La rinascita di una piccola vita
(racconto)
Quando i miei genitori si conobbero fu un colpo di fulmine. La mamma era nera, il papà bianco, ma questa differenza non impedì loro di amarsi follemente.
Si incontrarono per strada nel mese di febbraio mentre ognuno passeggiava per conto proprio. La mamma era bella, alta, magra, elegante, con il naso un po' lungo, ma ben fatto. Il papà era alto e robusto, occhi chiari e profondi. La loro storia d’amore nacque quasi per caso.
La mamma quel giorno stava poco bene e per un attimo si sentì svenire. E’ stato proprio quell’attimo il momento fondamentale della mia esistenza perchè grazie a quel malore si sono conosciuti. Il papà le andò incontro per sostenerla offrendole il suo aiuto e la mamma accettò incondizionatamente. Così, in breve tempo, si conobbero tanto quanto bastava per iniziare la loro storia d’amore. Fu breve, però intensa, passionale, di un amore folle, disinibito. Il mio dispiacere più grande è che finì velocemente così come velocemente era iniziata. Non si videro mai più, ognuno prese la sua strada e non riuscirono più ad incontrarsi.
Ma non fu tutto vano: mamma un giorno si accorse di essere incinta. Ebbene sì, aspettava me e non solo. Quell’ amore così sfuggente le aveva lasciato due ricordi di cui uno ero io. La mamma era felice, ma sola. In breve tempo sono nata, non vedevo nulla: sentivo l’amore di mia madre e la vicinanza di mio fratello. Ero felice di vivere e di giocare, non capivo le difficoltà di mia madre e non immaginavo quello che mi riservava il destino. Somigliavo molto a mamma, mentre mio fratello era tutto mio padre. Insomma eravamo diversi, io nera, mio fratello quasi bianco.
Dopo un mese di vita dalla nostra nascita, la mamma comprese che era importante per me e per mio fratello conoscere nostro padre e soprattutto era doveroso metterlo al corrente del lieto evento. Così la mamma cercò papà ma fu tutto inutile. La notizia della sua prematura morte giunse come un uragano che distrusse ogni entusiasmo ed ogni sogno che la mamma aveva fatto su di noi.
Io e mio fratello crescevamo uniti, giocavamo tanto e la mamma era sempre con noi ad accudirci. Quel giorno era soleggiato, faceva caldo, gli uccellini cantavano (io adoro ascoltare il loro cinguettio, mi fa impazzire) e la mamma decise di farci fare una passeggiata, tutti e tre insieme. Correvamo, scherzavamo, ci abbracciavamo e baciavamo, ma qualcosa di irreparabile accadde. La palla, con la quale giocavamo, balzò dall’altra parte della strada, la mamma attraversò per prenderla ed io e mio fratello la guardavamo sorridere mentre veniva verso di noi a riportarcela. Ma ecco, un’auto ad alta velocità si catapultò in curva e la mamma fu investita: la palla volò via, e mentre si allontanava anche l’anima della mia cara mamma se ne andava. Io e mio fratello gridammo, chiedemmo aiuto ma tutto ormai era invano. La mamma ci aveva lasciato in una giornata di sole, col cantar degli uccelli e dinanzi agli occhi amorevoli dei suoi figli. Fu terribile.
Io e mio fratello scappammo, non avevamo nessuno e la paura di essere divisi era tanta. Eravamo soli e piccoli. Soffrimmo la fame, il freddo e pensavamo sempre alla mamma e alle cose che ci aveva insegnato. Mio fratello quando mi guardava piangeva perchè diceva che in me vedeva la mamma. Infatti io le somiglio tanto. Avrei voluto aiutarlo ma non riuscivo neanche ad aiutare me stessa. Cosa dovevo fare? Bisognava sopravvivere, mangiavamo quello che trovavamo e la notte faceva freddo. Ci riparavamo al meglio, dormivamo stretti stretti per riscaldarci; ed i pericoli erano tanti. Ero dimagrita molto e mio fratello più di me.
Una mattina mi svegliai e lui dormiva tra le mie braccia. Pensai di lasciarlo riposare così andai a cercare del cibo per fargli una sorpresa al suo risveglio. Quella mattina fui fortunata perchè trovai una busta, da qualcuno dimenticata, piena di cibo. C’era di tutto: latte, carne, prosciutto, salame, pane. Ero contenta e corsi da mio fratello per rendere felice anche lui. Ma dov’era? Si era svegliato e forse era andato anche lui a cercare del cibo per farmi una sorpresa, proprio come avevo fatto io?
Mi guardai intorno per cercarlo, ma non c’era. Allora decisi di mettermi in un angolino e di aspettarlo per dividere con lui tutto quel buon cibo. Aspettai a lungo, giunse la sera e lui non tornò. Mangiai qualcosa, ma stavo male. Ero impaurita, non volevo perdere mio fratello, era l’unica cosa che mi era rimasta. Allora cominciai a cercarlo, gridavo il suo nome, nessuno mi rispondeva. Pensai che si era perso o peggio che gli era accaduto qualcosa di brutto. Non era possibile che questo succedeva proprio a me che ne avevo già passate tante.
