Gesù dal tempio al Giordano.

 

 

 

 

Comunemente il concetto di Sacro e Divino sono utilizzati come sinonimi o perfino ritenuti  identici.  In effetti, un qualcosa può rivestire il carattere della sacralità, senza essere divino, mentre non é concepibile qualcosa di divino che manchi della qualità del sacro.
Nella vita di Gesù, niente può essere inteso, se non si coglie continuamente questo intreccio e non si comprende che tale tensione é presente, di fatto, in tutta la sua esistenza.

Gesù nacque in Palestina, intorno al 7 a. C, più probabilmente l'anno 6, regnante Erode, che sappiamo per certo  essere morto, secondo il nostro  attuale calendario, il 4 a.c. (!). [1].

La sua era una famiglia modesta o, come sostengono alcuni, benestante, in un paese, Nazareth, di gente comune. Nazareth é in rarissimi casi citata nella Bibbia e lo stesso Giovanni scrive: "Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?" (Gv I. 45 sg). Non siamo certi se la madre, moglie e donna di casa, avesse sposato, come sostiene la tradizione, un uomo più anziano di lei, Giuseppe, che era riconosciuto come buon carpentiere [2]. Certo é che, in Marco, non ha rilevanza nei racconti che riguardano Gesù, né prima né dopo che questi raggiunse l'adolescenza.
Gesù ebbe fratelli e sorelle
[3] di cui, oltre gli altri Vangeli, gli stessi Atti degli Apostoli [5]
, altre fonti citano persino i nomi. Quest'ultime fonti dicono che Gesù fu concepito prima del matrimonio. Questa circostanza, intorno al IV sec., fece nascere il mito, tipico della religiosità mediterranea, della verginità di Maria, dogma che, con Pio IX, é giunto all' assurdità della immacolata concezione, che sta a significare tutt'altra cosa. (Si veda il successivo capitolo Maria, la madre)
Gesù nacque a Nazareth o, secondo altri, ma inverosimilmente, durante un viaggio dei genitori a Bethelem, spostamento compiuto  certamente non per via del famoso censimento, indetto da Quirino. Sappiamo dalle fonti storiche che l'unico censimento, bandito dai Romani, avvenne intorno al settimo anno d.C., con evidenti difficoltà cronologiche. D' altra parte, la scelta della nascita di Gesù a Bethelem, non può che essere collocata nel ricordo di Mich. 5,2 ("Da te, Bethelem, uscirà colui che sarà dominatore di Israele"), profezia inutilmente ripigliata da Matteo (2,6), se è ben risaputo che farsi
dominatore era ben lungi dalle  intenzioni di Gesù.  Come vedremo, questa accusa politica fu utilizzata per giustificare la condanna alla croce ed attestata dal cartello che indicava il reato: attività di sovvertitore politico  e offesa all'autorità imperiale, per una  mai cercata regalità. Lo stesso cartello lo chiama Nazareno, ossia abitante di Nazareth
Tutto quanto è stato scritto intorno alla sua nascita è chiaramente manipolato o inventato, e, tra l' altro, inutile ai fini della missione del futuro Messia.
Credere a tali miti (la strage degli innocenti, i magi venuti dall'oriente, il censimento, la mangiatoia, l'omaggio dei pastori, gli angeli glorificanti, etc) é un danno gravissimo per la stessa parola di Gesù, messo in secondo ordine da queste vacue vicende. Peggiore è il fatto che tutto questo apparato favoloso può essere giustificato con una permanenza di paganesimo, o, nella migliore delle ipotesi, inventato dalla pietà popolare. Per esempio la stella cometa, più semplicemente una cometa, un fatto ritenuto eccezionale e che accadde, realmente, nell'anno della nascita di Gesù o l'anno precedente, (un fenomeno astrale che si verifica ogni 794 anni, determinato dalla congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci) fu utilizzato in maniera totalmente irrazionale e descritto, pretentendo che una stella si fermasse su una grotta, quando tutti sanno e sapevano che é un fenomeno che presenta una successione orbitale determinata, ed è inevitabilmente visibile da una serie di località.
In ogni modo, di questo fantastico mondo dell' infanzia, non  parlano né le lettere di Paolo, le quali costituiscono la testimonianza di fatti più vicina alle vicende del Cristo (55 d.C..), né, come detto, il Vangelo di Marco, scritto  più o meno nello stesso periodo e che correttamente inizia presentandoci Gesù nel momento del battesimo nel Giordano.
Della sua infanzia c'è, semmai, qualcosa riportato dalla tradizione, ma non da Marco, su cui, abbiamo cercato di far luce nel capitolo precedente. Altre vicende, ancora non riportate da Marco, potrebbero avere una certa credibilità.
All'interno delle comuni ritualità ebraiche, a cui Gesù venne  ovviamente sottoposto (circoncisione, offerta al Tempio dopo la purificazione, etc.), è da sottolineare  ciò che accadde intorno al  suo tredicesimo anno.
Gesù venne condotto, in quel tempo, a Gerusalemme per la prescritta dichiarazione di figlio della Legge, secondo cui  ogni ebreo diventa, a partire da questo momento, responsabile dei suoi atti, essendo ritenuta  questa età,  idonea a  capire  i doveri civili e principalmente quelli religiosi.
Luca, l'evangelista, ci dice che tale periodo coincise con la Pasqua e aggiunge un particolare importantissimo: sulla via del ritorno i genitori si accorsero che il figlio aveva abbandonato la carovana e, cercandolo affannosamente, lo trovarono, infine, nel Tempio. Lì era intento non solo ad ascoltare i sacerdoti, ma a pretendere da loro una serie di risposte sulla divinità e il rapporto che l'Altissimo aveva stabilito con quello che si riteneva il popolo eletto.
A nessuno sfugge il fatto non comune, che un ragazzino, abbia avuto  un così forte e rigoroso, oltre che preoccupante, senso del divino e un grande bisogno di capire significati oltre ogni dicibile.  Un atteggiamento simile appartiene a chi ricerca l'Assoluto, il Santo dei Santi, non avendo timore di chiedere e pretendere certezze. E' proprio di una personalità già profondamente formata, con una vasta esigenza non semplicemente religiosa. E' strano che possa  riguardare un giovincello, che, forse naturalmente, individua come sacro ciò che lo circonda. Se questo non avviene può essere riferito solo ad  una sensibilità di un predestinato, a chi, fin dall'inizio non nasconde, ma dà immediata sensazione a coloro che l'ascoltano che, in fondo, le risposte alle domande che fa, già le possiede inspiegabilmente. 
"Tuo padre [...] ed io andavamo, pieni di preoccupazione, in cerca di te! ", fa dire Luca a Maria. In Gesù le parole non sembrano provocare alcun turbamento: egli è già, da questo momento, un "progetto" di cui sente l'urgenza e  la preponderanza.
Discutere con dei sacerdoti, significa avere già interrogato se stesso su quei problemi; significa che tra coloro che interroga non cerca soluzioni, ma vuole conoscere cosa gli altri sanno rispondere a semplici domande: chi è Dio? Che fa? Che cosa ci richiede? Cosa possiamo richiedergli? Cosa hanno detto i profeti in suo nome?
Queste sono le stesse domande che, non molto più tardi, vedranno Gesù girovago attraverso comunità e sette, in una Palestina frastornata e soggetta ad una potenza straniera.

