Gli anni taciuti.

 

 

 

 

Marco tace sugli avvenimenti che precedettero il battesimo di Gesù. Perché?
La prima parola del suo Vangelo, quel "principia" o "archè", comunque si voglia interpretare ("inizio della narrazione"  o "decisione di Gesù a svolgere attività pubblica"), fa chiaramente capire che Marco, volutamente, intende non raccontare gli anni di formazione spirituale di Gesù, presumibilmente in quanto non trova fatti significativi per la comprensione della messianicità di Gesù.
Perciò dobbiamo elaborare delle ipotesi, con l'intento di costruire un ordito plausibile e razionale, teso a comprendere e giustificare la decisione dell' Evangelista.
Ma se vogliamo interrogarci su ciò che sinteticamente narrano altri Vangeli, possiamo anche chiederci: é vero che Gesù era stato "carpentiere", aiutando il padre o continuandone il mestiere? E' cosa certamente da escludere. Infatti il vangelo di Marco  afferma."Non è costui il figlio del falegname?" e non piuttosto "Costui non é il falegname, figlio di Giuseppe?"
Da ciò nasce l'ipotesi abbastanza seria che Gesù scelse fin da ragazzo, per la sua precoce e  naturale vocazione religiosa, una comunità "monacale", antagonista ai farisei e ai sadducei, che era solita accogliere giovinetti, a volte orfani, ed istruirli. Una scelta, che, come è credibile, trovò la madre e i fratelli contrari ed increduli, se colleghiamo questa azione  alle successive frasi di ostilità che Gesù pronuncerà contro la sua famiglia. Di Giuseppe semplicemente non sappiamo.
Ritengo, dunque, che Gesù, per un certo periodo della sua vita, facesse parte o fosse nell'ambito spirituale della setta di Qumram, la setta degli Esseni. Che questa ipotesi non sia azzardata lo dimostrano i problemi che viceversa risolve.
1) Il silenzio di tutti i Vangeli sugli Esseni, che Flavio Giuseppe indica come la terza componente religiosa degli ebrei.
2) La conoscenza così puntuale dell'Antico Testamento da parte di Gesù.
3) Le perduranti analogie tra la comunità cristiana e quella essena.
4) Il distacco di Gesù dalla comunità essena, maturata (e maturando lui stesso) in opposizione al loro credo e alla loro azione.
5) La conversione di alcuni esseni, farisei, zeloti all'insegnamento messianico.
6) L'attenzione degli Esseni alle vicende di Gesù.
7) La creazione di miti, in alcuni vangeli, sostitutivi di questo particolare periodo della sua vita.
Questi punti, sommariamente, cercheremo di individuarli in base al  testo di Flavio Giuseppe, "La Guerra Giudaica",  e ad altre testimonianze.  Chi ha una semplice dimestichezza con i Vangeli, può trovare facilmente, in queste fonti, le consonanze e le divergenze fra la dottrina essena e la predicazione di Gesù. Eclatante é che alcuni principi fondamentali della Nuova Alleanza (denominazione comune ad entrambe), erano patrimonio esseno: l'amore per il prossimo, l'amore per i nemici, la comunanza dei beni, ed altri corollari.
Afferma Flavio Giuseppe:


