Maria, la madre.
Avendo Gesù iniziato il suo cammino spirituale in solitudine e all'interno di una sicura incomprensione familiare, la non presenza della madre é assolutamente naturale. La madre é come tutte le madri: desidera un figlio che pensi in termini pratici al proprio futuro ed é poco disposta ad accettare un monaco taciturno di cui ignora quanto sia pieno di Assoluto.
Quando con la Croce e la Resurrezione il tempo sarà definitivamente spezzato, dicono altre fonti, ma non Marco, Maria capirà e diverrà cristiana.
Storicamente, si deve affermare che Maria ha avuto per secoli, un ruolo assolutamente secondario e spesso inesistente. E' alla fine del IV° sec., come detto, che Giovanni Crisostomo elaborò l'idea della verginità di Maria, "ante partum, in partu, post partum", idea bizzarra che doveva diventare dogma solo nel Concilio Laterano del 649, ribadita nel Tolentino del 675, creando non poche divisioni tra i teologi. Si formerà una inarrestabile corrente mariologica e non solo prolifereranno i temi del parto verginale e quasi a stento, si rintracceranno le tracce dello "scandalo" cristocentrico
Una logica, in fondo esisteva. Se si fa riferimento alla mitologia o ad altre religioni i precedenti non mancano. Perseo, Ercole, Enea, Achille sono i personaggi che hanno popolato la nostra coscienza infantile e ognuno ricorda, in merito alla loro nascita, la commistione tra umano e divino. Accanto ad essi, divini erano ritenuti personaggi storici, a cui venivano riferite imprese leggendarie o al di là della portata degli uomini comuni, senza contare filosofi, veggenti e ormai sconosciuti ciarlatani, in tempi nei quali perfino gli imperi erano sacri.
La mariologia, in fondo, rendeva di nuovo prospero il frutto di una concezione animistica, la cui bibliografia antropologica e sociologica, é diventata incalcolabile.
Infatti, attraversando il mondo sciamanico, erano i grandi profeti e i grandi iniziati che avevano goduto di tanto privilegio, specialmente in Oriente: da Krishna a Buddha, da Mitra ad Iside. Specialmente a questi due culti sarà da riferire l' esigenza di dare una verginità alla Madre di Gesù, dal momento che il culto di Mitra era molto diffuso a Roma, in particolare tra l'esercito. Non secondaria é l'influenza della religione egizia sull' ebraismo, perfino prima di Mosè.
Per questi miti e specialmente per l' approfondimento del culto della dea Madre, non si può che rimandare alle relative scienze, ma per concludere sulla verginità, in cui é perfino ripetitivo l' approccio della divinità con la donna eletta, non é secondario ricordare che i primi testi parlano non di vergine, ma di donna "non sposata" ('almah) e che l'equivoco sorse quando la tarda traduzione greca introdusse il vocabolo "parthénos", che alla donna non sposata associava concettualmente una necessitata verginità, così come l' analogo vocabolo latino "virgo". Il solo vocabolo che non lascia dubbi é l' ebraico betulah, che disgraziatamente per certi teologi, non si trova nei testi evangelici.
Per chi volesse credere nella verginità di Maria, che di per sé potrebbe anche non implicare, come frutto della pietà popolare, grandi conseguenze nella missione di Gesù, può essere di conforto solo quanto onestamente propose Tommaso d' Aquino: "tra i miracoli di Dio alcuni sono oggetto di fede, come il miracolo del patto verginale... perché il Signore ha voluto che rimanessero incomprensibili perché fosse più meritoria la fede in loro".
Data la verginità attraverso Maria, cominciò la vera espropriazione della centralità di Cristo. Nel 13° sec. i francescani, contrapponendosi ai domenicani, elaborarono la tesi dell' Immacolata Concezione, condivisa da Sisto IV e definitivamente sancita da Pio IX, il quale non mancò di sfruttare le parole di Bernadette Soubirous. Ma tra le precedenti e successive glorificazioni di Maria, (che qui sarebbe inutile elencare, una meno convincente dell' altra), la più inverosimile, più sconcertante e più illogica é stata quella di definirla "madre di Dio", un atto che configura una preminenza sia ontologica che ontica, di cui non esiste possibilità di dare alcuna spiegazione, anzi crea l'irriverente conseguenza di fare della stessa nascita di Gesù, un perverso concepimento incestuoso.
