STORIA SOCIALE DEL COMUNE DI GRIMALDI

(1905-1925)
 

- Raffaele Paolo Saccomanno -

 

Capitolo VII - Don Enrico Del Vecchio e la vittoria dello Società Operaia.  

 

Questi che seguono sono i nomi degli amministratori che il 10 gennaio 1911 s'insediarono al Comune:
- Albo Achille, fu Francesco, calzolaio
- Albo Nicola, fu Domenico, falegname
- Anselmo don Giovanni di Gaetano, proprietario (opposizione)
- Anselmo Antonio Micarello, contadino
- Anselmo don Giovanni fu Pietrantonio, ass. farmacista
- De Cicco Terenzio, orologiaio
- De Rosa don Amedeo, farmacista
- Giardino Giovanni, negoziante
- Del Vecchio don Enrico, avvocato
- Nigro Francesco, contadino
- Pagliusi don Saverio, benestante
- Rollo Raffaele, cantiniere
- Saccomanno Raffaele Paolo, calzolaio
- Silvagni don Francesco, avvocato
- Tartaro don Francesco fu Gabriele, orologiaio
- Vetere don Raffaele fu Pasquale (opposizione)
- Anselmo don Giovanbattista
- De Rosa don Luigi, notaio (opposizione)
- Iacino Giovanni fu Francesco, calzolaio
- Funari don Francesco (opposizione)
Come è numericamente facile notare, nella lista sono compresi i nomi della minoranza, ma ad onor del vero, durante la gestione amministrativa di don Enrico del Vecchio, sindaco e capo della Società Operaia, non ci fu mai alcuna voce di dissenso interna, ma il più delle volte i vari provvedimenti vennero votati per acclamazione. E' evidente anche come buona parte della lista è composta da galantuomini. La loro presenza si spiega alquanto variamente. La ragione principale era che odiavano visceralmente quello che definivano "il partito" degli Amantea: sapevano perciò che l'unica forza organizzata su cui poggiava questa loro rivalsa era la Società Operaia, alla quale in ogni caso non erano iscritti. L'altra ragione, pure consistente, era dovuta al fatto che ognuno di loro subiva il fascino di Don Enrico Del Vecchio, "uomo di sincere convinzioni democratiche", pronto per a lottare e a pagare in prima persona; "uomo nuovo" in tutto quel malcostume, in quell'apatia, in quell'atavica miseria; uomo che suscitava potenti passioni e molte speranze e in cui il popolo di Grimaldi, stanco di antiche vessazioni, si riconosceva sempre più dichiaratamente.
I galantuomini di questa lista erano insomma condizionati dal clima di lotta che ormai la Società Operaia aveva determinato nel paese. Cito uno dei tanti episodi per fare capire la situazione: spesso don Enrico Del Vecchio si recava a parlare, discutere, elaborare "piani di lotta" in una farmacia, prossima alla piazzetta del paese, non molto distante dal palazzotto di don Luigi il quale per l'appunto sguiglianzava, per pedinare ed ascoltare, i suoi scagnozzi. Le discussioni il più delle volte duravano fino a notte fonda trasferendosi nella vicina casa di don Giovanni Anselmo fu Pietrantonio, assistente della farmacia e intimissimo di don Enrico. Erano periodi in cui don Enrico con varie lettere anonime veniva minacciato di morte; cosa non solo possibile ma facile, data la totale oscurità in cui a sera piombava il paese. Ebbene, alle prime ombre, due confratelli piantonavano la farmacia e, in ferma attesa, aspettavano don Enrico per scortarlo fino a casa. Un clima appunto che rese più splendida la conquista del comune nel nome della Società Operaia, divenuta appunto una forza politica e sociale.
La Società Operaia, della cui vita interna e organizzativa vedremo nei capitoli successivi, accolse la vittoria come l'estendersi del suo dominio sulla Società grimaldese. Divenne in poco tempo l'unico e più forte partito esistente. In breve legò alle sue sorti buona parte dell'intellettualità del luogo (vale a dire galantuomini, che altrimenti restavano tagliati fuori da ogni pubblica considerazione) e li usò per legittimare il proprio "dominio". E' chiaro come a lungo andare, tale intellettualità d'acquisto avrebbe potuto costituire un grave pericolo, ma al momento, tenuto presente la base culturale estremamente bassa dei confratelli, così come l'esigenza di affrontare pratiche burocratiche e simili, l'affiancamento di questi galantuomini alla Società Operaia fu necessario e fu una vittoria.
A questi galantuomini del resto apparteneva, per nascita e per posizione socio-economica, il "capo" della Società Operaia: don Enrico Del Vecchio, sebbene sia evidente che, tanto per intenzione, che per operosità il paragone sia improponibile. Egli fu per scelta di vita e di mente, il "capo" della povera gente, riferimento per quella enorme massa di grimaldesi emigrati, i quali in anni appena precedenti avevano subito non solo il dolore della partenza, ma le angherie degli sciammergari. Don Enrico Del Vecchio denunciò infatti pubblicamente nelle sedute della Società Operaia i vari episodi in cui un potente galantuomo, con l'altisonante titolo di cavaliere, aveva profittato essendo amico di banchieri cosentini, tanto dei prestiti agli operai in partenza, che nella trasformazione in titoli dei dollari (acquistati a prezzo di convenienza) che giungevano dal lavoro da terre lontane.
Don Enrico Del Vecchio fu ovviamente eletto sindaco e ben presto per cultura, probità, capacità amministrativa e correttezza democratica si dimostrò l'unico amministratore di alto livello che dall'inizio del secolo a tutt'oggi ebbe Grimaldi. Ho già citato a proposito l'alta considerazione professionale e politica che di lui ebbe il socialista Pietro Mancini, ma credo che quello che dimostrò ampiamente il suo valore fu l'affetto continuo che gli tributò il popolo di Grimaldi.
Il programma della nuova amministrazione venne a specificarsi subito nei fatti, preannunciato nella prima seduta consiliare.

