STORIA SOCIALE DEL COMUNE DI GRIMALDI

(1905-1925)
 

- Raffaele Paolo Saccomanno -

 

 

Capitolo III - La società grimaldese ai primi del novecento

 

Nei primi del 900, Grimaldi era un paese di fatto isolato nel senso più ampio del termine; non solo sul piano degli scambi economici e culturali, ma più prosaicamente nell'ambito delle immediate strutture di comunicazione con i paesi limitrofi. Esisteva una specie di mulattiera sconnessa che collegava, tempo permettendo, alla "murattiana" che congiungeva Rogliano a Cosenza. Per i paesi vicini, Altilia, Maione, Aiello, Lago ed Amantea, esistevano veri e propri sentieri di campagna. Nessuno del resto faceva lunghi viaggi, sprofondato nella meschinità della vita quotidiana. Viaggiavano i "nobili" per il capoluogo, raramente più lontano, mentre si spingevano oltre i loro figli per recarsi alle università e, ovviamente, per alcuni periodi dell'anno. (1)
Il paese era privo di luce, di fognatura, di acqua, solcato da una via disselciata, spesso a gradini, con viottoli laterali bui e stretti intorno a cui le case si stringevano le une alle altre, così come ai tempi delle incursioni saracene. Chi vede una pianta di Grimaldi del 1905, troverà la straordinaria e raccapricciante raffigurazione di un Cristo appeso alla croce.
La più parte delle famiglie, povere e falciate spesso da malattie ed epidemie, viveva in case umide, raccolte al focolare o, in tempi caldi, sui gradini delle scale, pronti, come si diceva, ad "andare a letto con le galline", promiscuamente disseminati sui pochi letti, e da anni abituati ad alzarsi allo spuntar dell'alba per "partire" a raccogliere legna e tutto ciò che era buono per nascondere la fame combattuta come si poteva, per trovare la forza di lavorare la dura e avarissima terra. Questo formicare di gente carica di figli, nonostante la grave mortalità infantile, aveva da sempre come unica aspirazione la mera sopravvivenza, tra gli animali domestici che circolavano liberamente per la casa e per le vie del paese (2). Nella zona del Timpone, l'imprenditore edile don Raffaele Mauro, aveva dato nei primi del secolo, ad alcuni di questi paesani, la possibilità di progettare l'acquisto di una piccola e nuova dimora, costruendo casette ad una o due camere, ma con un prezzo che portava allo stremo decenni di sudori e risparmi. In ogni caso, poche, rispetto alla stragrande maggioranza dei grimaldesi che continuavano ad abitare, in buona parte anche in quelli che sono gli attuali "catoi".
In questi ultimi locali, oggi chiaramente disabitati, erano allora diffuse le varie botteghe degli stagnini, dei falegnami, dei fabbri, dei sellai, delle filatrici e così via; oppure le ingombranti macchine di legno per tessere, nonché i pochi forni a legna. Alcune volte in questi scantinati si apriva un negozio in cui la vendita andava dalla "verderame" al pane di castagna, di lupini ed altro e, nei periodi buoni, con pasta sfusa nei sacchi e con pane "bianco" a vendita limitata e grossi barattoli di sarde salate, spesso davanti all'entrata. Quella di Grimaldi era insomma dal punto di vista popolare, una vita grama, raccolta attorno alla chiesa madre e alla piazzetta dove i galantuomini andavano a passeggiare col bastone col pomo d'argento e l'orologio da tasca ben in vista, riveriti e con la tranquillità degli oziosi.
Un paese dove, a rendere alterna quella miseria di case, si infiltravano, a grappolo, i palazzotti dei benestanti, dagli ampi saloni e spesso con i soffitti di legno, le cornici alle porte e la carta alle pareti, per non dire degli stemmi collocati vistosamente sugli ampi portoni, in pietra locale, dai grandi battenti.
Le donne del popolo passavano buona parte della giornata, quando erano libere da incombenze rurali, a rattoppare, lavorare a maglia, impegnate alla conservazione di qualcosa per l'inverno, lavare al fiume con grosse ceste di "lissia" sulla testa, così come a turno andavano con grossi barili a rifornirsi d'acqua nelle tre fontane pubbliche.
In questa situazione la chiesa era il luogo di riposo e della superstizione, utili alla miseria, luogo pronto, nelle affollatissime novene e feste locali, ad offrire più che il senso dell'eterno, la necessità dello svago, quel magico compiacimento che danno le prediche infuocate e le evocazioni infernali di qualche predicatore fatto venire all'occorrenza. Insomma queste chiese gremite quasi sempre, uomini e donne separati, con il "coro" ormai proprietà dei galantuomini e delle loro confraternite, erano il ricettacolo del dolore e della rassegnazione, spesso confidati al confessore e sublimati nell'ostia e nei gradevoli canti liturgici.
Un paese quindi dalla notte profonda, più profonda di quella notte reale che i temerari illuminavano con la luce dei "tizzoni" per uscire da una miseria ed entrare in un'altra. Notte senza vento, i cui valori erano vincolati al rispetto degli usi e dei costumi tramandati, dall'affannoso e meschino attaccamento alla roba, dalla confidenza con quel tipo di sopraffazione che porta i contadini a soggiacere ai padroni e a superare le repressioni scaricandola su moglie e figli.
Paese comunque che oltre al palazzotto comunale, aveva quello dei Reali Carabinieri, della Reale Pretura e del non meno reale Carcere di smistamento.

NOTE
(1)
Una diligenza impegnava più di 3 ore a percorrere 19 Km, con almeno tre poste

(2)Mortalità a Grimaldi: Anno 1866 morti 79; Anno 1867 morti 109; Anno 1868 morti 103. In totale 291 morti.
 

Distribuiti:                nel '66          nel '67      nel '68       totale
fino ad 1 anno               28                 45            32        105
da 1 a 5                           7                 20            23          50
da 6 a 15                         3                  6               6          15
da 16 a 25                       1                  7               5           13
da 26 a 40                     10                   6            10          26
da 41 a 60                     14                 10            12          36
da 61 a 70                       9                   4              7          20
da71 oltre                       7                  11              8          28

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