"Tre sono infatti presso i giudei le sette filosofiche: ad una appartengono i Farisei, alla seconda i Sadducei, alla terza, che gode fama di particolare santità, quelli che si chiamano Esseni, i quali sono giudei di nascita, legati da mutuo amore più strettamente degli altri. Essi respingono i piaceri come un male, mentre considerano virtù la temperanza e il non cedere alle passioni. Presso di loro il matrimonio é spregiato e perciò adottano [...] i figli degli altri quando sono ancora disciplinabili allo studio [...], e li considerano persone di famiglia e li educano ai loro principi; non é che condannino in assoluto il matrimonio e l'aver figli, ma si difendono dalla lascivia delle donne perché ritengono che nessuna rimanga fedele a uno solo [...].
Non curano la ricchezza ed é mirabile il modo come attuano la comunità dei beni [...], giacché  è impossibile trovare presso di loro uno che possegga più degli altri; la regola é che chi entra metta il suo patrimonio a disposizione [...] della comunità, sì che in mezzo a loro non si vede né lo squallore della miseria, né il fasto della ricchezza, ed essendo gli averi di ciascuno uniti insieme, tutti hanno un unico patrimonio come tanti fratelli [...]. Considerano l'olio una sozzura, e se qualcuno involontariamente si unge, pulisce il corpo; infatti hanno cura di tenere la pelle asciutta e di vestire sempre di bianco. Gli amministratori dei beni comuni vengono scelti mediante elezione,  così pure da tutti vengono designati gli incarichi dei vari uffici.
Essi non costituiscono un'unica città, ma in ogni città ne convivono molti. Quando arrivano degli appartenenti alla setta da un altro paese, essi mettono a disposizione tutto ciò che hanno come se fosse proprietà loro, e quelli si introducono presso persone mai viste prima, come se fossero amici di vecchia data; perciò quando viaggiano, non portano seco assolutamente nulla [...], salvo le armi contro i briganti. In ogni città viene eletto dall'ordine un curatore dei forestieri, che provvede alle vesti e al mantenimento. Quanto agli abiti e all'aspetto della persona, assomigliano ai ragazzi educati con rigorosa disciplina. Non cambiano abiti né calzari se non dopo che i vecchi siano completamente tracciati o consumati dal tempo. Fra loro nulla comprano o vendono, ma ognuno offre quanto ha a chi ne ha bisogno e ne riceve ciò di cui ha bisogno lui, e anche senza contraccambio é lecito a loro prendere da chi vogliano [...].
Verso la divinità sono di una pietà particolare; prima che si levi il sole  non dicono una sola parola  su argomenti profani, ma soltanto gli rivolgono certe tradizionali preghiere, come supplicandolo di sorgere. Poi ognuno viene inviato dai superiori al mestiere che sa fare, e dopo aver lavorato con impegno fino all'ora quinta, di nuovo si riuniscono insieme e, cintisi i fianchi di una fascia di lino, bagnano il corpo in acqua fredda, e dopo questa purificazione entrano in un locale riservato dove non é consentito  entrare a nessuno di diversa fede, ed essi in stato di purezza si accostano alla mensa come a un luogo sacro [...]. Dopo che si sono seduti in silenzio, il panettiere distribuisce in ordine i pani e il cuciniere serve ad ognuno un solo piatto con una sola vivanda. Prima di mangiare, il sacerdote pronuncia una preghiera e nessuno può  toccare cibo prima della preghiera. Dopo che hanno mangiato, quello pronuncia un'altra preghiera; così al principio e alla fine essi rendono onore a Dio come dispensatore della vita [...]. Quindi, deposte le vesti da pranzo come paramenti sacri, tornano al lavoro fino a sera. Al rientro mangiano allo stesso modo, in compagnia degli ospiti, se ve ne sono. Mai un grido o un alterco disturba la quiete della casa, ma conversano ordinatamente cedendosi scambievolmente la parola. A quelli di fuori il silenzio di là dentro dà l'impressione di un pauroso mistero, mentre esso nasce da una continua sobrietà e dall'uso di mangiare e bere solo fino a non avere più fame o sete.
Ogni cosa essi fanno secondo gli ordini dei superiori salvo due, in cui sono liberi di regolarsi da sé: l'assistenza e l'elemosina[...]; infatti possono soccorre a piacimento  una persona degna che sia nel bisogno, come pure dar da mangiare ai poveri [...]. Ma far regali ai parenti non si può senza l'autorizzazione dei superiori. Sono giusti dispensatori di castighi, capaci di tenere a freno i sentimenti, custodi della lealtà, promotori di pace [...]. Tutto ciò che essi dicono vale più di un giuramento, ma si astengono dal giurare [...] considerandolo cosa peggiore che lo spergiurare; dicono già che é condannato chi non é creduto senza invocare dio. Hanno uno straordinario interesse per le opere degli antichi autori, scegliendo soprattutto quelle che giovano all'anima e al corpo [...]; ivi per la cura delle malattie studiano le radici medicamentose e le proprietà delle pietre.