Ma la frase riportata solo da alcuni, fondamentale e totalmente cristiana fu. "C'è qualcosa al di sopra di Dio?"
Su queste basi va definitivamente rifiutato quel prototipo di un Gesù ignorante e analfabeta. Anzi. Gesù apprese, per l'urgenza dei suoi problemi, nella comunità essena, non solo a leggere e a seguire l'insegnamento mosaico e profetico, ma a leggere, se si può dire, per conto proprio, le Sacre Scritture, la cui padronanza è attestata in tutte le fonti, una padronanza che consolidata, poco più che trentenne, lo porterà a confermare la parola di dell'Antico Patto, rovesciandola.
Il padre, quello reale, dal momento che viene nominato solo all'inizio delle prime testimonianze, canoniche e apocrife, e non sarà presente né alla predicazione né al sacrificio del figlio, con tutta probabilità morì non molto dopo l'episodio del Tempio. Con il resto della famiglia i rapporti, come abbiamo visto, dovettero essere di estrema tensione, specialmente con la madre, che non riusciva a capire cosa volesse questo figlio e dove volesse giungere.
Una lettura spassionata degli stessi Vangeli non lascia adito al minimo dubbio.
Esempio (in fonti non di Marco): quando Gesù venne battezzato al Tempio e il vecchio Simone espresse voti profetici ed augurali sul neonato "suo padre e sua madre restarono meravigliati". Se i genitori, e innanzi tutto la madre, fossero stati a conoscenza della messianicità di Gesù, in quel contesto stupefacente del presunto ed inutile parto verginale, di che cosa avrebbero dovuto meravigliarsi e restare stupefatti? Se Gesù non fosse stato figlio di Giuseppe, da cosa potrebbe nascere la meraviglia?
Ancora queste stranezze si ripeteranno e, per il momento, si può citare le due più emblematiche.

1) La madre e fratelli lo dichiararono pazzo davanti ai propri concittadini, evidentemente stanchi di quelle che ritenevano azioni e parole di un invasato. 

2) Gesù, davanti ai discepoli e a coloro che lo seguivano, indicò essi, e non madre e fratelli, come la propria famiglia. 

Gesù percorse in silenzio le vie dello spirito, tra gli Esseni, e non lo fece per breve tempo. Nella solitudine di un luogo ingrato, macerando se stesso, fu con-sacrato.

Egli attese un segno per lunghe veglie e preghiere, ma Dio taceva. Il dolore di Gesù fu chiamare  il Padre e non sentirsi rispondere. Ma c'era Dio?

Noi non sappiamo se per rabbia o insofferenza alle regole monastiche, un giorno  decise di rompere ogni indugio e costringere Colui che gli-altri-chiamavano-Dio a parlarGli, anzi a provocare molto più di quanto si aspettasse. Quel giorno è il giorno da cui inizia, giustamente, il racconto di Marco.  Decise di andare al Giordano, da colui che l'aveva preceduto nell' attività pubblica e che non l'accolse in modo particolare, ma come uno qualunque, cosa ancora più oscura se si pensa al racconto di Maria ed Elisabetta e, dunque, al suo essere stretti parenti.

 

 

 

 
Note

 

 

[1] La datazione proposta, prescinde dai calcoli, apertamente sbagliati, fatti dal  monaco Dionigi, vissuto intorno al VI sec.  d.C.  Il nostro "calendario", dionigiano,  é, dunque,  errato, ma la sua correzione avrebbe comportato enormi problemi per la documentazione e gli atti pubblici. L' errore, in ogni caso, é fortunatamente riconosciuto da tutti gli esegeti, ma non tutti, credo,  sembrano individuare le enormi conseguenze storico-esegetiche per una corretta biografia anagrafica e spirituale  di Gesù.
[2] "Non è egli forse il figlio del falegname?" Mt. 13, ; "Non è costui il figlio di Giuseppe?" Lc. 4,22; Gio. 6,42.
[3]E le sue sorelle non sono quelle lì vicino a noi?”.
[4] Mt. 13,55, Mc. 3,32-33.
[5] Mc..1,14 .