In ricordo del compagno GIUSEPPE ROSE.

(in occasione della fondazione del circolo culturale "Giuseppe Rose")

 

Studente di terza liceale, acquistai la mia prima copia di Umanità Nova. 
Per alcuni mesi insieme a Vincenzo Mauro, sul libro di Woodcock ( L'Anarchia), vagliammo in interminabili discussioni e passeggiate, quello che già dall'inizio ci apparve il più razionale e magnifico progetto sociale, una socialità compiuta, finalmente posta al di là dell'alienazione politica e religiosa. Furono allora, mesi di intensa richiesta di relazioni, di missionaria e inesauribile comunicazione del "regno" appena scoperto..
Condizioni, insomma, di euforia, a cui venne risposto, in breve tempo, con un immediato e aperto isolamento.
A noi, che non sapevamo di potere e di mafia e non avevamo la mentalità del gregge e dei politicanti, questa ostilità ci parve assolutamente strana e contraddittoria: l'anarchia, questa visione del mondo senza repressione, questo incontro di uomini che non vogliono né comandare né ubbidire, questo rinnovato vangelo che avrebbe dovuto finalmente e definitivamente condurre l'umanità fuori dalla preistoria e dagli istinti, questa meta che avrebbe dovuto toccare il cuore e la mente di tutti, di fatto non interessava nessuno o li rendeva fortemente ostili. I più amici ci tacciavano di infantilismo e utopismo; il resto: scontro.
In questo clima di intolleranza e provocazione, conoscemmo Giuseppe Rose, anarchico anche lui. Più tardi, attraverso lui, il grande "vecchio" Nino Malara. Furono i nostri punti di riferimento e tanto più lo divenne il primo.
Giuseppe Rose non era a noi sconosciuto, se non altro perché, nella scuola media di Grimaldi, era stato per Vincenzo, insegnante di lettere e per me, commissario alla licenza di terza.
Ma ancora, al di là di tutto questo, era un grimaldese ben conosciuto e stimato e che solo negli ultimi tempi si era trasferito a Tessano.
Il suo ruolo divenne per noi subito importante: si era tra di noi, con le nostre idee, i nostri problemi organizzativi. Principalmente, in lui, si saldavano due generazioni: quella dei nostri padri, che solo in lui davano eredità "spirituale" e affinità e quella di noi figli, bisognosi di rigenerazione e pulizia.
Con lui, amico e consigliere, passammo ore e ore, senza noia, a discutere e a progettare, a confessare la nostra impazienza, a criticare le iniziative che ci morivano in fasce: e ciò non appena si raggranellava i soldi della benzina per raggiungere Tessano. Lo trovavamo sempre "francescanamente" sereno, pronto a farci partecipi del suo lavoro. A quel tempo dirigeva Volontà, la vecchia rivista di Errico Malatesta, assicurando ad essa un tono dignitoso e un livello culturale, per cui ben figurava nel panorama nazionale delle riviste sociali di quel periodo. Come redattore, inoltre, tutto il suo sforzo era quello di far confluire e mediare i diversi atteggiamenti che dividevano e dividono il campo anarchico e, per quanto ne so, ebbe per questo la stima di tutti.
Contemporaneamente a tale fatica, ai vari e organici saggi pubblicati, un grande impegno dedicava alla traduzione o alla pubblicazione di "classici" anarchici da presentare alle nuove generazioni, come efficace segno di vitalità e continuità di pensiero. Libri di Fabbri, Nettlau, Kropotkin, Malatesta, Gori, Galleani, Rocker, Berneri e altri, uscirono grazie al suo impegno e il più delle volte preceduti da un suo saggio introduttivo.
Particolare attenzione prestava a Proudhon e, in special modo, a Bakunin, di cui diede una traduzione più rigorosa del noto "Dio e lo Stato" e a cui dedicò una significativa bibliografia, campo a lui particolarmente congeniale.
Ma Giuseppe Rose non fu soltanto uno studioso anarchico, un compagno intelligente e operoso. Con la stessa modestia con cui compiva il suo impegno di militante sociale, egli si dedicava ad un più vasto dispiegarsi del suo senso e interesse umanistico.
Pittore di buon livello
, lo trovavamo spesso a disegnare un tema costante (gli alberi, li chiamavamo noi) che era un continuo trasfigurare in colori il suo senso filantropico della tristezza, della gioia, della elevazione e della ricerca di perfezione morale e ideale. So che per questa attività ebbe riconoscimenti di tutto rispetto e varie mostre furono allestite in diverse parti.
In questi interessi umanistici, rientrava anche un suo riposto poetare. Fu grazie al fervore del compagno editore Di Maria di Ragusa, che si riuscì a fargli rendere pubbliche alcune sue composizioni.
Ma "Pelaghi sentimentali" lo volle distribuire con assoluta riservatezza, a difesa della sua modestia e della sua intimità.
Alcune di queste poesie sono pubblicate in questo Bollettino, ora che possiamo tributargli un omaggio che, in vita, lo avrebbe in un certo qual modo infastidito. 
Se il circolo culturale, che abbiamo appena formato, reca il suo nome é perciò per noi, non solo un dovuto riconoscimento al grimaldese, il cui segno culturale é innegabile, ma principalmente il tributo al valore morale di un uomo, che con la sua multiforme attività e l'elevatezza di sentimento, può per noi rappresentare un riferimento di maturazione e di impegno.
Devo a questo punto non tacere il suo grande senso dell'amicizia e della tolleranza. Quando negli ultimi tempi ci trovammo ideologicamente "distanti" (lui, per come mi apprestavo a dare una lettura antiautoritaria di Marx ; io, per come valutai la sua critica al marxismo libertario) ciò non fu mai altro che una semplice diversità di vedute tra compagni, tra amici che si stimavano e si rispettavano. 
Per concludere devo aggiungere un altro ricordo: un mio saggio, che egli volle includere in un numero speciale sull'Internazionale antiautoritaria, pur su un piano diverso di pensiero, fu largamente influenzato dalle sue posizioni personali: ciò a riconoscimento che Giuseppe Rose per me (e credo di poterlo dire anche per Vincenzo Mauro e Franco Iachetta, che a noi si aggiunse ben presto) fu una guida, un maestro, rimanendo sempre e in ogni caso, un compagno amabile, che ancor oggi si vorrebbe come consigliere e amico.

 

Grimaldi,ottobre 1979, 
data della fondazione del circolo culturale "Giuseppe Rose".  
 

(N.d.A) : Il circolo ebbe poca durata, perché, per motivi di lavoro, dovetti trasferirmi da Grimaldi ad Amendolara.