolo di questa ricerca ha, ormai, una sua storia.
Poiché il problema che qui viene affrontato é quello del Male,  come effetto di un'Entità ovvero come legato ad una modalità dell'Essere, avevo creduto di trovare con La tragedia dell'Assoluto una denominazione appropriata, in quanto mi sembrava che il Male, per rigore logico, non potesse essere estraneo all'Assoluto stesso.
Nel proporre la vexata questio al lettore,  mi sono accorto, che tale titolo potesse dare adito ad un'aperta contraddizione, che sebbene sostanzialmente formale, era suscettibile di insuperabili ambiguità. Infatti, se niente può essere fuori e contro l'Assoluto, é anche vero che dell'Assoluto si dovrebbe quanto meno tacere. La tragicità, così come  posta, poteva assumere una non voluta ma irrisoria connotazione umana.
Mi é parso che la successiva rettifica, La tragedia nell'Assoluto, potesse evitare queste difficoltà.
Ad un ulteriore approfondimento, proprio nella parte in cui veniva circoscritta la responsabilità del Male, poiché sostenevo e sostengo che Chi-chiamano-Dio consente ed opera "usando" il Male, mi resi conto che, ancora una volta, il titolo non fosse sufficientemente giustificato; anche perché, era in aperta contraddizione col criterio metodologico per cui Chi-chiamano-Dio, emanazione dell'Assoluto, non é assolutamente identificabile e paragonabile alla sua Fonte.
Nella parte centrale di questo saggio, questo presunto Dio (il Demiurgo) viene descritto umanamente con due volti: uno, benigno che bada, in base alla  sua giustizia, ai destini degli uomini e delle altre creature; l'altro volto, senza orbite, che non cura quanto e quanti non corrispondono ad un suo disegno apparentemente a noi non comprensibile.
Questo Dio che salva e che distrugge, é divenuto, perciò, il vero argomento della presente ricerca; anzi, sfacendogli assumere rilievo già nel titolo, dà prospettive nuove per individuare lo spessore salvifico che spetta alla predicazione di Gesù, l'Unto del Signore. E vedremo di quale Signore e con quali conseguenze.
Così, riguardando un quadretto (qui inserito come copertina), che da tempo era nel mio studio, mi sono deciso a rinominare la presente confessione-riflessione, Il doppio volto di Dio, considerando questo nuovo, e spero definitivo titolo, il più adeguato e il più comprensibile.
Di questo travaglio, l'onere che, allora come adesso, mi spetta, é di darne adeguata e compiuta esposizione e dimostrazione. R
itengo, comunque, che il problema sia aggravato dalla concomitante necessità di reimpostare epistemologicamente tante categorie logore, abusate e, non poche volte, rese ambigue dalla teologia e dalla metafisica. Per dirla immediatamente, la risoluzione di problemi, sono possibili in quanto attuano  variazioni terminologiche e concettuali, tali da porre correttamente le domande per poter giungere a risposte sufficientemente razionali. Ma ciò é solo un presupposto che rimanda ad un altro, vale a dire che la variazione ideologica é pertinente se verifica ciò che afferma mediante un diverso atteggiamento esistenziale. 
Questa dialettica condizione-coscienza si evidenzia, con portata devastante, specialmente nel rapporto dell'uomo con l'Assoluto.
Il concetto di Assoluto è il più vago e più compromesso all'interno della storia delle religioni e  della filosofia. Per esemplificare, esso è stato assimilato ad Eterno, ad Infinito, ad Essere; nel più felice dei termini, a Logos.
 
Questo saggio intende contribuire ad un più rigoroso impianto concettuale, con la pretesa di conservare alcune vecchie definizioni del coinvolgente linguaggio delle religioni, solo per una facilità espositiva.
Intanto, spero che il lettore segua questa fatica e possa evitare qualche fuorviante espressione, restando fedele alla corretta differenziazione di Assoluto e Dio.
Dunque, questo saggio, poiché frutto di una precedente ricerca, verrà ma mano riscritto.
Di conseguenza, solo nella parte conclusiva, saranno giudicabili i risultati e la fondatezza dei criteri, dei concetti e del metodo di cui sono responsabile. Con un pizzico di ironia.


SRP