Per tutto il contesto in cui si é sviluppata la Buona Notizia é utile e necessario affermare che l'Altissimo, il Padre e Cristo sono le tre processualità a cui sono sottoposte tutte le mediazioni. Di Maria, nei primi secoli, nessuno si sognava di asserire la "santità". Se perdurasse questo culto blasfemo, che ha assunto momenti di parossismo nella Chiesa cattolica, é molto difficile che il cristianesimo possa essere riportato alla sua originaria purezza e al suo progetto soprannaturale.
Di sicuro è che Marco, tacendo sul parto verginale, non può che negare una preminenza materna e, giustamente, non racconta un fatto sicuramente inventato, le Nozze di Cana, in cui più che di miracolo da parte di Gesù, si potrebbe, tutt'al più, parlare di opera di prestigiatore, un'azione che lo avvicinerebbe ai maghi egiziani o a Simon Pietro, facendogli perdere, fin dall' inizio, la connotazione che lo rende quello che è stato e sarà: il Cristo.
Di Marco ricordiamo questi due significativi passi:
Il primo già in precedenza menzionato
"E tornò verso casa e si radunò di nuovo gente, al punto che non potevano prendere cibo. Allora i suoi, saputo questo, partirono a prenderlo, poiché si diceva: è pazzo" (Mc 20).
Il secondo:
"E giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto intorno era seduta la folla e gli dissero: <Ecco tua madre e i tuoi fratelli (e le tue sorelle) sono fuori e ti cercano>. E rispondendo disse loro: <Chi è mia madre e chi i miei fratelli!> E girando lo sguardo su coloro che gli stavano seduti intorno, disse: <Ecco mia madre e i miei fratelli! Chiunque compie la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre>". (Mc 31)
A questo punto, si potrebbero trarre delle irriverenti conclusioni nei confronti della Madre di Gesù e, in generale, discorsi vaghi sulla sua famiglia. Al contrario. Proprio un' analisi storica e non semplicemente agiografica può ridarci la Madre di Gesù nella sua dignità.
Maria é stata salvata dal dolore, un dolore che ha costituito il suo peregrinare terreno. Dapprima il dolore per l' incomprensione della missione del figlio, poi il dolore del distacco e del rinnegamento, poi il dolore della persecuzione e, alla fine, il dolore terribile della Croce.
E' il dolore di una madre, sofferto come una piaga continuamente sanguinante. E, tuttavia, é questo che le ha consentito di diventare un punto di riferimento devozionale di prim'ordine. Maria, infatti è stata beatificata perché é tornata al Figlio. Ma di tutto questo non c'è traccia in Marco. E' tutto dovuto ad altre fonti,
Queste stesse, ma ancora non Marco, ci dicono che quando Gesù fu deposto dalla Croce e accadde l'evento fondante della Resurrezione, avvenne anche il ravvedimento e la resurrezione spirituale totale di Maria. Comprese finalmente e totalmente il percorso del Figlio e si fece discepola? volle essere testimone tra i testimoni della Parola, un'apostola insieme agli apostoli, tra i martiri delle Chiese che andavano formandosi?
E' lecito crederlo? Credere che morisse non molto dopo la morte del figlio? Che Madre e Figlio si ritrovassero nella chiarezza della Verità? Per Marco tutto questo è inessenziale.
Gesù alla destra di Dio; Dio, Luce davanti alla Luce; Maria tra i santi, ausiliatrice, protettrice, mezzo di misericordia e di perdono, Maria mediatrice, madre nostra, fratelli di Gesù? Marco non ci autorizza a crederlo.
Un ruolo quello di Maria, che non ha bisogno di dogmi né tanto meno delle fantasiose ed errate enunciazioni di Concili variamente fuorvianti e, alcune volte, blasfemi e, principalmente, offensivi del Regno dei Cieli.
Pur essendo stata assunta ad una vicinanza privilegiata agli occhi di Gesù, Ella resta sempre impari al Figlio, a Dio e all'Altissimo. Lei é la madre di un figlio benevolo che altrettanto benevolmente la esaudisce nel suo compito di mediazione con l'umanità sofferente.
Maria senza il riferimento a Gesù, crocifisso e risorto, é nulla. A Lei si deve chiedere perché chieda: Gesù le darà tutto, per amore filiale. Nessuno può impedire di credere tutto questo, ma proprio perchè bisogna credere é opportuno che ci si chieda: perché Marco tace? Su Maria bisogna che non sussista menzogna.