Il paese doveva necessariamente essere fornito d'una rete di fognatura e di acqua potabile, fattori evidenti delle periodiche epidemie, della mortalità specialmente infantile, che da anni ciclicamente si abbatteva sulla cittadinanza.
Dovevano essere rafforzati e massificati il controllo e l’assistenza sanitaria, con l’estensione della condotta medica da poco affidata al dott. Milano di Scigliano.

In questo contesto don Enrico richiamò in causa l’operato di un noto medico da lui pubblicamente definito "il cavaliere della morte". Costui aveva volutamente tralasciato il suo compito di medico condotto, esercitandolo gratuitamente per un paio di anni. Per questo aveva ricevuto vari encomi. Don Enrico Del Vecchio rese trasparente il senso di tanto impegno. Innanzi tutto chiarì che, rinunciando a fare il medico condotto, costui colpiva direttamente la povera gente e non certo i galantuomini, che il medico avevano in casa; evidenziò che esercitava solo sulla carta gratuitamente la sua opera, se è vero che è tradizione ricevere sotto forma di regalie quanto per lui diventava superfluo, mentre gli altri lo toglievano alla fame dei loro figli. Ma la cosa che denunciò apertamente è che il medico galantuomo era stato uno strumento per le sorti amministrative e politiche; era stato il medico del partito degli Amantea, mentre gli avversari nemmeno lo chiamavano avendo perfino timore di essere "mal curati" (ecco perché definito "il cavaliere della morte").
Continuando nella enunciazione del programma, il sindaco affermò che tutte le opere pubbliche dovevano essere non solo opere sulla carta, così come era stato per le precedenti amministrazioni, ma realtà, a cominciare dalla viabilità esterna ed interna, all'edificio scolastico, la cui realizzazione era anche volontà di dare a tutti la capacità di apprendere e farsi rispettare Creò in questo senso anche scuole di campagna (e qui fu sottolineato come la vecchia amministrazione rifiutasse di "impiantare" la scuola rurale San Lorenzo – Cancello).
Di pari passo andava il risanamento dell'abitato e l'affidamento dei pubblici servizi a persone capaci e responsabili. Per colpire il privilegio e l'arbitrio, che aveva portato i galantuomini a fare e a disfare atti in funzione dei propri interessi, l'amministratore prometteva l'estensione a tutti i cittadini dei regolamenti locali, che perciò dovevano avere una "scrupolosa e completa esecuzione". L'ossequio della legge, così vistosamente sottolineato da don Enrico Del Vecchio, voleva perciò rappresentare l'ormai raggiunta uguaglianza di tutti e quindi essere un poderoso strumento di politica antifeudale ed egualitaria: chi sbaglia, chiunque sia, deve soggiacere alle pene previste dalla legge, senza alcuna protezione e sotterfugio (ed è qui evidente la dichiarazione di guerra alla prepotenza sempre impunita dei galantuomini).
Contemporaneamente a queste misure, ad una politica di rigida economia sarebbe stata associata una politica di sgravio fiscale nei confronti delle famiglie più disagiate.
Il programma della Società Operaia, come è facile constatare, non era in conclusione niente di eccezionale, giacché sarebbe stato ben realizzabile da una politica padronale meno gretta e più intelligente Ma proprio questa grettezza perdurante da anni nel paese di Grimaldi, faceva del programma esposto un impegno fortemente innovatore e progressivo. Significava in primo luogo essere "capaci" più del potere sciammergaro. Perciò, questo programma minimo fu la massima sfida che poteva lanciare la Società Operaia per bocca del suo Sindaco. E' chiaro comunque che questa enunciazione sarebbe stata di pura marca sciammergara se non fossero seguiti i fatti, e i fatti vennero ben presto.