A chi desidera far parte della loro setta non viene concesso di entrare immediatamente, ma lasciandolo fuori per un anno gli fanno seguire la stessa norma di vita, dandogli una piccola scure e la predetta fascia per i fianchi e una veste bianca. Dopo che in questo periodo di tempo egli abbia dato prova della sua temperanza, viene ammesso ad un più completo esercizio della regola ed ottiene acque più pure per la purificazione, ma non ancora é introdotto nella comunità. Infatti dopo aver dimostrato la sua fermezza per altri due anni viene sottoposto ad un esame del carattere e solo allora, se appare degno, viene ascritto alla comunità. Ma prima di toccare il cibo comune, egli presta a loro terribili giuramenti: in primo luogo di venerare Dio, poi di osservare la giustizia verso gli uomini e di non far danno [...] ad alcuno né di propria volontà né per comando, e di combattere sempre gli ingiusti [...] e di aiutare i giusti: di essere sempre ubbidiente verso tutti, specie verso coloro che esercitano un potere, perché nessuno può esercitare [...] un potere senza la volontà di  dio; e se poi tocchi a lui esercitare un potere, di non approfittarne per commettere abusi, e di non distinguersi [...] da quelli a lui sottoposti per splendore di vesti o per qualche altra insegna di superiorità [...]; di amare sempre la verità [...] e di smascherare i bugiardi; di trattenere le mani dal furto  e di serbare l'anima incontaminata da un empio guadagno e di non aver nulla celato ai membri della comunità e di non svelare nulla delle loro cose, anche se torturato fino alla morte. Inoltre egli giura di non trasmettere ad alcuno le regole in  forma diversa da come le ha ricevute, di astenersi dal brigantaggio e di custodire i libri della loro setta con la stessa cura che i nomi degli angeli..... Con più rigore di tutti gli altri giudei si astengono dal lavoro nel settimo giorno; non solo infatti si preparano da mangiare il giorno prima, per non accendere il fuoco quel giorno, ma non ardiscono neppure di muovere un arnese né di andare di corpo..... Sono anche longevi, dato che i più passano i cento anni, e ciò, io credo, grazie alla vita semplice e ordinata; disprezzano poi i pericoli e vincono i dolori [...] con la ragione mentre la morte, quando giunga onorata, la considerano preferibile all'immortalità..... Il loro spirito fu assoggettato ad ogni genere di prova durante la guerra contro i romani, in cui stirati e contorti, bruciati e fratturati e passati attraverso tutti gli strumenti di tortura perché bestemmiassero il legislatore o mangiassero qualche cibo vietato, non si piegarono a nessuna delle due cose, senza una parola meno che ostile [...] verso i carnefici[...] e senza versare una lacrima. Ma sorridendo tra i dolori, e prendendosi gioco di quelli che li sottoponevano ai supplizi, esalavano l'anima come certi di tornare a riceverla [...].
E infatti presso di loro salda la credenza che mentre i corpi sono corruttibili, e che non durano gli elementi di cui sono composti, invece le anime immortali vivono in eterno e, venendo giù dall'etere più leggero, restano impigliate nei corpi come dentro carceri [...] quasi attratte da un incantesimo naturale, ma quando siano sciolte dai vincoli della carne, come liberate da una lunga schiavitù, allora sono felici e volano verso l'alto[...]. Con una concezione simile a quella dei figli dei greci, essi ritengono che alle anime buone é riservato di vivere al di là dell'oceano in un luogo che non é molestato né dalla pioggia né dalla neve né dalla calura, ma ricreato da un soave zefiro che spira sempre dall'oceano; invece alle anime cattive attribuiscono un antro buio e tempestoso, pieno si supplizi [...] ......
Vi sono poi in mezzo a loro di quelli che si dichiarano capaci anche di prevedere il futuro [...], esercitati fin da ragazzi nella lettura [...] dei libri sacri, in varie forme di purificazioni e nelle sentenze dei profeti; é raro che falliscano nelle predizioni.
Vi é anche un altro gruppo di Esseni, simile a quello precedente nella vita, negli usi e nelle leggi, ma diverso per la concezione del matrimonio. Ritengono infatti che chi non si sposa é come se amputasse la parte principale della vita, la sua propagazione, e anzi osservano che se tutti la pensassero a quel modo la stirpe umana ben presto si estinguerebbe.
" (Flavio Giuseppe, La guerra giudaica, a cura di Giovanni Vitucci, Fondazione Lorenzo Valla).


