STORIA SOCIALE DEL COMUNE DI GRIMALDI (1905-1925)
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Capitolo XIV - Lo SOMS del compromesso
Le difficoltà economiche e sociali del periodo bellico e del dopoguerra cementarono la politica interclassista di Terenzio De Cicco, tanto che, verso il '19, la SOMS poteva contare su un'adesione di quasi 400 confratelli e vedere presenti per ogni seduta settimanale non meno di 60 soci. Gli ordini medi che avevano costituito la direzione dei primi tempi, ora lasciavano spazio ai tirapiedi dei galantuomini o agli stessi galantuomini, soci onorari del sodalizio. Del resto la mentalità è ormai diversa, perché diversi sono ormai divenute le fortune economiche.Il potere economico dei galantuomini, proprio perché parassitario, niente ha avuto da guadagnare con la guerra. Al contrario: i contadini, pur attraverso una via disgraziata, hanno allargato la propria comprensione. Chiedono un trattamento diverso, sono stati abituati dalla violenza della guerra e del fronte all'insubordinazione, sono pronti ad emigrare. I prezzi aumentano e gli artigiani si fanno pagare a dovere. Nuove ricchezze giungono dall'America e intere famiglie abbandonano i campi, le case malsane e la prepotenza.
I galantuomini, meno forti e meno ricchi, hanno perciò una sola via di uscita: mantenere la roba e la direzione politica del paese, non più facendo leva in prevalenza sul dominio, ma cercando un consenso mediato dai fatti e dall'ideologia interclassista.
In ciò vengono enormemente aiutati, non tanto da quanto si verifica in questo periodo in Italia, cosa certo concomitante, ma da un tipo di atteggiamento e di mentalità diffusa: quella del "particulare".
Una volta Antonio Pino era stato assistito per solidarietà di classe, ora l'assistenza è tutt'al più clientelare e pecuniaria e ognuno pensa ai casi suoi.
Prima l'ideale poteva convogliare e accendere tante coscienze e tante azioni, ora la concretezza dei problemi del giorno riduceva tutto ad un meschino pragmatismo.
Nei primi del secolo, molti confratelli erano partiti, certamente per guadagnare di più, ma con l'intento di ritornare, battersi e rinnovare una società che li spingeva ad emigrare. Vivevano col mito della piazza da rivedere e da ripulire dai parassiti che vi passeggiavano al vespro. Ora è tutto diverso. Spesso non parte più il capo famiglia. ma tutta la famiglia e il più delle volte senza alcuna intenzione di tornare. Pensano a se stessi, a mettere radici altrove e chiudere col proprio passato paesano. Se tornano non hanno ideali da difendere: comprano o edificano case, acquistano terra, fanno sfoggio di denaro. Sono rozzi, ma con la stessa mentalità dei loro antichi padroni; c'è insomma la corsa all'uguaglianza, quella puzzolente che misura l'uomo con le cose. Il nuovo ricco vuole essere uguale all'antico padrone e contare come lui; il ricco decaduto deve essere uguale a chi potrebbe ritenerlo, in caso contrario, un avanzo sociale.
Lo SOMS di questo periodo è l'organismo politico di questa uguaglianza, sia che i confratelli ne siano coscienti, sia che continuino a farsi illusioni.
Ai vecchi confratelli, pochi, stravolti nelle antiche intenzioni e nell'ardore di una volta, anch'essi sazi della parità che si va dimostrando, si associa ora la maggior parte della popolazione.
L'elenco che segue, suddiviso per mestieri è adeguatamente sufficiente per esaminare la composizione di questo ormai enorme sodalizio. Ecco la maggior parte dei nuovi iscritti:
Lavoratori in proprio:
Albo Giovanni (commerciante), Albo Giacchino (calzolaio), Amantea Gioacchino (commerciante), Albo Achille (calzolaio), Ambrosio Antonio (commerciante), Bennardo Alfonso (falegname), Fontana Giuseppe (sellaio), Ferraro Pasquale (falegname), Falsetti Francesco (calzolaio), Gagliardi Francesco di Giovanni (fabbro), Iacoe Pasquale (sellaio), Iacoe Amedeo (sarto), Malito G. Battista (barbiere), Mauro Pasquale Nani (calzolaio), Pasqua Francesco (stagnino), Pucci Michele (negoziante), Rose Michele (falegname),Silvagni don Benedetto (commercante), Saccomanno Gabriele (calzolaio), Vercillo Raffaele (mugnaio), Fiorino Pasquale (fabbro).