Fino al 31 ottobre 1914, data in cui si dimise, Enrico Del Vecchio fece conoscere al paese un attivismo incredibile, coinvolgendo spesso anche le amministrazioni dei paesi vicini.
Il programma annunciato venne portato avanti gradualmente, ma senza interruzioni. Furono rispolverati tutti i progetti, che erano stati approvati dai vecchi amministratori per gettare fumo negli occhi,  profumatamente pagati e, come disse don Enrico in consiglio, "dimenticati negli archivi". Nuove pratiche e progetti vennero inoltrati, mentre i confratelli della Società Operaia autogestivano un progetto minimo di approvvigionamento idrico e di difesa igienica. Vennero con questo stesso spirito, migliorate largamente le condizioni della viabilità e tra l' altro, insieme agli altri comuni sollecitati venne riproposta la costruzione della statale 62 bis, che, come fece mettere a verbale di seduta don Enrico, "non poté avvenire per inerzia e colpe di uomini e funesti intrighi che poterono prevalere fino a quanto le ragioni della verità e della giustizia non ebbero a trionfare". Analogamente ci si interessò dell’edificio scolastico.
E' evidente che la realizzazione di queste opere non era certo a discrezione dell'amministrazione, poiché non solo occorreva il nulla osta ed il contributo dello stato, ma la ricerca di ditte o cooperative in grado di portare a compimento quanto veniva approvato. L'amministrazione a questo proposito fece tutto quello che era consentito Non mancò mai di sollecitare e interessare gli organi amministrativi superiori. Tale spirito non solo è evidenziato dalla documentazione comunale, ma dal fatto che tutto quello che l'amministrazione poté compiere senza ostacoli lo fece subito e prontamente.
I servizi pubblici ebbero una regolarità e una maggiore responsabilizzazione. Fu tra l’altro nominato un portalettere rurale. I servizi di spazzatura vennero dati a cottimo e sorvegliati. L'illuminazione a petrolio potenziata. Furono iniziati lavori di rimboschimento Furono istituite, come programmato, scuole rurali che ebbero presto un rilevante numero di allievi. Fu sistemato il cimitero con nuove cripte e una migliore manutenzione. Venne assicurata l'assistenza ai poveri con l' attribuzione gratuita di medicine e, in alcuni casi, con il pagamento della cassa del morto. Si cercò in parte di sistemare gli animali in porcili pubblici distanti dall’abitato. Venne data, per asta, la gestione dell’esattoria, antico feudo e fonte di guadagno di alcune famiglie di galantuomini (il fratello di don Enrico compreso, del partito degli Amantea e suo acerrimo nemico). Venne difeso a più riprese il fondo silano, da cui si cercò di ottenere miglior reddito, portando l’interessamento in parlamento col contributo dell'on. Fera del collegio di Rogliano. Si deliberò contro l'usurpazione di terre demaniali e la tassazione a ciò relativa.
Affiancato a tale attivismo, si creò una serie di commissioni per un più democratico funzionamento dell'amministrazione: commissione edilizia, commissione scolastica, commissione per reclami sulle tasse focatico e sul bestiame.
A tutti insomma apparve chiaro che si respirava aria nuova.

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