Le sottolineature da me fatte nel testo di Flavio Giuseppe, indicano, in maniera eclatante, che é evidente  l'ipotesi che Gesù conservasse molti insegnamenti di questa appartenenza. Ma mostrano, altresì, le radici che portarono ad un distacco maturato e discusso tra la setta stessa: una decisione che crediamo non sia stata "solitaria" e che trovò precursore Giovanni il battezzatore, che, non a caso fu il primo personaggio che Gesù volle porre nel proprio percorso spirituale, non calcolando i fatti personali e misteriosi che dovevano avvenire al fiume Giordano, tali da spingerlo alla "folle" missione che ne farà il Messia, le cui parole salveranno l'umanità intera e non un ristretto gruppo di monaci armati.
Continuando la citazione di altre fonti sugli Esseni ricordiamo che la VIII Regola della comunità prescriveva:

 

"Saranno separati dagli uomini dell' ingiustizia, per preparare nel deserto la via [...], come sta scritto: nel deserto preparate la via, appianate nelle steppe una strada per il nostro Dio"
 

Filone di Alessandria (I° sec a.c. e I° sec. d.C..) dà per primo la consistenza numerica degli Esseni, circa quattromila, singuìto da Flavio Giuseppe, che, in Antichità Giudaiche, XVIII, 20, conferma tale quantificazione, riferendola alla fine del regno di Erode il Grande.
Ancora Filone conferma come vivessero in solitudine, in comunità nascoste,  in povertà e in castità, attenti studiosi dei testi sacri. Di questa biblioteca imponente troviamo varie notizie in tantissimi papirologi.
Tra questi ultimi, la più parte  ha messo in evidenza un contrasto che venne vissuto tra il Maestro di Giustizia e il Sacerdote Empio e  tali studiosi hanno cercato di dipanare quell'episodio gravissimo senza non poche forzature. Qualcuno ha perfino sostenuto l'identità tra il Maestro di Giustizia e Gesù, non tenendo conto che, in questo caso, i cristiani avrebbero inglobato gli Esseni e viceversa, fatto storicamente infondato, perché della setta sappiamo esattamente la nascita e la fine. Anzi c'é da propendere per l'ipotesi che tale culto per il Maestro di Giustizia sia alla base della stessa formazione della comunità essena. Gesù non ignorò questo scontro e probabilmente profetizzò "un tradimento" che effettivamente Gli assegnava la stessa sorte.
C'é chi, (come l'australiana B. Thiering, la stessa che ha preteso dimostrare che Gesù ebbe tre figli, che si separò e si risposò felicemente), ha preteso identificare Gesù col Sacerdote Empio, ma é semplice ricerca di notorietà, senza un minimo di spessore storico.
Altre notizie appartengono a Plinio il Vecchio (gli Esseni: "gens sola, socia palmarum"), ad Ippolito, che nei Philosophema, ci dà la sconcertante  e poco attendibile informazione, secondo cui gli Esseni uccidevano spietatamente tutti i non circoncisi, mentre, nella letteratura rabbinica coeva non esiste traccia della loro esistenza e alcuni storici hanno giustamente parlato di "damnatio memoriae", ossia tacere volutamente dei propri nemici: su tale questione, bisogna ritornare, giacché Gesù e gli Esseni, avevano comuni nemici, anche se per diverse ragioni. Altri autori insistono sugli appellativi che gli Esseni si attribuivano: "figli del cielo, testimoni della verità, eletti da Dio, i testimoni della Nuova Alleanza, esercito dei santi, semplici e perfetti" e, specialmente "figli della luce e figli della giustizia". Molte di queste denominazioni le troveremo spesso nei Vangeli.