Giunse l’alba e la situazione non cambiò, ormai tremavo al solo pensiero della sua morte, di non poterlo più rivedere, di non poterlo più abbracciare. Avevo solo lui e non avrei accettato una tale perdita. Mi rimisi a cercarlo disperatamente, camminai tantissimo, sotto la pioggia, sotto il sole. I giorni trascorsero, ma non lo trovai. Per consolarmi cercai di pensare che lo aveva preso qualcuno buono, che adesso era al caldo, circondato d’affetto e che non gli mancava nulla. Saperlo felice mi aiutava a sopravvivere.
Ormai vivevo di stenti, spesso non riuscivo neanche a camminare a causa della fame. Ancora ero troppo piccola per farcela da sola, la mia vita non sarebbe potuta continuare a lungo. Quando mi addormentavo sognavo la mamma e i giochi che facevo con mio fratello. Al risveglio prendevo coscienza della realtà e sobbalzavo spaventata. Capii che la vita era davvero difficile, ormai per me non sarebbe più esistito né il gioco né il sorriso. Era questa idea strana che mi faceva andare avanti: la possibilità di morire per far cessare le mie sofferenze e ritrovare l’affetto di mamma e papà. Ma poi pensavo a mio fratello e mi chiedevo: è già con loro? Non è possibile, non posso credere questo, lui meritava una vita lunga e felice. Così cominciai a camminare come in cerca di qualcosa, non so di cosa, non so se della speranza della vita o della speranza della morte. Ormai ero pronta a tutto, il mio era un girovagare senza meta. In fondo cercavo aiuto. La mia giovanissima età mi spingeva a sognare, anche se a brevi tratti. Volevo essere felice e avere un po' di amore, tutto qui.
Una sera stavo male, avevo mal di pancia, forse un infezione. Vidi un garage socchiuso e mi riparai dentro. Il dolore era forte, e la testa girava tanto. Tremavo dal freddo e la cosa più brutta era la mia solitudine. Mi misi in un angolino e aspettai, non so cosa. Mi addormentai o forse svenni. L’indomani al mio risveglio vidi tutto buio, qualcuno aveva chiuso bene il garage non accorgendosi della mia presenza. Cominciai a cercare acqua, avevo tanta sete e fame ovviamente.
Trascorsi molto tempo chiusa lì dentro, non so quanto, forse qualche giorno. Stetti al buio, senza acqua né cibo. Ormai capii che per me era finita. Il mio istinto mi spinse a chiedere aiuto, gridavo, la voce era l’unica cosa che mi era rimasta. Qualcosa accadde. Qualcuno sentì le mie urla e venne a vedere. Aprì il garage, fuori era buio, io mi spaventai e mi nascosi dietro alcune tavole di ferro. Erano in due, un uomo e una donna. La voce di lei mi piaceva tanto, era dolce e sensibile, mentre lui un po' burbero e seccato della situazione. Fu lui a vedermi per primo, io lo guardai negli occhi e capii che non mi voleva. Infatti cercò di cacciarmi fuori, ma io fui furba salii le scale che portavano su un terrazzo. Quei gradini ancora li ricordo: erano alti e difficili da fare, ma io, nonostante il mio esile corpo, riuscii a scappare.
A questo punto intervenne la donna che salì le scale e pronunciò: "adesso ci penso io". Ci guardammo, si abbassò verso di me e mi disse: "vieni da me". Io non ebbi più paura di niente, mi avvicinai a lei e mi feci prendere in braccio. Mi portarono a casa loro, finalmente ebbi acqua e cibo a volontà e un letto caldo per la notte. Lei mi accarezzava tanto, era proprio bella come la mamma. Lei mi voleva ed io ero pronta a ricominciare, per la prima volta, a sognare. Lui non era tanto felice della mia presenza, ma dopo qualche giorno mi prese in braccio, sentì il mio tremore ed il mio immenso bisogno d’amore e così anche lui decise di non abbandonarmi. Da quel giorno sono stata adottata da una mamma e da un papà veramente speciali, l’amore che mi danno è immenso ed io vivo per loro ed allevio le loro sofferenze. Adesso ho capito il senso della mia vita e spero che mio fratello sia felice proprio come me.
Dimenticavo, il nome datomi dai miei nuovi genitori è Minnie e sono una gattina nera, alta, magra, elegante e con il naso un po' lungo ma ben fatto, proprio come mia madre naturale. Sono pronta a dare tanto amore e calore perchè la sofferenza che ho vissuto non la dimenticherò mai e l’adozione ha salvato la mia vita ma anche la vita di chi ha avuto il coraggio di prendermi e di tenermi con loro.
Domenica 14 Ottobre 2007