U Grimaudise

Nessuno presuma di poter ingannare un grimaldese, perchè ogni grimaldese è un maestro del sospetto.

Tale capacità, così stabile e duratura, gli deriva dal fatto di essere un individualista atipico e viscerale, che a sua volta si nutre di un'esplicazione della vita fortemente contraddittoria ovvero sempre oscillante tra due estremi, con poco consone pause di mediazione.

L'individualismo del grimaldese ha come fondamento il radicato attaccamento al proprio luogo natìo, chiuso ad ogni influenza. Infatti, egli è, per ragioni storiche, ma anche per innata pigrizia, incline all'autosufficienza produttiva, a cui sono estranee ogni forma di servitù feudale così come una più aperta mentalità commerciale. Per questo, il fatalismo, che ha sempre pervaso la comunità grimaldese, ha fatto sì che essa attraversasse i grandi cambiamenti epocali, così evidenti nella grande storia, senza avvedersene, tanto che, se si ricapitola la sua storia dall'origine al '900, epoca della svolta, si nota con stupore che le sue fondamentali caratteristiche siano restate immutate, quasi fuori dal tempo.

Il Grimaldese, u grimaudise, è, di fatto, un'anomalia storica.

Se avesse sopportato un sistema feudale, il grimaldese, probabile servo della gleba, avrebbe aspirato alla libertà, all'uguaglianza. Avrebbe capito il senso dialettico della giustizia sociale. Allo stesso modo, se avesse vissuto l'intensità e la radicalità della rivoluzione industriale, avrebbe potuto aspirare a divenire imprenditore o, di contro, ad essere inserito nel proletariato, con tutte le conseguenze teoriche e pratiche di questa condizione. Lo stesso padrone avrebbe potuto, anche lui, legittimamente appellarsi o nobile o capitalista.

Invece il grimaldese non conobbe nè conti nè baroni, nè latifondisti nè industriali. Visse sempre un patriarcalismo che vedeva nel capo famiglia tanto il produttore che il potere. E questo anche quando questo archetipo era incarnato da qualche benestante paesano.

In questo contesto locale, il grimaldese si abitua a pensare al necessario, senza legarsi fondamentalmente alla comunità, ma facendo gruppo a sé o ad una limitata cerchia di famiglie. Al posto delle complesse relazioni di classe, a Grimaldi esistevano, in ordine: se stesso, la famiglia, chi era utile alla famiglia. In una prospettiva più generale si collocavano il rione e il paese.

Dunque gli umori del grimaldese partivano dall'amor di sé e finivano nell'amor di patria ossia di paese. Gli odi e gli affetti erano, per questo, fortemente precisi ed andavano dal vicino di casa al paese vicino (si veda il rancore spropositato ed incomprensibile per gli abitanti di Malito).

In quest'ordine di idee il nemico resta tale anche quando si dimentica perfino l'offesa, perchè nella mentalità grimaudise, si odia fortemente così come fortemente si perdona, ma non si dimentica mai.

Il grimaldese verace, u grimaudise, non dice sempre sì o sempre no. Dice o sì o no a seconda di chi e di che cosa si trova davanti e, anche quando se ne pente, non lo dà a vedere.

In tal senso, venne mitizzato il soldato Caruso di Altilia, che degradato per insubordinazione e per sospette simpatie anarchiche, davanti all'esercito schierato e al colonnello che gli strappò le mostrine di tenente dicendogli: "Soldato Caruso, non sei degno di appartenere al glorioso esercito italiano!" rispose senza scomodarsi: "Tanto piacere!!".

Il grimaudise è portato all'esagerazione, all'esasperazione delle situazioni: è uno sproporzionato. Vive con intensità parossistica gli avvenimenti comuni della vita: la nascita, i matrimoni, la famiglia, le partenze, i lutti. Tutto è esageratamente teatrale perchè il grimaldese è un grande attore.

Non avendo conosciuto la magnificenza, il grimaudise magnifica la sua mediocrità fino al ridicolo. Se strimpella uno strumento musicale, si sente un Paganini; se crea una banda musicale, si sente un Toscanini, così come Pirandello se scrive una novella e un Dante quando scimmiotta un verso, tralasciando altri casi che sono puramente umani troppo umani. In tutti gli aspetti creativi è un provinciale, figlio dell'atavico e osannato isolamento. Nelle commemorazioni, nelle prediche religiose, nei comizi politici e simili egli gode la vacuità della retorica.

Ma le continue sofferenze, i patimenti, le angherie del XVII° e XVIII° sec, quelle che crearono e consolidarono la classe dei galantuomini, lo fecero realista, più concreto, storico. Specialmente quando vide trasferire i pochi risparmi, attraverso la vasta pratica dell'usura, in  altri concittadini, insieme alla fine di certe attività produttive basate sui gelseti e il baco da seta, con la recessione della domiciliare attività del filatoio, capì che non poteva fantasticare più. Il grimaldese diventò finalmente realista con l'abbattimento dei gelseti e l'emplementazione di tanti alberi di fichi: povera cosa, specificità di una pura economia di sopravvivenza. Accettò, rabbiosamente, il caporalato che lo spinse a lavorare saltuariamente in zone vicine e, spesso, in Sicilia.

E tuttavia ancora non comprese la lotta sociale, perchè all'eroe, come soggetto collettivo, continuò a contrapporre il  brigante, quale vendicatore dei torti.

Infatti nell'andamento pendolare, da un eccesso ad un altro, portava un grande spirito di rispetto agli amici e non si sottraeva a grandi slanci di generosità.  Dal XVIII° sec. in poi, u grimaudise cominciò a diventare rancoroso, vendicativo, come solo può determinare l'impotenza, in un periodo in cui si verificarono molti e banalissimi litigi che non raramente sfociavano in efferati omicidi.

La diffidenza, un altro aspetto delle sue durature radici contadine, si acuì: il grimaudise dice sì al padrone a denti stretti e, ossequiandolo, sfoga in famiglia tutto il suo rancore.

In conclusione, il grimaudise, che non raramente esprimeva grande acume e capacità di osservazione notevole, non assoggettandosi a una disciplina interiore, non avendo buoni maestri e non volendosi aprire alle grandi esperienze é, ancora, più che un'esistenza importante una presunzione d'esistenza. Così si spiega la frase, tanto abusata, che sta in bocca ai litiganti del momento: "Si nu ciotu presentusu" ossia "Sei un cretino presuntuoso", che esprimeva semplicemente il classico meccanismo di difesa conosciuto come proiezione.

E si potrebbe andare avanti per un pezzo. Poi pensando che parliamo del passato, lasceremo che tali caratteristiche vengano rintracciate nei singoli periodi, nelle particolari situazione, in taluni personaggi, che come fossili, continuano ad essere ancora esempio vivente del grimaudise.

Bisogna non insistere ancora, giacchè il sec. XX°, con quattro rivoluzioni epocali, portò all'estinzione dell' Homo grimaudise.