Resta da chiarire la ragione per cui tanto gli Esseni quanto Gesù ed i Vangeli reciprocamente si ignorino.
Non una parola di Gesù contro di loro o a loro favore, essi che pur costituivano, come abbiamo visto, la terza componente della religione ebraica e che, in quel periodo, era largamente diffusa, tanto che al Tempio esisteva una porta, tradizionalmente, detta degli Esseni. Era, d'altra parte, una setta che vantava una lunga storia e gli stessi ebrei la tenevano in grande considerazione.
Non una parola degli Esseni su Gesù e sulla sua piccola comunità, la cui azione essi seguivano con attenzione, se é vero che sono rintracciabili testi cristiani fra i rotoli del Mar morto.
Dove é la soluzione?
Gli Esseni erano un'aristocrazia sacerdotale: chi si legava a loro, dopo un lungo noviziato, era "figlio della luce", chi si allontanava dalla loro Regola, gelosamente custodita, passava inevitabilmente ai "figli delle tenebre". Ma non può essere questo l'atteggiamento tenuto nei confronti di Gesù.
Se é vero che Gesù è stato un adepto esseno, la ragione del suo distacco é individuabile nel fatto che, ad un certo punto, rivolgesse loro la prevedibile critica di un "isolazionismo", una critica che, probabilmente, aveva portato, già prima di Lui, Giovanni il battezzatore. Entrambe le critiche non intaccavano, agli occhi degli Esseni, i "santi" intenti dei personaggi. A Giovanni e a Gesù non poteva essere mosso nessun rilievo d'ordine morale e nessun cedimento verso i sadducei e i farisei. Tuttavia non possiamo tacere che Gesù, alla fine della sua missione presenterà una visione del Regno di Dio, totalmente nuova e contrapposta ad ogni apocalittica, a cui, in un primo tempo era stato fedele. Allora la ragione non può essere rintracciata se non nel rispetto che gli Esseni portarono alla morte di Giovanni e alla crocifissione di Gesù. Capirono che, nel bene e nel male, la mano dell'Assoluto era stesa su di loro. In Gesù trovarono, in fondo, confermata la loro fede nella resurrezione e nella Nuova Alleanza e, nell'espandersi della comunità cristiana, un segno divino.
Gesù sapeva che Esseni erano buoni servitori di Dio e criticò la loro dottrina indirettamente, riservando ai farisei e molto di più ai sadducei gli epiteti e la maledizione: "Guai a voi, razza di vipere!". Sapeva che una cosa simile non poteva dire degli Esseni, sia per la "santità della loro vita", sia per il debito dottrinale, morale e civile. Né é da tenere in secondo ordine un probabile rapporto di conoscenza diretta dei venerandi padri esseni. Riteniamo che la crocifissione e la resurrezione fu un periodo di riflessione, fortemente accentuata, per la setta.
Ad ogni modo, la storia ci dice che dopo il 70 d.c. degli Esseni non restò segno e di Gesù, é segnata la storia dell'occidente, positivamente o negativamente, e tutte le religioni si devono confrontare con la Sua parola  e la sua eredità.