I segni del divino
L'attività pubblica di Gesù, in Marco, viene fatta coincidere, quasi per un fatto di spettacolarità, in concomitanza ad una guarigione. Tale accadimento significa, per alcuni, l'imprescindibile identificazione di Gesù, portatore di un nuovo e definitivo messaggio, con le sue capacità taumaturgiche.
In altre parole, dal momento che gli uomini credono fortemente a un messaggio che sia accompagnato da presunti eventi fuori dalle leggi naturali, il messaggio stesso, legato a fatti eccezionali, è per ciò stesso non invalidabile.
Altri, inversamente, hanno ritenuto che anche in assenza di fatti miracolosi, resta intatta la forza dell' Evangelo. Il che ha portato alcuni a non tenere in nessuna considerazione l'attività taumaturgica di Gesù o, in casi estremi, a ritenere che tutti i miracoli siano pure e semplici invenzioni, costruite da coloro che hanno inteso testimoniare la Parola in funzione di una pressante esigenza di dimostrare la filiazione divina di Gesù, contro i sacerdoti ebrei.
Nei due capitoli antecedenti, abbiamo cercato di dimostrare il rapporto tra peccato e guarigione, tra eventi straordinari e la Parola, affermando che fatti portentosi non si verificano contro le leggi della natura, sebbene al di là delle nostre conoscenze e, in ogni caso, nell' ambito di quel processo che all' interno dell' Assoluto consentirà a Gesù di agire con totale padronanza sugli elementi e sul loro combinarsi.
E' dunque credibile e vero che Gesù abbia effettivamente compiuto fatti straordinari, ma Egli stesso li ha sempre intesi come opera Sua, ma come atti di misericordia.
"Non ditelo!" è l' esortazione che Gesù dice a chi guarisce e, questo, perché il piano della carità e il piano della salvazione non venissero confusi e, certamente, non prima che in ognuno non si delineasse chiara la necessità di costruire la società nuova del Regno dei Cieli.
Perciò il miracolo è un atto di benevolenza, che in un certo qual modo agevola l'avvicinarsi dei contemporanei e di molti credenti dei nostri giorni, a Gesù, ma non è la sostanza né la ragione della presenza messianica.
Il Messia annuncia e nell' annuncio non può che aiutare, se è vero che l'amore è il cardine dell' elevarsi e nell' elevarci a figli dell'Assoluto: mutamento che ci permette di godere di privilegi e di affetto.
Chi è malato è innanzi tutto un peccatore. Gesù spesso dice: "I tuoi peccati ti sono perdonati", piuttosto che : "Vai, ti ho guarito!".
Ed è su tale problema che bisogna prestare maggiore attenzione, giacché, come detto, é il peccato che determina la malattia, quel peccato che Gesù perdona per la inevitabile ragione che Egli è principalmente colui che è contro il dolore e la morte, ma che può guarire contestualmente al concreto ravvedimento del peccatore stesso.
Tutta l'incomprensione nasce dal fatto che, per la nostra attuale mentalità e per l'educazione religiosa distorta che abbiamo ricevuto, il nostro concetto di spirito è stato profondamente snaturato e sminuito.
Per Gesù lo spirito è ciò che fa di ognuno di noi ciò che è.
Lo spirito è la totalità di quello che ostinatamente continuiamo a contrapporre e non semplicemente a distinguere come anima e corpo.
Lo Spirito, se ben inteso, è ciò che fa, di funzioni separate, un organismo che, in quanto tale, è sottoposto a patire tutte le variazioni possibili del sistema esistenziale. Per dirla diversamente, noi avvertiamo dolore solo perché enti spirituali. Il dolore è apparentemente il dolore di un organo, ma sostanzialmente è la conseguenza di un organismo che ha perduto le sue connessioni. Ed è questo il punto focale, anche perchè ci fa comprendere un altro ulteriore e non secondario passaggio: nessuno spirito nasce come "insieme puro". Ogni uomo è un erede, e in quanto tale paga, anche delle colpe che non ha commesso.
Se alle colpe dei padri (come spiegherà Gesù) si aggiungono le dissolutezze proprie, le difficoltà dello Spirito preparano ed alimentano la malattia.
Poco ha utilizzato l'uomo la preghiera. Essa è la medicina. Non un caso che Gesù insegni agli uomini a pregare, con una preghiera di gran lunga più chiara ed efficace della Legge antica.
Si potrebbe obiettare che tale prerogativa e definizione dello Spirito non sia una conquista cristiana, giacché in ogni religione si rintracciano chiari esempi di affermazione di unità anima-corpo e la conseguente analogia peccato-malattia.
Marco, per la vicinanza a Pietro e a Paolo, non é un miracolista. A Lui interessa dimostrare che Gesù é il Messia non perché compie miracoli, ma perché dice parole di vita eterna. Infatti, chi volesse fare il burocrate dei miracoli troverebbe in Marco dimenticanze non di poco conto. Si é già detto dell' assenza di fatti che riguardano l'infanzia di Gesù, con l'eliminazione di quegli eventi fantasiosi che abbondano in Matteo e Luca o che sfiorano il ridicolo in alcuni vangeli che comunemente conosciamo come apocrifi. Ma altri eventi di non poca rilevanza sono completamente ignorati. Per il momento, nel prossimo capitolo, ne affronteremo solo due: le nozze di Cana e la resurrezione di Lazzaro.