Le Tentazioni 

 

 

Marco non si dilunga molto sulle tentazioni che tormentarono Gesù, nel periodo del deserto.
In effetti l'ultima, intima prova di Gesù, prima di affrontare la vita pubblica, è la classica prova di chi, sentendo di poter fare, può presupporre di perseguire, per autoinganno, un suo progetto, una sua dottrina.
Matteo (ma non Marco) illustra simbolicamente questo intimo travaglio e lo fa utilizzando Satana, semplicemente per dire che le tentazioni, a cui dovette far fronte Gesù, sono oggettive sirene che ogni uomo si trova di fronte e a cui si deve necessariamente sottrarre per una nuova vita.
"Il tentatore gli si accostò e gli disse: Se tu sei figlio di Dio, ordina che questi sassi diventino pane"
La provocazione è chiara. Gesù, al momento del battesimo, ha avuto due visioni, una visiva e l' altra uditiva. Ma ne è certo? Se lo Spirito Santo è con lui perché non provare la sua potenza, secondo il vecchio miracolismo mosaico. In altre parole, se si sente sicuro di essere Il Messia non è un diverso? Non deve potere compiere "miracoli"?
E Gesù, nel deserto, nella sua piena solitudine, medita e supera questi ultimi pensieri umani. Il piano della salvazione non gli appartiene e, dunque, nemmeno la capacità di compiere atti assoluti. E' lo Spirito il proprietario del regno e dei mezzi. Per questo Gesù deve semplicemente servire. La parola come i gesti di glorificazione provengono entrambi, come risponde a Satana, "dalla bocca di Dio", ossia Matteo ci dice che Gesù lo comprese ripetendo a se stesso il Salmo 90, quello che afferma che l' uomo  ha il dovere di affidarsi a Dio.
"Allora il diavolo lo condusse nella città santa e lo collocò sul pinnacolo del Tempio e gli disse: Se tu sei figlio di Dio, gettati giù. Infatti sta scritto: Ti ha raccomandato ai suoi angeli ed essi ti reggeranno sulle mani".
Ancora una volta Gesù è tentato di fare della vecchia Legge una misura per provare a se stesso di non essere più il figlio di un falegname.
Prima ha avuto la tentazione di cambiare l'oggettività di ciò che lo circonda, ora è tentato di provare la sua invulnerabilità, con un gesto che possa mettere in discussione la sua stessa vita . E ancora una volta Gesù si ravvede: il mondo e la vita appartengono all'Eterno. Se Questi agisse secondo il volere degli uomini, sarebbe tutt'al più un gigante buono. Ma l'Assoluto, come Gesù ripeterà spesso in seguito, "ha contato tutti i nostri capelli" e l'uomo non può, anche peccando, cambiare "uno iota" del suo "essere in Dio".
Presumere di essere proprietari della propria vita è presumere che Dio è morto. E seppure la Legge dice che Lo Spirito Santo non è lontano dall'uomo, non è lecito tentarlo, affinché assecondi una presunta volontà di potenza. Gesù si rispose: "Sta pure scritto: Non tentare il Signore Dio tuo".
"Nuovamente il diavolo lo condusse su un monte molto elevato e gli mostrò tutti i regni della terra e il loro splendore e gli disse: Ti darò tutte queste cose se tu, prostrato, mi adorerai".
E' questa la tentazione più umana a cui, in ogni tempo, pochi si sono sottratti: avere Potere, quanto più potere è possibile, perché da sempre sta scritto che esistono padroni e schiavi, chi comanda e chi ubbidisce. Essere Cesare. Se un uomo sente in sé la potenza di appropriarsi dei suoi simili e del loro lavoro, perché restare tra gli ultimi degli ultimi?
Il potere è volontà di annichilire tutto quello che deve essere fatto proprio, per sentirsi capace di appropriarsi di ciò di cui non si è autori. Potere è sentirsi fuori della vita degli altri; creare da sé i valori che giustificano la prepotenza, indicando nella natura il valore che crea la disuguaglianza.
Gesù si rende conto che a questa tentazione dovrà far fronte continuamente e rafforza il suo spirito e scaccia duramente i suoi pensieri insensati: "Vattene, Satana! Perché sta scritto: Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo renderai culto".
Il deserto è finito. E' al mondo che ora va annunciata la nuova Legge e la grande speranza.
Chiudiamo questa parentesi, facendo notare come Matteo faccia un uso diverso della parola "Dio" e come meno di Marco sentisse e capisse il vero insegnamento di Gesù.