Lavoratori in proprio:
Anselmo Antonio di Francesco (bracciante), Anselmo Giuseppe Giaccaro (mulattiere), Anselmo Angelo (manovale), Albo Amedeo (muratore), Anselmo Giovanni fu Giuseppe Pinnifia (manovale), Albo Giuseppe fu Antonio (muratore), Anselmo Giovanni fu Gaetano (bracciante), Anselmo Serafino (bracciante), Angotti Giuseppe (bracciante). Amantea Pasquale (muratore), Bruno Pasquale Michele (bracciante), Bifano Emilio (manovale), Bruno Agostino (postino a cavallo), Bombino Michele (bracciante). Catulli Enrico (muratore), Colistro Francesco Picecu di Giovanni (manovale), Cincinnato Francesco (bracciante), Cuzzetto Francesco Casello (appaltatore), Castrigiano Matteo (bracciante), Falcone Aurelio (muratore), Falsetto Giovanni (manovale), Funari Luigi Scioscia (muratore), Ferraro Vincenzo (mulattiere), Gallo Francesco (guardia municipale), Giardino Giuseppe (bracciante), Giardullo Giovanni (bracciante), Malito Pasquale (bracciante), Notti Giovanni (manovale), Potestio Francesco (bracciante), Potestio Vincenzo (bracciante), Saccomanno Pietro Ngriglia (muratore), Sdao Amedeo (mulattiere), Stilla Michele (bracciante), Sicolo Francesco Prefetto (bidello), Vetere Giuseppe (muratore), Vetere Fortunato (muratore), Bruno Bossio Francesco (bracciante).
Contadini piccoli proprietari o affittuari:
Anselmo Carlo, Anselmo Francesco, Albo Napoleone, Bennardo Carmine, Benincasa Raffaele, Bossio Serafino, Brescia Vincenzo, Bombino Pasquale, Caria Raffaele, Copelli Francesco, Colistro Francesco, Costantino Vincenzo, Cuzzetto Giuseppe, Caria Antonio, Cuzzetto Pasquale Casello, Colistro Giuseppe, Filice Giuseppe, Fata Luigi, Fata Giuseppe, Guerriero Pietro, Guercio Luigi, Giardino Pasquale, Giordano Raffaele, Iacino Pietro di Giov., Mauro Pietro, Mauro Angelo Pasquale, Maio Antonio, Miniaci Raffaele, Mauro Francesco, Magnone Raffaele, Mantello Giuseppe, Mauro Pasquale, Malito Francesco, Nigro Nicola di Michele, Pagnotta Francesco, Potestio Raffaele, Pietramala Agostino, Rocchetti Saverio fu Vincenzo, Russo Salvatore, Veltri Giovanni, Vecchio Antonio, Veltri Filippo, Vecchio Michele.
Simpatizzanti:
Notti Mario (guardia municipale), Notti Venturangelo (maestro elementare).
Altre categorie, precari:
Amantea Giuseppe, Albo Enrico, Albo Giovanni, Cozzetto Rosario, Converti Luigi, Cozzetto Pietro, Ferraro Antonio fu Francesco, lacoe Antonio Maria, lacoe Francesco, lacoe Alissandro, lacino Giuseppe, lacoe Peppino di Saverio, lacino Francesco, lacucci Alfonso, Maio Francesco (fu Francesco), Maio Francesco (fu Pasquale), Maio Raffaele, Mauro Filippo, Mauro Giuseppe, Nigro Francesco, Niccoli Giuseppe (fu Francesco), Niccoli Pasquale (di Antonio), Notti Pasquale, Notti Michele, Potestio Francesco (di Antonio), Saccomanno Antonio, Veltri Giuseppe.
Tutti questi lavoratori, sono in concreto, lavoratori nuovi; non solo perché è nuovo e più sviluppato il loro ambito così come la loro consistenza, ma perché il loro lavoro è sentito come, certamente una necessità, ma non come una condanna.
Essi vivono ormai sapendo che il conflitto ha chiuso bene o male un'epoca e che, in ogni caso s'è creato più spazio alla loro vitalità e che la loro intraprendenza può anche presentarsi come capacità d'urto con la società. Si sentono in altre parole forti, anche se ben presto, dimostreranno la cecità e l'incapacità di svilupparsi secondo un sano progetto sociale.
Ma, ai loro occhi, ciò che conta è che "possono". Ciò si evidenzia in maniera eclatante in quelli che una volta erano gli strati più poveri e arretrati della cittadinanza. Nessuno di loro è nella condizione di "turreri" o semplice bracciante. Sono tutt'al più contadini che pagano un canone e gestiscono perciò con una certa autonomia la terra dei padroni. Sono ormai usciti dall'isolamento e pronti ad inserirsi nell'artigianato, nel commercio o, come succede molto spesso, da manovali nei lavori pubblici o privati, che quasi frutto della guerra, si vedono incrementare nel paese o nelle vicinanze.
Il contadino di una volta, di fatto non esiste più, man mano che è reso più ampio il commercio e l'artigianato. Molti di essi sono già stati in America o progettano di andarci a breve scadenza. Sono insomma tutti pervasi dallo spirito di cambiamento, dall'idea che in un modo o nell'altro ce l'hanno fatta. Il tipo di emigrazione che si sviluppa in questo periodo è proprio il segno dei tempi. In esso si coglie il magma sociale, pieno di aspirazioni e di risentimento, l'irrazionalità apparente di una crisi il cui svolgimento si mostrerà antiprogressivo e antidemocratico.
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