Introduzione.
Ci sono vari tempi nella vita, tempi in cui la maggior parte degli esistenti si trova, per semplice e pura passività ed inconsistenza, raggrumata nei soli e mutevoli risvolti del divenire, in cui l'Assoluto non può diventare, come dovrebbe, l'interlocutore privilegiato.
Esistono, quando il fato é benigno, altri tempi, in cui l'Eterno si erge come proprietario e nient'altro.
Allora l'Assoluto è colui che parla e a cui possiamo parlare. E' il Nulla, come asserisce Meister Eckhart, che viene per grazia. E' il Valore inviolato e non mutevole, che semplicemente stabilisce e che dirige e ti fa dire.
Sicuramente, quando maturerà questa venuta, lo Spirito occuperà la casa pulita del tuo Silenzio e, in quel tempo, finirai inesorabilmente per incontrare Gesù, il Maestro, che si rende identico alla Via, alla Verità e alla Vita e ti farà capire, senza mezzi termini, che tu, proprio tu eri, nel frattempo, miseramente perso nella vacuità di giorni e di persone, che si ergevano al cielo come Peccato mortale.
E' la condizione in cui, essendo il Logos divenuto carne, tu non attendi altro Messia e comprenderai, in maniera purissima, che non c'é da compiere alcuna volontà che ti appartenga, consegnando all'Assoluto te stesso come strumento di ascolto e di servo.
E con te non trovi che pochi cristiani: infatti, quasi tutti, per come si trascinano e in funzione di una richiesta così pesante, possono solo osservare le feste comandate e pagane, divenuti infinitamente meschini in parole, opere e misericordia.
Gesù, il Maestro,sulla croce che spesso teniamo nelle nostre case, è un uomo di estrema sofferenza e, poco o per niente presente, in immagini di resurrezione, che incoerentemente non raffiguriamo, perché temiamo la voce di una grande speranza o non riusciamo a comprenderla.
Ma, pur davanti ad un crocefisso, noi, appagati dal formalismo rituale delle messe, dei cosiddetti sacramenti e delle litanie, compreso un non richiesto battesimo "infantile", non sappiamo né sopportare il dolore né vedere la gioia di un affetto profondo.
A Lui, che fu certamente crocefisso e non si fece battere dalla morte prevista, non ci siamo mai saputi affiancare, ignoranti senza limite, distrutti dal benessere, dal consumismo e dal profitto.
I disperati sanno e ci confermano che Gesù, il Maestro, è colui che è al di là di una lapide, mentre noi, forti di una miserabile ragione, consumiamo i nostri momenti per una vita che è apertamente già una morte. Incapaci di un gesto, di un dono, di uno sguardo, andiamo superbi di un latifondo materiale, che ci permette ogni forma di caccia e di sfruttamento, ma che, nel giusto momento, partorisce il mostro che ci prende per la gola e ci riporta ad essere polvere, anima senza cielo, uomini affidati al vento, senza dimora alcuna.
Così, diversamente dai poveri della terra che rappresentano i mille volti di Gesù, la più parte degli uomini crede a parole di favole e crocifigge col suo benessere, ogni giorno, migliaia di esseri umani.
L'inganno della morte l'abbiamo corroborato con una lunga storia per nulla cristiana, in cui non abbiamo saputo far altro che curare la nostra sostanza cattiva e criminale, fortemente inclinati a produrre molto più male che bene, voluttuosi nel perfezionare gli apparati della morte.
Abbiamo goduto nella visibile e penosa esistenza di una pretesa immortalità nel tempo, il quale, irridendo alla nostra possanza, si abbatte, nella misura stabilita, con la sua interminabile ironia per cui ci presenta agli altri, freddi e stretti tra quattro assi di legno.
Trovarsi davanti ad un Uomo, inerme, predicatore di pace e di affetto, in queste condizioni, significa, per inevitabile conseguenza, rendere definitivamente esplicito il nostro inutile stato. Così, la nostra pena, non più occultabile, ci costringe a prostrarci e a scegliere: o seguire il Maestro fermamente, con tutte le conseguenze possibili, giungendo, alla fine, con identificarci con Lui, oppure, aggrappati alla carità, chiederGli un estremo soccorso, una parola di consolazione.
I sapienti potrebbero porre altre più difficili domande. Potrebbero dirci: perché non compiamo tutto quello che più ci aggrada?
Ma potrebbero, soprattutto, chiedersi più responsabilmente : perché ognuno di noi si accorge di ciò che è essenziale solo in particolari e determinati momenti e, spesso, quando il bene posseduto é stato volutamente perduto?
Oppure potrebbero domandarsi, più semplicemente, in che consiste realmente il nostro sapere e, principalmente, questo quotidiano correre e mutare nel niente?
Qui accetteremo la loro sfida e la loro contro risposta: "Di quale Gesù parlate?", "Quali parole Egli ha detto che possano cambiare il nostro stato?" con tutti gli annessi corollari.
Sarà, comunque, un dialogo tra uomini, che non sono mai credenti o non credenti.
SRP